Cristiana Verardo: la bellezza del tempo

Morbida, leggera, di seta che coccola i ricordi, di spine che feriscono di nostalgie. Torna la cantautrice Cristiana Verardo, torna con nuovo singolo di una bellezza che somiglia ad una delicata didascalia del tempo passato… una canzone che si fa piccola di parole poggiate con gusto e sensibilità dentro una melodia che non ci sta a correre verso il futuro e non si consuma certamente nel tutto e subito. Anzi “Il tuo nome” sembra proprio una bella canzone che si lascia scoprire ad ogni ascolto, che ha quella ricchezza dei bauli vecchi della soffitta. Noi cerchiamo sempre le piccole cose dentro le canzoni e questa nuova scrittura di Cristiana Verardo è un piccola isola felice. Le nostalgie poi sono sempre salvifiche… a loro modo s’intenda…

Noi parliamo spesso di bellezza… la mettiamo in mostra in tutta la sua forma. Ma quando parliamo d’arte ci piace andare oltre e non parlare solo della bellezza estetica. Anzi… per Cristiana Verardo dunque cos’è la bellezza?
La bellezza credo sia e e stia in qualsiasi cosa ci faccia sorridere spontaneamente.

Che poi in realtà questa nuova bellissima canzone scivola dentro i ricordi… e se vuoi sono questi manifestazioni estetiche di emozioni che abbiamo nella memoria. Non trovi?
I ricordi sono un tempo e uno spazio dolcissimo in cui ci si può fare male, ma da cui ci si può far cullare. In molti demonizzano la nostalgia, questo pensare sopra le cose andate, addosso agli eventi che ci hanno fatto diventare quel che siamo ora. La nostalgia è un balsamo, il nostro modo per cucire insieme passato, presente e futuro. Questo brano è doloroso, ma necessario, nella misura in cui mi ha aiutata a rimettere in ordine i fatti, i sentimenti, i ricordi.

Estetica ed emozioni… secondo te quanto l’una condiziona l’altra?
io vivo il mio spazio di mondo guidata dalle emozioni e da una serie di valori che, chiaramente, si evolvono, ma hanno radici forti. L’attenzione agli altri, a se stessi, la pazienza di capirsi, di non essere quel che gli altri vorrebbero che noi fossimo, il lavoro lento che dobbiamo fare ogni giorno per poter decifrare quel che siamo, l’anima che portiamo dentro, che per difendersi dalle scorrettezze spesso si barrica al nostro interno e dobbiamo operare quasi chirurgicamente per poter capire cosa vuole dirci, dove vorrebbe portarci. L’estetica molto spesso si allontana dall’anima delle cose.

Suggestivo anche questo video di lancio… un video reale? Per davvero c’è stata quella festa che vediamo? Riguarda la tua famiglia?
Si, era la festa di matrimonio dei miei genitori poco prima di sposarsi, il 9 Luglio 1990.

A chiudere: secondo te, in questo futuro in cui la storia cessa di esistere, quanto è importante la memoria? Leggo questo brano, tra le righe, anche come un manifesto sociale in questo senso…
Il passato e i ricordi sono un territorio che ha bisogno di essere esplorato più e più volte, lì ci troviamo le sementi di quel che siamo ora. La mia canzone è proprio quello, è uno sguardo attento su qualcosa. Questo brano è un nuovo passo verso la me più nascosta, quella che però è autentica, reale, e che non è più vulnerabile, come ci insegnano a pensare, ma è quella più saggia.