Crudelia: sympathy for the de Vil

Con una macchina da presa che rimane difficilmente ferma e un tragico evento dietro l’angolo dal retrogusto horror, apre all’insegna del movimento Crudelia, che, mirato a raccontare gli esordi ribelli della storica villain de La carica dei 101, vede tra i produttori esecutivi proprio la Glenn Close che la interpretò nel dittico live action derivato negli anni Novanta dal classico della celluloide d’animazione targato Disney.

La Glenn Close che cede in questo caso il posto alla vincitrice del premio Oscar Emma Stone, calata, appunto, nei panni della giovane truffatrice Estella che abbiamo imparato a conoscere come Crudelia de Vil, o De Mon, secondo i vecchi doppiaggi italiani.

Truffatrice che il valido cineasta australiano Craig Gillespie – autore, tra gli altri, di Fright night – Il vampiro della porta accanto e Tonya – immerge nella Londra punk rock degli anni Settanta per trasformarla dalla celebre cattiva che sappiamo in autentica antieroina intelligente, creativa e determinata a farsi un nome grazie alle sue creazioni.

Un’antieroina affiancata dai ladruncoli Jasper e Horace, ovvero Joel Fry e Paul Walter Hauser, insieme ai quali costituisce una sorta di famiglia di freak bravi a rubare di tutto che sembrano quasi tre reietti creati dal trash master John Waters e destinati ad irrompere nell’universo borghese della terribilmente raffinata e incredibilmente chic Baronessa von Hellman, leggenda della moda convinta che la gratitudine sia roba per perdenti.

Leggenda della moda cui concede anima e corpo un’immensa Emma Thompson in un certo senso in aria de Il diavolo veste Prada nel duettare magnificamente con una brava Stone che, attirata la sua attenzione. le tiene tranquillamente testa.   

Man mano che, non privo di un retrogusto da heist movie, Crudelia spazia da una festa guastata con tanto di coinvolgimento di animali sulle note di Livin’ thing degli Electric Light Orchestra ai titoli di coda accompagnati da Sympathy for the devil dei Rolling Stones, sfoderando una ricchissima colonna sonora comprendente nel mucchio I gotcha di Joe Tex, Time of the Season degli Zombies e Should I stay or should I go dei Clash.

Una ricca colonna sonora che, non priva neppure di Blondie, Ike & Tina Turner e Queen, rischia in un primo momento di risultare eccessivamente invadente, per poi rivelarsi uno degli ingredienti fondamentali alla concretizzazione del buon ritmo al servizio delle oltre due ore e dieci di visione.

Una visione che, con un Mark Strong impegnato prevalentemente a recitare attraverso gli sguardi nel ruolo di John the Valet e un John McCrea cui viene affidata l’ormai immancabile (e non indispensabile) quota omo nel personaggio dell’esperto di moda Artie, riserva almeno un paio di colpi di scena una volta superata la sua metà.

Mentre Estella abbraccia sempre di più il proprio lato malvagio in una lussuosa produzione che, sebbene sfoderata dalla major di Zio Walt, non solo evita di scindere banalmente in buoni e cattivi le figure tirate in ballo, ma ricorre anche a situazioni non proprio adatte al pubblico dei bambini come quella dell’incendio del magazzino.

Tanto da lasciarci pensare che non avrebbe sfigurato neppure Tim Burton al timone di regia di Crudelia, favola nera veloce, tecnicamente ineccepibile, più che sufficientemente divertente e, di certo, non rientrante tra le meno riuscite operazioni disneyane in carne e ossa del terzo millennio.

 

 

Francesco Lomuscio