Cruel Peter: l’Italia trema

C’è un motivo preciso legato al fatto che, una volta superati i titoli di testa, Cruel Peter – disponibile in esclusiva su Rai Play a partire dal 21 Maggio 2021 – ci porti nella Messina del 24 Dicembre del 1908.

Si tratta di una data di pochissimo precedente al disastroso terremoto che distrusse la città siciliana, dove facciamo conoscenza con il tredicenne Peter suggerito dal titolo, che, viziato e prepotente unico erede di una ricchissima famiglia di commercianti inglesi, manifesta i connotati di Aran Bevan.

Il Peter che non esita a commettere atroci crudeltà nei confronti degli animali, della servitù e dei bambini che frequentano la sua casa; fino al giorno in cui, deciso a fargliela pagare, Alfredo alias Christian Roberto, figlio del giardiniere, arriva a catturarlo per nasconderlo in un luogo inaccessibile.

Prima che l’ambientazione della oltre ora e mezza di visione si sposti a centoundici anni più tardi, con l’archeologo britannico Norman Nash e la figlia adolescente Liz che, interpretati da Henry Douthwaite e Zoe Nochi, giungono sul posto in quanto lui deve valutare il restauro dello storico Cimitero inglese sito all’interno di quello monumentale. Ed è qui che viene rinvenuta una lapide riguardante proprio la scomparsa di Peter, mettendo l’uomo sulle tracce dell’antico, sconvolgente mistero destinato a rivelarsi l’elemento scatenante dell’orrore al centro dell’operazione, diretta a quattro mani da Christian Bisceglia e Ascanio Malgarini.

Registi che, come nel loro precedente Fairytale, che tirava in ballo addirittura fatti legati all’era fascista, allacciano quindi un racconto per immagini dell’orrore ad un reale tragico evento consumatosi in territorio italiano.

E, sfruttando una efficace colonna sonora di Luca Balboni che richiama in un certo senso alla memoria le inquietanti note di quella che fu al servizio del televisivo It d’inizio anni Novanta, lo fanno guardando chiaramente alle ghost story cinematografiche americane di questo inizio terzo millennio, compresi determinati film di di Guillermo del Toro.

Ma non solo, in quanto, immersi nelle cupe atmosfere al servizio del lento incedere tempestato di immancabili jump scare, se da un lato non ci risulta difficile avvertire più o meno vaghe influenze provenienti dal cosiddetto J-Horror, ovvero il cinema dell’orrore giapponese, dall’altro è quasi impossibile non pensare a classici nostrani del calibro di Profondo rosso di Dario Argento o La casa dalle finestre che ridono nel momento in cui abbiamo un’escursione all’interno della villa.

Quindi, con una fase finale dagli echi quasi zombeschi destinata a rappresentare la porzione dell’insieme in cui viene concesso maggiore spazio al poco di spettacolarità concesso dalla tipologia di non altissima produzione, Cruel Peter è sintetizzabile, in fin dei conti, come un buon esercizio di stile dal look internazionale che, pur latitando in originalità, rientra senza alcun dubbio tra i pochi elaborati tricolori in fotogrammi in possesso dei requisiti necessari per competere con i più ricchi mercati esteri della Settima arte di genere.

 

 

Francesco Lomuscio