La Fondazione “L’Uomo e il Pellicano” ETS, fondata nel maggio 2023 da Alberto Guglielmi Manzoni, continua a portare avanti il messaggio etico del Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer. Con sede a Sanremo e operativa a livello nazionale, la fondazione si dedica a coniugare cultura e filantropia, promuovendo la riflessione e l’azione concreta per il bene comune e l’etica del “rispetto per la vita”.

Sabato 9 maggio, l’ex Chiesa anglicana ospiterà un evento musicale benefico con il duo composto da Vitaliano Gallo e Cristina Noris. L’evento, che include letture di poesie, sostiene AISLA per aiutare le famiglie di malati di SLA. Questa iniziativa rappresenta l’unione ideale tra arte e beneficenza, sottolineando l’importanza della cultura nel promuovere il bene comune.

INTERVISTA AD ALBERTO GUGLIELMI MANZONI

Signor Guglielmi Manzoni, potrebbe raccontarci quali sono stati i motivi che l’hanno spinta a fondare la Fondazione “L’Uomo e il Pellicano ETS” e come il messaggio di Albert Schweitzer ha influenzato la sua visione?

La Fondazione l’Uomo e il Pellicano è nata nel maggio del 2023 e, quindi, in questo mese festeggia i suoi primi 3 anni di vita. Avevo in animo di creare questa fondazione già da molti anni e alcune dolorose vicende famigliari ne hanno, per corsi dire, accelerato il percorso di attuazione. Toccando con mano certe situazioni, si guarda poi alla Vita con occhi e con animo diversi, si rivede la scala delle priorità e si sviluppa un senso di gratitudine per i talenti e i doni ricevuti o, comunque, per tutto ciò che di positivo si ha a disposizione. Ha sede a Sanremo, ha realizzato diversi eventi nel Ponente ligure e dal novembre 2024 si è affacciata anche su Milano. Questo ente del Terzo Settore nasce nel ricordo di una grande figura del Novecento, l’alsaziano Albert Schweitzer (1875-1965) al cui messaggio etico idealmente si ispira. Schweitzer è stato un uomo di pensiero e un uomo di azione, un uomo che ha coltivato molti interessi e si è occupato di tante cose nell’arco di una lunga esistenza durata 90 anni: pastore e teologo protestante, musicologo e organista (interprete di Bach), studioso di letteratura tedesca e di religioni orientali, medico-missionario in Africa, più precisamente nel Gabon, dove ha fondato un lebbrosario. Nel 1953 gli è stato conferito il premio Nobel per la Pace, valido retrospettivamente per l’anno precedente. Negli anni Cinquanta e Sessanta, in piena Guerra Fredda, ha messo in guardia i contemporanei – tramite scritti, conferenze e appelli radiofonici – dai rischi e dai pericoli di una guerra atomica tra superpotenze dalle conseguenze catastrofiche inimmaginabili. Sono passati decenni e tuttavia i suoi discorsi sono ancora drammaticamente validi e attuali. Egli sosteneva che il progresso scientifico e tecnologico non è vero progresso se non è accompagnato da uno sviluppo morale, e dal riconoscimento di quel principio cardine della sua filosofia che è il principio del ‘rispetto per la vita’. Schweitzer era noto, infatti, per la sua ‘etica del rispetto per la vita’ da lui applicata nella cura dei lebbrosi in Africa e poi estesa alla tutela degli animali e delle piante. Nei primi decenni del Novecento la sua voce si è segnalata come quella di chi ha esteso l’ambito etico proprio anche alla salvaguardia del mondo non umano e non prodotto dall’uomo, ambiente compreso. 

Durante gli eventi culturali e filantropici organizzati dalla Fondazione, quali sono stati i riscontri più significativi che avete ricevuto da parte del pubblico e dei partecipanti?

Molto lentamente e con fatica si sta formando un gruppo di sostenitori e di simpatizzanti, di persone che seguono gli eventi che la fondazione organizza nel Ponente ligure e a Milano. Ovviamente, agli inizi il percorso è molto impegnativo e ci possono essere eventi più partecipati, altri meno, ma coloro che vi partecipano apprezzano solitamente la qualità dei relatori o protagonisti, la scelta degli argomenti proposti e la cura nell’organizzazione degli eventi stessi. Ogni appuntamento è stato bello ed emozionante.

In che modo la presentazione del libro “La tela dell’anima” si inserisce negli obiettivi della Fondazione e quale messaggio spera che i lettori possano trarre da questo romanzo

L’evento di giovedì 7 maggio si inserisce nel filone culturale. Si tratta della presentazione di un libro che fa parte della rassegna ‘Sguardi dentro e fuori di noi’, rassegna creata proprio dalla Fondazione l’Uomo e il Pellicano e che ha visto una serie di incontri presso la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera. Il libro scritto da Donatella Lauria è un romanzo introspettivo che invita proprio a guardarsi dentro, è un viaggio interiore prima che fisico, la scoperta di sé. Nel protagonista, come in ognuno di noi, convivono due nature in cerca di conciliazione: una impulsiva e passionale, che asseconda il richiamo dei godimenti del mondo, l’altra riflessiva, spirituale e che vede nell’arte una tensione verso l’alto. È compito di ognuno di noi imparare a far convivere queste due nature.

L’evento musicale benefico del 9 maggio sostiene una causa importante. Cosa significa per Lei la combinazione di arte e beneficenza e come vede il ruolo della cultura nel promuovere il bene comune?

È fondamentale il ruolo della cultura nel promuovere il bene comune e, secondo me, la combinazione di parole, musica e solidarietà è sempre una combinazione positiva. L’evento di sabato 9 maggio si intitola ‘Con la musica si può’. Cosa vuole significare questo titolo? Si domanderà qualcuno. La musica non fa miracoli intesi come guarigione, ma possiamo dire che la musica come la poesia, la riflessione filosofica e l’arte in generale hanno effetti benefici, toccano le corde del nostro cuore e ci invitano (così almeno dovrebbe essere) alla meditazione e alla gratitudine nei confronti della vita. E questo è un messaggio di solidarietà concreta. 

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