Ciao OARA, il tuo nuovo singolo, “Last Time”, sembra il punto d’incontro tra le tue esperienze di vita e la tua ricerca musicale. Come definiresti oggi il tuo percorso artistico?
Ciao! C’è qualcosa che deve ancora prendere forma, che si sta creando proprio adesso. Vado avanti fiduciosa, perché ogni giorno sto creando il mio percorso, ho tanto da dire ma devo trovare il modo giusto per me.
Dal cinema alla moda, dalla musica al DJing: che ruolo ha avuto il confronto con altri linguaggi creativi nella scrittura di questo brano?
Ogni volta che esco con un singolo è una mia espressione artistica totale. Ovviamente al brano lavorano anche altre persone, ma quando poi vedi il prodotto, con le foto e videoclip, sai che quella sono io al cento per cento. Ho la fortuna di aver affrontato il mondo della moda e del cinema e catturato tutto quello che mi piaceva di più, ho assorbito tanto e lo sto rielaborando grazie alla musica. Per ora da artista indipendente, riesco a esprimermi liberamente.
Quanto è difficile, oggi, raccontare tematiche molto delicate nel panorama musicale, spesso dominato da superficialità?
Penso che sia molto difficile perché non si dà abbastanza attenzione alle canzoni, in generale si ascoltano delle preview di venti secondi, e si continua o si va avanti. Diciamo anche che la musica è comunque una forma di intrattenimento che rispecchia il nostro tempo, in questo momento mi sembra che le persone abbiano molta voglia di leggerezza, di non andare in fondo alle emozioni ma di usare la musica senza troppo investimento personale. Non comprandola più (CD, vinili) e usufruendo dello streaming, non ci si sente veramente legati a ciò che ascoltiamo.
Il sound del pezzo richiama artisti come Purple Disco Machine e Dua Lipa: ti riconosci in questa scena internazionale?
Mi ci riconosco molto, io ascolto quasi unicamente musica americana, inglese, purtroppo non ascolto molto gli italiani ma credo perché sono cresciuta in una famiglia dove si ascoltava solo musica classica, jazz, e opera e non ho avuto nessun legame con la canzone italiana quando ero piccola. Andando a vivere a Parigi a diciassette anni ho affrontato subito la musica francese, non ho mai seguito molto le tendenze italiane.
“Last Time” è solo l’inizio di qualcosa di più grande? Stai già lavorando ad altri brani con un filo conduttore simile?
Sì, grazie a “Last Time” ho potuto far conoscere la mia musica a Los Angeles, dove ho avuto un ottimo riscontro e conto di tornare a lavorarci i miei prossimi brani, che saranno sempre sulla scia pop dance ovviamente.
