
Chiunque abbia vissuto gli anni ’80, o semplicemente li ami, ha ballato almeno una volta sulle note di “I like Chopin” o “Masterpiece”. Dietro quelle melodie iconiche c’è Gazebo, nome d’arte di Paul Mazzolini, artista italo-francese che ha segnato profondamente la scena Italo Disco e continua ancora oggi a sorprendere con la sua musica. Con uno stile elegante ed una sensibilità musicale che ha saputo attraversare le mode e i decenni, Gazebo non è solo un simbolo di un’epoca ma è anche un artista in continua evoluzione

Ciao Paul, benvenuto. Partendo dal classico, com’è nata “I like Chopin?
Dopo Masterpiece (82’) Freddy Naggiar della Baby Records mi chiese di pensare ad un follow up e dopo vari tentativi con il team di Paul Micioni (produttore di Masterpiece) convinsi Naggiar a tentare con Pier Luigi Giombini che era il coautore di Masterpiece. Ne uscì una cassettina con vari pezzi ed in coda un demo essenziale di I Like Chopin. Naggiar capì subito il potenziale e ci diede carta bianca ?
Era concepito come un lento ma su insistenza di Naggiar furono rimosse le parti di archi e strumenti veri per inserire synth e batterie elettroniche.
Ma lo ascolti veramente Chopin?
Certo! Ma anche Debussy, Rachmaninov e Mozart. Alternati con il grande Jazz di Coltrane, Miles Davis e Charlie Parker. Poi c’è il rock, Zappa e la musica elettronica …
L’Italo Disco ha vissuto un revival negli ultimi anni. Come lo vivi, ti sorprende?
L’Italo Disco, termine che non amo particolarmente, ha avuto solo un momento di “oscuramento” e cioè negli anni 90’ dove hanno dominato House e Grunge nei rispettivi settori, dall’inizio del 2000 c’è stata una lenta ma graduale rivalutazione grazie soprattutto al mercato estero dove il genere ha sempre riscontrato il favore del pubblico, la miscela di elettronica, dance, new wave e tocco Italiano lo rende diverso dagli stereotipi delle produzioni Anglo Americane ?

Cos’è per te la creatività?
Per me è un momento in cui il cervello sembra attivarsi in un modo parallelo dove le “correspondances” (vedi Baudelaire) si accendono, i ricordi, gli odori, i colori, i suoni, i ritmi e le sensazioni si collegano e tutto ad un tratto nascono relazioni impensate ed irrazionali ..
Un momento di trance ahahah
Cosa ti commuove ancora oggi?
Sarà l’età ma non c’è nulla che non mi allegri o rattristi di più dei bambini. L’orrore del mondo di oggi che sembra non dargli chance tra bombe e smartphone si alterna con la forza innata che hanno di uscire dal grembo e correre ad affrontare la vita … riuscendo a giocare, ridere e costruire castelli di sabbia laddove possibile.
Cosa ti ha insegnato la musica che nessun’altra esperienza è riuscita a fare?
Da ragazzo cambiavo paese ogni 3-4 anni (mio padre faceva il diplomatico) avevo seri problemi a socializzare .. dovevo imparare in fretta la lingua locale, ero grassottello, capelli lunghi (già rockettaro) e parlavo solo di Beatles, Dylan e Zappa e la musica pertanto era il mio modo per passare i pomeriggi, ascoltando e cercando di emulare i miei idoli soprattutto chitarristi … da Blackmore a Larry Coryell … (all’epoca non c’era YouTube e/o tutorial vari)
La musica mi ha creato un ponte con le persone, quando sono riuscito a far sentire le mie idee e la mia voce mi sono accorto che alle persone comunicavo qualcosa e questo ha reso la mia vita ricca di connessioni ed è questo il potere della musica, linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni o filtri… emozione pura.
Quando componi, cerchi più di comunicare qualcosa oppure di guarire qualcosa dentro di te?
Comporre è un termine nobile, lo userei solo quando si parla di gente come Morricone … Nel mio piccolo io scrivo, parto da una idea o dal nulla giocando sul piano o sulla chitarra oppure anche con un nuovo plug in … poi arrivano le correspondances (qualche volta ahahaha) e si sommano all’embrione … io ho sempre scritto tutti i miei testi perché sono lo sviluppo dell’idea/immagine iniziale con la quale partono le note … qualche volta è la musica che si arrotola intorno ad una frase e ne è dipendente .. guarire? si .. un grande sollievo momentaneo, sicuramente! ?
Hai mai scritto una canzone che hai deciso di non pubblicare? Perché?
Qualche centinaio almeno ahahah … I motivi sono tanti, intanto si cambia (per fortuna) qualcosa che ti piaceva e ti rappresentava un giorno non la senti opportuna il giorno dopo.
In tutto questo ho la fortuna di essere un Indie, produco e pubblico quando decido io .. sempre che ci sia un mercato “Out there”.
Chi sei quando non sei Gazebo?
Paul Mazzolini, padre di Gabriel ed Eva, imprenditore agricolo in Toscana dove produco vino ed olio a Borgo Melograno e fan della velocità … sempre amato il “vroom vroom” ?
Qual è l’emozione più difficile da trasformare in musica?
Amante delle tonalità in minore per me è difficile scrivere cose allegre! Oddio le scrivo ma non ne sono sempre orgoglioso ahahah
Cosa ti provoca ancora meraviglia dopo tanti anni di carriera?
In senso negativo il fatto che non impariamo mai niente dagli eventi catastrofici del passato, ho frequentato una scuola hippie tra il 1968 ed il 1970 in Danimarca … l’odio, la violenza e le guerre erano rifiutate e viste in astratto quasi appartenessero ad un altro tempo ed un altro universo lontano poi è arrivata la guerra nell’ex Jugoslavia e la stessa generazione degli hippie fu coinvolta in massacri inenarrabili … quello che poi succede oggi nel Mondo, nei Balcani e nel Medio Oriente è aldilà di ogni immaginazione. La realtà asfalta di gran lunga ogni visione fantascientifica.
In positivo vedo dei giovani che hanno ancora dei valori e che mi danno speranza.

Continui ad essere molto attivo musicalmente e spesso in tour: com’è cambiato oggi il rapporto con il tuo pubblico?
Per molto tempo ero relegato al personaggio da club, pertanto ospitate in discoteca rigorosamente in playback poi un giorno dopo ben 17 anni dal precedente disco del 1991 decisi di fare un progetto fregandomene delle etichette e chiamai i miei eroi del periodo più creativo di Peter Gabriel (mio idolo assoluto insieme a Sting) e cioè il 3° Album, Jerry Marotta alla batteria e John Giblin al basso e produssi “The Syndrone” un album decisamente prog/new wave. Per presentarlo misi su una vera band con professionisti del calibro di Davide Pistoni ed Eugenio Valente alle tastiere, Cristiano Micalizzi alla batteria, Marco Siniscalco al basso e Giacomo Anselmi alla chitarra .. scoprì che anch’io potevo fare un live come si deve! Il mio pubblico ancora legato all’epoca alle sonorità tastieristiche anni 80’ rimase sorpreso ma coinvolto … ho portato brani come “Masterpiece” ed “I Like Chopin” ad una nuova dimensione (vedi la Coronaversion su YouTube) inserendo chitarra, batteria e basso veri … GazWorld (come lo chiamo affettuosamente) è meraviglioso. I fan sono diventati amici e vengono da tutta Europa (e anche oltre) per i miei live ed è sempre un momento felicità per tutti.

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