Nel panorama musicale indipendente italiano ed europeo, troviamo una voce in cui si incontrano sogno e concretezza, emozione e ricerca sonora: quella di Daniel Nicolini. Nato ad Ancona, ha viaggiato e vissuto tra Nord America ed Europa, ed è un artista poliedrico: laureato in Cinema, musicista autodidatta e autore di brani che esplorano il nostro mondo interiore e le sue complessità, con intensità e delicatezza. Il suo singolo “To The Moon With You”, uscito un anno fa, ha da poco superato le 70.000 visualizzazioni su YouTube, segno tangibile del legame profondo che la sua musica crea con chi l’ascolta. In questa intervista esclusiva per Music-Alive, scopriamo di più sul suo percorso, le sue ispirazioni, e sul futuro di un artista che sembra avere ancora tanto da dire… e da cantare.
Il tuo brano “To The Moon With You” ha raggiunto un ottimo traguardo su YouTube. Cosa pensi abbia colpito il pubblico?
È una canzone semplice e diretta. Per me rappresenta il racconto essenziale, con un tocco di sogno, della nascita di un primo innamoramento. Credo che questa emozione, in qualche modo, sia arrivata a chi l’ha ascoltata. Anche attraverso il video ho cercato di accompagnare lo spettatore dentro questo sentimento, mantenendone la semplicità essenziale.
Penso che anche la genesi della canzone rifletta questa spontaneità: è nata una sera in cui stavo suonando la chitarra senza un obiettivo preciso, senza cercare particolari melodie. A un certo punto ho iniziato a ripetere un riff — evidentemente perché mi stava comunicando qualcosa. Mi piaceva, così ho deciso di registrarlo. Ma poi è rimasto lì per mesi, solo come un semplice mp3 catturato con il registratore del computer.
Solo molto tempo dopo mi è tornato in mente. Riascoltandolo, ho deciso di provare a lavorarci per trasformarlo in un brano completo. Così è nata To The Moon With You.
Hai vissuto in diverse parti del mondo. In che modo i tuoi viaggi hanno influenzato la tua musica e la tua scrittura?
Viaggiare in altri Paesi credo sia una delle esperienze più gratificanti e formative che si possano vivere, soprattutto quando si è giovani. Quando poi ci si trasferisce stabilmente all’estero e si affronta un’esperienza più profonda del semplice viaggio turistico, l’impatto è ancora più forte: ci si trova a dover ricominciare da zero, a mettersi in gioco e ad aprirsi all’ascolto di persone e culture che possono essere anche molto diverse dalle proprie.
È un passaggio formativo impegnativo, ma estremamente arricchente, che porta a una conoscenza più intima di sé stessi e di aspetti che forse non avremmo mai scoperto senza viaggiare.
Ci costruisce, ci forma — ed è anche estremamente divertente!
Ho avuto la fortuna di vivere in luoghi molto stimolanti dal punto di vista culturale e musicale: Vancouver, Londra, Barcellona, Las Palmas… realtà aperte, vive, in continuo movimento, multiculturali e piene di possibilità di incontro.
Non saprei dire in che modo esatto queste esperienze abbiano influenzato il mio modo di fare musica, ma ogni vissuto ha un impatto su di noi. La nostra produzione artistica riflette ciò che siamo e ciò che proviamo in determinati momenti: ci racconta attraverso i cambiamenti, le emozioni, le gioie e le fatiche.
Sicuramente, tutto ciò che scrivo contiene frammenti dei luoghi e delle esperienze che ho attraversato.
Sei laureato in Cinema e musicista autodidatta: come convivono queste due anime artistiche dentro di te?
Sicuramente il cinema e la musica sono le mie più grandi passioni. Quella per il cinema è nata molto, molto presto, da bambino. Ho un ricordo preciso legato a questo amore: avevo circa sei anni e stavo guardando un film di Spielberg al cinema, in una sala piena. Ero incantato da L’Impero del sole, e ricordo di aver pensato che avrei voluto vivere creando magie come quelle — capaci di affascinarmi come nient’altro.
Ho provato a inseguire quel sogno studiando cinema, prima all’Università di Bologna e poi in Canada. Ma, come spesso accade, la vita ti porta dove vuole lei. Forse, se fossi rimasto a Vancouver, oggi lavorerei ancora nel settore… ma molto probabilmente non avrei molte delle fortune che oggi mi rendono una persona felice e realizzata.
La passione per la musica, invece, è sempre stata una costante nella mia vita. Ogni momento vissuto ha una sua colonna sonora — dentro o fuori di me — che serve a leggerlo, dargli un senso, ricordarlo. Quando ascolto musica capace di emozionare, mi trasmette sempre anche qualcosa a livello visivo, come se generasse immagini nella mia mente.
Forse è proprio qui che queste due passioni si incontrano. Quando decido di registrare quello che sto suonando per gioco, con la chitarra o il piano, è perché sento che quelle note mi stanno dicendo qualcosa. E il passo successivo è la traduzione di quel “qualcosa” in immagini, dentro la mia testa.
Nel creare, spero sempre che ciò che nasce possa parlare anche ad altri, e non solo a me. A volte succede, a volte no. A volte la stessa melodia può suscitare emozioni diverse in persone diverse. Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti e fecondi dell’arte.
Nel tuo sound si sentono echi di rock, dream pop, elettronica… Quali sono gli artisti o le band che ti hanno formato?
Ho cominciato ad appassionarmi di musica nella seconda metà degli anni ’90. I primi amori sono arrivati con le band di Seattle, come Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam. Da lì ho iniziato ad ascoltare generi molto diversi tra loro, e ad amare tutto ciò che riusciva a trasmettermi qualcosa — dal blues del Sud degli Stati Uniti fino alla musica celtica e folk di Enya.
Tra i 17 e i 30 anni ho partecipato a più concerti e festival live possibile. Ho amato anche molti gruppi italiani, come Marlene Kuntz, Afterhours e Verdena, che ho seguito dal vivo ogni volta che ne avevo l’occasione.
Il mio grande amore resta il rock, ma in realtà ascolto moltissimi generi, compresa la musica classica. Adoro alcuni compositori di colonne sonore, tra tutti Hans Zimmer, che è riuscito con successo a fondere l’intensità della musica classica con il sound più elettrico e contemporaneo dei nostri tempi.
In generale, cerco di non racchiudere il mio amore per la musica in generi o etichette, perché non voglio precludermi nessuna possibilità. Per me il benessere passa anche attraverso la varietà, sia nell’ascolto che nella composizione.
Posso avere voglia di un pezzo punk dei Ramones, oppure di un brano dream-pop di Lana Del Rey, di una canzone dei Radiohead o di ascoltarmi per intero un disco di Elio e le Storie Tese. L’unica condizione è che la musica riesca a farmi provare delle emozioni.
O, perché no, che mi faccia venire voglia di ballare!
Che rapporto hai con l’indipendenza artistica? Ti dà forza o senti la mancanza di una struttura più tradizionale alle spalle?
Ovviamente ci sono tanti aspetti negativi quanto positivi. Nel mio caso, l’indipendenza artistica è stata resa possibile dai passi da gigante fatti dalla tecnologia digitale negli ultimi anni. Oggi, anche chi — come me — non ha grandi mezzi economici può, con un computer decente e una scheda audio esterna, registrare e finalizzare brani che suonano in modo più che dignitoso, il tutto direttamente da casa.
Certo, non avranno mai la resa che può offrire uno studio di registrazione professionale, ma la tecnologia attuale permette di realizzare ciò che, in passato, per molti rimaneva solo un sogno. E questo per me è meraviglioso, perché l’atto stesso di comporre e dare vita a una canzone mi gratifica e mi riempie in un modo che è difficile descrivere a parole.
Una struttura più tradizionale comporta senz’altro compromessi e restrizioni creative, ma può garantire un ritorno economico, oltre alla possibilità di portare la propria musica in tour e suonarla dal vivo davanti a un pubblico — che credo sia il culmine della realizzazione per un musicista.
Quindi, alla fine dei conti, se mai avessi l’occasione di entrare in una struttura più tradizionale, credo che la coglierei senza esitazione.
(Domanda Bonus)Cosa possiamo aspettarci da Daniel Nicolini nei prossimi mesi? Nuova musica, concerti, collaborazioni?
Cercherò di suonare dal vivo il più possibile, come faccio fin da quando avevo 16 anni. Ad Ancona faccio parte di una splendida band, The Wedding Band, con cui da oltre dieci anni intratteniamo rockettari che scelgono di sposarsi a frenetici ritmi rock’n’roll, nel cuore del centro Italia.
A Torino, dove vivo, suono con un paio di cover band, con cui spero ci divertiremo molto nei mesi a venire.
Per quanto riguarda il progetto Daniel Nicolini, ci sono già nuovi brani in cantiere, e uno di questi uscirà sicuramente a luglio.
Spero che la voglia di creare e suonare musica non mi abbandoni mai. E se nel frattempo, oltre a divertirmi, riuscissi anche a far nascere un’emozione in qualcuno là fuori con qualcosa che ho creato… beh, ne sarei davvero felice.
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