Daniele Fortunato: la bellezza è un “Filo Sottile”

Parliamo di canzone d’autore, parliamo di raffinata semplicità che arriva dentro canzoni pop leggere e senza presunzione, senza trucchi in faccia, senza maschere e senza quell’inutile prigionia che arriva dal senso di perfezione da mostrare in scena. Daniele Fortunato, cantautore ma anche maestro di scuola, letterato in senso nobile, anima che alle parole restituisce bellezza e al suono restituisce equilibrio. Un ensemble acustico che non si appoggia troppo alla post produzione e all’elettronica per confezionare questo disco acqua e sapone dal titolo “Quel filo sottile”: un concept dedicato all’uomo tra gli uomini, che siano i figli o gli amori o i passanti, poco importa direi. Ci piace questo “sguardo che si illumina davanti a ciò che amiamo”. Ed è tutto direi…

La bellezza è qualcosa che tanto ci piace. Ne parliamo spesso ma cerchiamo di andare oltre a quel che si vede. Cos’è per te la bellezza?
La portano in giro persone, paesaggi, poesie, canzoni, libri, città… Ma la bellezza è il nostro sguardo che si illumina davanti a ciò che amiamo.

Annoso problema tra contenuto ed estetica. Oggi siamo decisamente schiavi dell’estetica… tu come la vedi?
L’apparenza è una forma di dipendenza, che in quest’epoca coinvolge tutti, anche chi lo nega; ne deriva che l’estetica, intesa come bellezza esteriore, diviene un riferimento imprescindibile della nostra società ormai insediata nei social network e nello scorrere fotografie con un dito.
Ma “l’aesthetica” è innanzitutto la dottrina della conoscenza sensibile, del bello; e ci sono fiumi di bellezza ( e di contenuti) da scoprire e da mostrare. Occorre però la capacità di soffermarsi.

E soprattutto come e dove trovi un punto di incontro e di equilibrio tra l’essere e l’apparire? Tra i contenuti delle canzoni e la loro melodia?
Il punto di incontro per me è la continua ricerca di parole cantabili, che si concatenino fra loro; di narrazioni personali ma dalle quali possa astrarmi con facilità; e di melodie che risuonino nella testa durante tutto il giorno. Quando ho questo, la mia parte creativa è in equilibrio tra le due polarizzazioni.

Nel video de “Le prime pagine” c’è la semplicità dell’apparire. Anche uno stile anni ’90 di fare i video. Se mi posso permettere: un sound e un video che è a stretto contatto con quello che sei? Non ti piace vestire dei panni di scena per una qualche bellezza altra da portare sotto i riflettori?
Trovo meraviglioso il connubio musica e video, ma ho sempre l’impressione che molto di un brano si perda se il “film” non è perfettamente calzante. La mia scelta è stata quella di riprendere una concerto in terrazza e renderlo un videoclip. Molto vicino a ciò che rappresenta per me “Le prime pagine”.
Anche se è uno stile datato, trovo sia un modo per l’ascoltatore di soffermarsi sul brano come se lo stesse ascoltando dal vivo. L’idea di vestire dei panni di scena per rappresentare una canzone non mi dispiace, ma solo se la narrazione del videoclip mi travolge completamente.

Elettronica: elemento del futuro che ormai è divenuto pane quotidiano. Che rapporto hai con questo personaggio ormai omologato anch’esso (penso io)?
Chi ne è appassionato, può usarla delineando scenari suggestivi, ma anche creando brani perfetti ma senza “vibrazioni”. Io respiro “acustico” da sempre, e ho bisogno di strumenti percossi, sudati, suonati.
E se non hai a che fare con l’imperfezione…come ti migliori?

E nell’omologazione? Serve starci, serve scapparne… possiamo fare qualcosa secondo te? Anche questo è un equilibrio che corre su un filo sottilissimo…
Serve osservarla. Come tutti i fenomeni sociali è ciclica. E si trasforma. Quando si è abbastanza cresciuti (!) si impara a riconoscerla, sapendo che in fin dei conti il desiderio di appartenenza così come l’anticonformismo (che dipende enormemente da ciò che fa la massa) possono essere entrambi ostacoli per una creatività priva di giudizi e pregiudizi.