Danse Macabre è un film italiano del 2017, primo lungometraggio del regista genovese Ildo Brizi, che lo ha anche scritto ed autoprodotto insieme a Davide Riccardi, anche autore degli effetti speciali, è uscito vincitore al Terra di Siena Film Festival  di quello stesso anno. Già dal titolo il regista ci fa capire che col suo lavoro vuole riportare l’horror italiano sui binari del gotico, che tante meraviglie ha prodotto in passato, tra cui proprio quel Danza Macabra di Antonio Margheriti del 1964, in cui la protagonista era la regina indiscussa del Gotico, la musa dark Barbara Steele. Il film è girato tutto a Genova e zone limitrofe, in locations assolutamente reali trovate dopo una meticolosa ricerca sul territorio: l’obiettivo era ottenere un senso di lugubre e di oscuro, ed alcuni luoghi si sono rivelati davvero molto azzeccati. E’ incredibile il numero di locations utilizzate, considerando che si tratta di un indie prodotto con un budget davvero ridottissimo.

Il film si apre con una sequenza in bianco e nero sovradatata 1969: una macchina arriva in un posto sperduto tra le campagne, ne esce una ragazza che comincia a muoversi flessuosamente davanti ai fari, richiamando, così pare, un uomo che si trovava anche lui nell’auto. Mentre questa figura oscura ed affascinante, dal volto sfigurato, si avvicina alla giovane, un’altra persona dalla macchina filma tutto. Le premesse fanno pensare  che si svolgerà un incontro sessuale tra i due, ma non è affatto così. L’uomo, dopo aver accarezzato il volto della fanciulla, tira fuori un coltello e la pugnala a morte! Lasciandoci basiti, la scena si trasferisce poi nel 2014, dove una ragazza di nome Margherita (elegante omaggio all’Antonio Margheriti di Danza Macabra) si sta recando al capezzale della nonna in fin di vita. L’anziana signora si spegnerà di lì a poco e la sua morte risveglierà nella giovane certi ricordi che la trascineranno all’interno di un vero incubo a occhi aperti, anche grazie all’incontro con una conoscente della nonna dal passato piuttosto oscuro, che la porterà a conoscenza dell’esistenza di un film maledetto a cui la bisnonna di Margherita, Ada, sembra aver preso parte prima di scomparire nel nulla.

La storia prende spunto da una base reale, infatti nella delegazione di Genova Pegli agli inizi del Novecento si trovavano degli studi cinematografici. Erano delle grandi “serre” sul mare e sfruttavano il più possibile le ore di luce per la realizzazione dei film. Vi fu girato anche il colossal Nerone e Agrippina di Mario Caserini del 1914, con la riproduzione in dimensioni reali di una triremi romana che solcò il mare di fronte agli studi. Partendo da queste notizie, Brizi e Riccardi hanno  inventato la leggenda del film maledetto e perduto che è alla base delle vicende di Danse Macabre. Nel quartiere la voce che si stesse realizzando un film girò molto in fretta, e tra i curiosi che ogni tanto facevano capolino sul set si sparse la voce che la storia del film maledetto e del demoniaco regista Agenore Venturi fosse vera… Ovviamente di vero c’era solo la presenza degli studi cinematografici e nient altro. Le riprese sono durate cinque settimane e, nonostante sia stato girato d’estate, il clima è stato sempre piuttosto uggioso e quindi perfettamente in tema con le atmosfere della storia narrata.

Il film ha svariati elementi interessanti ed altri che purtroppo risentono del low budget in cui si trovano sempre coinvolti i giovani registi indie italiani. Gli attori, per esempio, non sono il punto forte di questa pellicola, e la recitazione è spesso poco credibile e di basso livello. L’audio, per altro, non aiuta, e sebbene il film sia regolarmente trasmesso su Sky, tuttavia in alcuni punti rimane davvero difficile comprendere ciò che i personaggi dicono. Detto questo, però, tutto nell’insieme, il film si lascia seguire veramente bene per la durata di oltre un’ora e quaranta minuti, e non annoia, perché Brizi riesce a tenere sempre alta l’asticella del mistero. Infatti, sebbene si tratti senza alcun dubbio di un horror, che racchiude al suo interno la ghost story e il tema esorcistico, tuttavia una buona parte dell’atmosfera del film è creata dalle suggestioni mistery/thriller di cui il regista infarcisce tutta la vicenda, grazie al filo conduttore di Margherita che deve a tutti i costi scoprire la fine della sua bisnonna Ada, sulla quale sua nonna si è torturata per tutta l’esistenza. Quando il suo compagno la mette in guardia “Margherita, lascia in pace i morti”, lei risponderà “Sono i morti che non lasciano in pace me”…ebbene sì, perché dalla morte della nonna Margherita ha cominciato ad avere degli incubi incredibilmente realistici, trovandosi davanti esseri mostruosi e folli che lei crede intimamente legati alla misteriosa scomparsa di Ada, attrice degli anni Venti che tutti pensavano fosse scappata con un regista o un attore famoso per cercare fortuna in America. Ma i tasselli del puzzle che Margherita metterà insieme piano piano, in una macabra danza tra incubo e realtà, la porteranno a scoprire l’incredibile ed angosciante verità.

Tra gli elementi interessanti che il film annovera c’è senza dubbio la bella fotografia diurna e l’uso molto appropriato delle locations: di grande suggestione la sequenza girata nel magnifico cimitero monumentale di Genova, Staglieno, dove la protagonista si aggira come in un sogno indossando un impermeabile di un rosso acceso che crea un forte contrasto col bianco risplendente dei marmi di tombe e lapidi; questo uso del cromatismo è un omaggio al cinema di genere degli anni Settanta, mi viene in mente per esempio qualcosa di analogo nel film del 1973 di Nicolas Roeg Don’t Look Now (uscito in Italia col titolo, brutto ma in questo senso evocativo, A Venezia un dicembre rosso shocking). Alcune volte il ritmo diventa un po’ troppo lento, soprattutto nella parte centrale del film, tuttavia alcune scene ne risollevano le sorti, ri-immergendoci nell’incubo, come ad esempio quelle girate nell’ex Ospedale Psichiatrico, con il costante passaggio dalla luce al buio e gli infiniti corridoi costellati di stanze a destra e sinistra, dove i nostri eroi si aggirano alla ricerca di qualcosa ma timorosi di ciò che potrebbe nascondersi dietro ogni porta, un po’ come accadeva nei corridoi labirintici del kubrickiano Overlook Hotel di Shining. Bello il trucco, la realizzazione e, devo dire, anche l’interpretazione e la caratterizzazione degli spettri, o presenze che dir si voglia, che popolano le grandi stanze abbandonate e fatiscenti del vecchio manicomio, che rimandano a film quali Session 9 ed ESP – Fenomeni Paranormali, entrambi usciti nel 2011, ed in una scena Brizi tributa un omaggio molto evidente a un film che ha segnato la Storia del Cinema Horror, The Blair Witch Project del 1999, del quale riprodurrà fedelmente il fotogramma finale. Per creare un Ospedale Psichiatrico che fosse convincente ed inquietante la nostra troupe si è avvalsa di ben tre locations differenti: per i flashback di quando l’ospedale era ancora attivo e funzionante si è utilizzata la facciata della sede della Liguria Film Commission a Cornigliano, quartiere della periferia occidentale di Genova, la bellissima Villa Bombrini, di cui sono stati usati anche i sotterranei per la scena dell’esorcismo; per gli interni è stata usata un’ala dismessa ed in attesa di ristrutturazione del Convitto Nazionale Cristoforo Colombo a Genova mentre per gli esterni dell’ospedale in rovina ci si è avvalsi di una colonia abbandonata di epoca fascista. Buone e perfettamente inserite nella narrazione anche le musiche del duo Giorgino & Gronchi.

Sicuramente il finale del film è uno dei suoi punti di forza, e si entra nella sfera del metacinema, facendoci assistere, zitti ed in silenzio, alla proiezione del primo snuff movie della storia, il film maledetto Danse Macabre che però non è affatto soltanto un film, diventa simulacro di qualcosa di più grande e spaventoso, per i fan di Harry Potter lo potrei definire un horcrux nel quale l’esecrabile regista sembra aver racchiuso la sua anima….e, ahimè, non solo la sua… Io ho sempre pensato che il cinema muto possa essere indubbiamente più spaventoso del cinema sonoro…ritengo Nosferatu di Murnau uno dei film più terrificanti di tutti i tempi, e devo dire che anche qui non faccio eccezione: quei pochi minuti finali in cui assistiamo alla proiezione del film maledetto, suddiviso in capitoli e accompagnato dalle musichette tipiche dell’epoca, fanno letteralmente accapponare la pelle, e sono senza dubbio la trovata più geniale di tutto questo Danse Macabre.

Ildo Brizi ha quindi dimostrato, con questo suo film d’esordio dal budget piuttosto risicato, ma raffinato e curato nei minimi dettagli, di saperci fare, di avere un buon potenziale, e di far uso di una regia felicemente spericolata e visionaria, e dunque ci auguriamo di poter vedere presto in futuro altri suoi lavori, magari realizzati con qualche spicciolo in più. Dovrebbe uscire a breve un suo film girato ed ambientato in un vero orfanotrofio abbandonato, Stridor, mentre attualmente il regista è al lavoro su un folk horror, Nostra Signora del Sonno, ambientato nell’Italia del 1600, durante la peste cosiddetta manzoniana. Quindi, non ci resta che aspettare di poter visionare questi suoi nuovi lavori, e per chi non lo avesse ancora fatto, di gustarsi Danse Macabre.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme YouTube, ed Amazon Prime Video, ed in dvd 30 Holding.

https://www.imdb.com/it/title/tt7305554

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