Renny Harlin ritorna dietro alla macchina da presa per dirigere Deep water – Incubo dagli abissi e riportare lo spettatore nelle profondità marine a contatto con il predatore più affascinante e terrificante degli oceani.

Il regista non è infatti nuovo a queste tematiche, infatti nel 1999 aveva già firmato Blu profondo, considerato uno dei film di squali di maggior successo in un panorama cinematografico dominato dall’insuperabile capolavoro di Steven Spielberg: Lo squalo.

Il cineasta finlandese vanta d’altronde una solida carriera costellata da autentici cult risalenti agli anni Ottanta e Novanta, tra cui Prison, Nightmare 4 – Il non risveglio, Die hard 2 – 58 minuti per morire, Cliffhanger – L’ultima sfida, Corsarie Spy. La sinossi prende il via da un volo internazionale e si trasforma presto in un teso disaster movie, per poi deviare bruscamente nei territori dello shark movie. I piloti Ben e Rich, interpretati rispettivamente da Aaron Eckhart e Ben Kingsley, si trovano a dover gestire le tragiche conseguenze di un’esplosione nella stiva. Costretti ad un drammatico atterraggio d’emergenza in mare aperto, scopriranno che sopravvivere allo schianto è, purtroppo per loro, soltanto l’inizio dell’incubo. Con questo lungometraggio Harlin tenta quindi di rinverdire i fasti dei suoi vecchi successi, specialmente in riferimento al già citato Blu profondo che ha avuto due sequel direct to video diretti da Darin Scott e John Pogue e dai quali si discosta nettamente. Nella prima parte la gestione della tensione legata al disastro aereo è ben bilanciata. L’impatto visivo della deflagrazione nella cabina passeggeri, con sedili e persone scaraventate nel vuoto non fa sconti a nessuno. Nonostante un budget non elevatissimo, questa sequenza regala adrenalina e istanti di terrore. I veri problemi di Deep water – Incubo dagli abissi emergono però sul fronte della scrittura (e non solo), concentrati soprattutto nella seconda metà del film. Paradossalmente proprio quella in cui arrivano gli squali.

La caratterizzazione dei personaggi offre pochissime novità, affidandosi a cliché fin troppo abusati: un passeggero piantagrane dal modo di fare arrogante incarnato da Angus Sampson, una coppia di giovani cinesi innamorati, vessati dal bullismo di un coetaneo americano. A questi si aggiungono due bambini che hanno perso entrambi i genitori in un incidente, due hostess e altri personaggi, tutti appartenenti a dinamiche e a tematiche già viste. Il passaggio cruciale, ovvero l’ingresso in scena degli squali, non riesce a mantenere la stessa carica tensiva della prima parte. I predatori, ricostruiti tramite una CGI evidentemente low budget, mostrano forti limiti tecnici. Le animazioni legnose e le fattezze poco realistiche non riescono a trasmettere il terrore necessario, colpevole anche una suspense latente. Il ritmo finisce per dilatarsi eccessivamente a causa di ripetitività narrative e di alcuni conflitti tra sopravvissuti che si risolvono molto rapidamente e in maniera troppo idilliaca, senza dare alcuno spessore ai personaggi. La sceneggiatura firmata da Pete Bridges, Sahyne Armstrong e S.P. Krause conferma di non essere brillante e si trascina inoltre verso un finale poco avvincente. Nonostante una regia che, a tratti, dimostra il suo valore senza scadere nella mediocrità, Deep water – Incubo dagli abissi si attesta purtroppo tra gli shark movie falliti, alimentando il rammarico per un’operazione che, finché si era mantenuta sui binari del puro thriller catastrofico, mostrava delle potenzialità.

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