Con “Coming Out”, Strade conferma la sua capacità di fondere pop, elettronica e introspezione emotiva in un linguaggio personale e riconoscibile. Il singolo è un invito a non fingere, a non reprimere ciò che si sente, ma ad accoglierlo come parte della propria identità.

Bentrovato, Simone. Nel brano inviti a “lasciarsi andare” senza pensare alle conseguenze. È un messaggio difficile da portare oggi?

E’ un messaggio difficile e lo è sempre stato. Siamo costantemente sotto questo giogo, siamo sempre stati vessati da quello che dobbiamo pensare o dire, da quello che ci hanno detto andare bene e che ci siamo fatti andare bene. Forse oggi è il giorno giusto per uscire allo scoperto, per fare coming out.

Il sound è fresco, avvolgente e molto identitario. Come nasce l’equilibrio tra melodia e groove nei tuoi brani?

E’ stato un viaggio molto lungo. Quando è uscita Bologna Meraviglia ho visto che impatto aveva sulla gente la necessità di ballare su una mia canzone e l’effetto che ha fatto su di me è stato travolgente. Ho cercato molto un’evoluzione che mi desse quel movimento, l’impeto di doversi muovere. Spero di vedervi ballare tutti sotto palco.

Quanto conta la collaborazione con Eros Nanni e Crazy Horse Studio nella resa finale del singolo?

E’ mio fratello. E’ il tipo sulla sedia che mi legge nel pensiero. Abbiamo una connessione stilistica estrema. Al punto per cui passiamo più tempo a selezionare le proposte che ci facciamo e che ci piacciono, piuttosto che il contrario.

Dopo “Coming Out”, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro del progetto Strade?

Vorrei poter rispondere precisamente, ma non so nemmeno io. Voglio suonare, fare la mia musica, scrivere, anche per gli altri. Vorrei che questo nuovo inizio non si fermasse e che mi portasse ad una nuova fase della mia vita e della mia musica.

Preminente.

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