“Sapore di luna” nasce di notte, nel silenzio, seduti su una panchina sotto la luce lunare. Non è una scelta estetica, ma una necessità emotiva: la notte diventa lo spazio in cui Diego Battini può ascoltarsi senza interferenze, trasformando pensieri grezzi in poesia.

Ciao, Diego. Cosa cambia, dentro di te, quando scrivi di notte rispetto al giorno?
Ciao, ho sempre preferito scrivere la notte rispetto al giorno proprio perché il silenzio e le vibrazioni notturne mi rendono più sensibile sotto ogni aspetto; e di conseguenza riesco a “spogliarmi” dallo stress quotidiano e concentrarmi sulle mie sensazioni e capire meglio ciò che devo scrivere.
La panchina e la luna sono presenze costanti nel libro: che tipo di spazio emotivo rappresentano?
La panchina sulla quale ho scritto è molto importante per me perché ci ho passato l’infanzia proprio in quel parchetto, quindi mi sentivo quasi come fossi a casa. Le parole stando lì seduto è come se uscivano quasi da sole per l’emozione che il posto mi ha suscitato. Poi con la luminosità della luna non poteva esserci altro di più poetico.
Quanto il silenzio è stato fondamentale per permettere alle poesie di nascere?
Il silenzio esterno per me è sempre fondamentale quando scrivo perché mi permette di ascoltarmi meglio dentro, soprattutto una poesia non ci dev’essere nessun tipo di distrazione intorno. Il suono delle emozioni ha fatto nascere quasi automaticamente le mie poesie.
Scrivere in solitudine è per te una protezione o un’esposizione totale?
La scrittura è da sempre una protezione dagli ambienti circostanti. Essendo una persona abbastanza timida, non mi è mai uscito bene parlare in pubblico quanto scrivere, perciò anche quando uscivo di casa, una volta tornato scrivevo tutto ciò che avrei voluto dire, sia in rima che non: sempre stata una vera e propria esigenza. Quindi ho sempre scritto soprattutto per proteggermi dalla mia sensibilità e paura ad espormi con il prossimo.
