Dilili a Parigi: un film per “bambini” destinato agli adulti

In Dilili a Parigi siamo nel periodo della Belle Époque. Con l’aiuto di un giovane fattorino, la piccola canaca Dilili indaga su una serie di rapimenti misteriosi in cui sono coinvolte alcune bambine. Nel corso delle indagini incontrano personaggi straordinari che li aiutano, fornendo loro gli indizi necessari per scoprire il covo segreto dei Maestri del Male, responsabili dei rapimenti.

Dal maestro Michel Ocelot, arriva un lungometraggio d’animazione che lo stesso regista ha presentato il film a Roma, casualmente dopo il terribile incendio che ha colpito la cattedrale parigina di Notre Dame.

Esprimendo il suo sincero dolore per l’accaduto, il cineasta ha detto la sua su questo lavoro il cui tratto delicato e la voce dell’aggraziata protagonista nascondono, in realtà, una storia molto dura e severa: “La Belle Époque è un periodo abbastanza lontano da farci sognare e immaginare, ma anche abbastanza vicino da consentirci di trovare facilmente della documentazione. Effettuando ricerche su quell’epoca – cosa che faccio per tutti i miei progetti – ho constatato che all’inizio del 1900 non c’erano soltanto abiti meravigliosi, ma anche personaggi d’eccezione. Non ne dubitavo, ma il gran numero mi ha stupito! La Belle Époque è Renoir, Rodin, Monet, Degas, Camille Claudel, Toulouse-Lautrec, Henri Rousseau, Picasso, Poiret, Valadon, Colette, Renan, Proust, Gide, Gertrude Stein, Anna de Noailles, Brancusi, Modigliani, Wilde, Ravel, Fauré, Reynaldo Hahn, Diaghilev, Nijinsky, Bourdelle, Jaurès, Bruant, Louise Michel, van Dongen, Anatole France – mostrato semplicemente in foto, nel film, ma l’ho fortemente voluto – Debussy, Satie, Clemenceau, il Principe di Galles (Edoardo VII), Santos-Dumont, Pasteur, Méliès, i fratelli Lumière, Eiffel, Marie Curie, Sarah Bernhardt, Alphonse Mucha, Chocolat. La lista è infinita, anche senza aver tenuto molto in considerazione l’ambito della tecnologia. In questa lista, le protagoniste sono le donne. In Francia gli uomini le hanno sempre tenute lontane dal potere, ma non hanno mai immaginato una società senza di loro: erano sempre presenti ed esercitavano una certa influenza nel paese, anche se non in modo ufficiale”.

Per poi proseguire: “Nel 1900, a poco a poco, alcune eroine hanno cominciato ad abbattere barriere: incontriamo la prima donna avvocato, la prima dottoressa, la prima studentessa d’università, la prima professoressa d’università… sempre senza impedire loro di essere belle e ben vestite. In secondo luogo avevo pensato di fare un film orribile intitolato L’isola degli uomini, nel quale un naufrago impara a conoscere le donne (non ne aveva mai vista una) e a vederle come vittime degli uomini sotto molti punti di vista. Era semplicemente un progetto, non potevo dedicargli un intero lungometraggio, ma restava comunque un soggetto fondamentale da mostrare: gli uomini trattano male le donne e le bambine in ogni parte del mondo. Il numero di donne uccise generalmente supera il numero di vittime di guerra e di attentati“.

Basterebbe il pensiero del regista per sintetizzare la nostra recensione di uno splendido film d’animazione, alla cui visione i genitori penseranno ad accompagnare i loro bambini e bambine per scoprire come si parla in modo delicato, ma senza mezzi termini, dello sfruttamento e degli abusi che ancora proseguono in molte parti del mondo, anche nel cuore dell’Europa, nei confronti delle donne. Ocelot ci mostra i maestri del male o maschi maestri che, in particolare, scelgono di rapire le bambine per assoggettarle fin da piccole, costringendole a camminare a carponi coperte da un pesante velo nero che ben ricorda quello dell’Islam, o delle ragazze rapite da Boko Haram (come lo stesso regista ha spiegato durante l’incontro).

Quindi, se i film live action della Marvel sono per bambini, questo film d’animazione è destinato, sicuramente, agli adulti. Quando gran parte degli spettatori avrà compreso questa differenza,  siamo sicuri che anche molti maestri del male spariranno dal nostro pianeta. Lo scopo non  è raggiungere la parità dei diritti, che già è stata messa per iscritto dai francesi stessi nella dichiarazione dei diritti sull’uomo durante la rivoluzione e poi sancita dall’Onu nel 1948, ma quella del rispetto nei confronti delle donne. Ocelot non dimentica affatto che esistono anche donne al pari dei maestri del male e ce ne mostra una nel film che comanda, a sua volta, il gruppo di donne sottomesse peggio dei maschi maestri.

Del resto, nel nostro paese è un dato di fatto l’ascesa di donne al comando di clan mafiosi per sostituirsi a mariti o fratelli in carcere. Ma, considerazioni a parte, il lungometraggio di Ocelot oltre ad essere fortemente educativo e semplicemente meraviglioso da un punto di vista grafico, sottolinea ancora una volta la necessità di combattere questo trattamento che le figure femminili continuano a subire in molte parti del mondo. La giovane Dilili, meticcia che viene anche discriminata per il colore della sua pelle (troppo chiara per l’Africa,troppo scura per l’Europa), è il perfetto esempio.

 

 

Roberto Leofrigio