Dino Moroni “Arcano”: vi presento la mia “Beat Generation Today”


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Tra sala d’incisione, tournée live, qualche corsa in bici e quattro calci al pallone, il cantautore romagnolo Dino Moroni, riesce ancora una volta a stupire, per la sua grande forza di cavalcare l’onda della creatività musicale.

Ciao Dino oppure preferisci essere chiamato Arcano?

Ciao a te e ai lettori di Mondospettacolo, Dino è il mio nome di battesimo e mi ci sono affezionato, ma Arcano non mi dispiace affatto, perché è stato un po’ il mio portafortuna in campo musicale, perciò vanno bene tutti e due.

Raccontaci in breve il tuo percorso artistico: gli inizi poi,  “Re per una notte”, il boom discografico che ti ha portato al successo, mandando in confusione una famosa casa discografica e Vasco Rossi, che non si aspettavano una forte promozione a sorpresa anche perché tu, oltre alla tua immagine e alla voce che ricorda molto bene il cantautore di Zocca, sei un bravissimo cantautore.



Diciamo che per anni è stato un percorso tutto in salita, mi liquidavano spesso con le scuse più banali, ma poi all’improvviso, non dico che la salita è diventata discesa, ma almeno la strada ha cominciato a spianare e cosi per usare un termine ciclistico, a me molto caro, ho cominciato a pedalare bene e a vedere più vicino l’ambito traguardo. Era il 1995 e per caso vidi un annuncio sulle tv Mediaset, dove cercavano sosia per una trasmissione televisiva, colsi la palla al balzo, anche perché molti discografici mi liquidavano proprio perché troppo somigliante a Vasco Rossi. Partecipai e vinsi il Premio Giuria ed è il caso di dire che non tutte le fortune vengono da sole, perché grazie a quella trasmissione mi vide una manager di Milano Giuliana Cunsolo, venne a trovarmi a Rimini e a propormi di far sentire le mie canzoni, fino a quel momento tanto bistrattate,  a Pippo Landro, discografico della New Music. Ci siamo! Dalla pianura, la strada ha cominciato a scendere e la mia pedalata ovviamente è diventata più rotonda e meno affannosa. In radio fu un impatto devastante, il singolo del Cd “Scopri l’Arcano” ovvero “Vasco non Vasco” entrò nelle classifiche dei primi dieci brani più ascoltati in tutte le emittenti nazionali ma la cosa più straordinaria è che ha mandato in confusione un’etichetta importante come la Emi, il testo del brano, sembrava scritto per Vasco. lo slogan che rimase nella mente un po’ di tutti era “Prova ad essere me e poi prova a pensare a te”, invertiamo i ruoli e prova a metterti nei miei panni che assomigliano ai tuoi, ma che alla fine comunque sono miei. Poi, l’altra frase del brano che era altrettanto sacrosanta verità: “Sanno pensare solamente ai guadagni, l’hanno fatto un giorno con te”.

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Quanto, la scelta di cantare Vasco,  ha influito sulla tua carriera?

Indubbiamente, ha cambiato le carte in tavola, non ci fosse stato Vasco, il mio percorso sarebbe stato diverso, ma nessuno può dire con certezza, se sarebbe stato migliore o peggiore, io sono convinto che comunque dalla musica ho avuto tanto, molti altri miei colleghi, con cose importanti da dire, sono rimasti purtroppo nell’anonimato.

Poi hai raggiunto un tuo stile e un’originale identità, scrivendo i tuoi brani rock in dialetto romagnolo, come ti è venuto in mente questa bella idea?  

Diciamo che io ho sempre amato le sfide, ma credo di avere anche nel DNA, la polivalenza. Giocavo a calcio e me la cavavo un po’ in tutte le zone del campo, cosi nella musica e nella vita in generale, forse è perché dopo un po’ ho bisogno di cambiare, mi piace spaziare. Sono nato in un paesino di campagna e fortunatamente vicino a una città turistica come Rimini, dove, soprattutto nella mia lingua dialettale, c’è da sbizzarrirsi nel raccontare storie, aneddoti, amori etc. Cosi ho sposato la mia anima rock con la lingua romagnola e credo sia venuto fuori un ottimo risultato, infatti fui chiamato al Mazda Palace di Milano in una importante manifestazione ripresa da Rete 4, come rappresentante dell’Emilia/Romagna con il brano “I Burdel” e poi il concerto al mitico teatro Novelli di Rimini, proprio il giorno dopo l’esibizione di Van de Sfross è stato qualcosa di fantastico!

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E adesso c’è un “ritorno al futuro”, con la tua band avete deciso di riportare, se ho capito bene la Beat Generation in auge, rivisitata con le nuove sonorità musicali. “Beat Generation Today” i lettori di Mondospettacolo sono molto curiosi…

Ci risiamo, questa voglia di spaziare non mi da tregua, è bastata una cena tra vecchi amici di una mia band degli anni settanta, che è scattata la molla e nasce subito la canzone “Beat generation”. Nasce un mix di quello che ero e sono diventato, perché quando scrivo, mi lascio sempre guidare dal cuore, da quello che provo in quel momento. Oggi mi sento un ex beat, profondamente cambiato musicalmente e forse anche come persona, ma profondamente segnato dalle origini. Quel periodo, credo irripetibile, dove c’è stata la vera rivoluzione musicale e sociale, quel periodo, averlo vissuto, è una fortuna immensa, così oggi, insieme a dei ragazzi che hanno sposato in pieno questo progetto, voglio raccontare questa fortuna, attraverso la musica che faccio oggi, per far capire quanto sia importante non essere ottusi, accettando il cambiamenti, votati alle grandi aperture, ma rimanendo sempre profondamente legati alle proprie radici. Questa è la mia “Beat Generation Today”

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Siamo in un mondo 2.0 o meglio 3.0 , quindi un musicista, oggi non può limitarsi ad essere tale. Deve essere anche imprenditore, social media manager, vedo che tu interagisci molto bene nel web…anche con la tua pagina “Beat Generation Today” cosa hai da dirci in proposito?

Devo dire che Internet, è stata una manna dal cielo per chi come me era stato combattuto dalle grosse etichette e comunque emarginato dal giro radiofonico, come potevo far conoscere le mie novità musicali, avrei dovuto fare il porta a porta? Anche i live, piano, piano sarebbero andati a scemare, invece il web mi ha permesso di dare continuità ai miei progetti, senza dover più dipendere dai soliti manovratori, finalmente libero di poter interagire con la gente che mi segue direttamente, senza filtri. Credo che anche questo faccia parte di quel mio percorso che continuo a ritenere, molto fortunato. Non sono tanto abile tecnicamente a muovermi sui social, ma la gente mi vuole bene e mi perdona. Devo dire che ho migliaia di amici, che ormai li conosco uno ad uno, tanto è il contatto che abbiamo quotidianamente.

E sicuramente ti seguiremo anche noi, grazie Dino e che la Beat Generation Today sia sempre con noi!

N.W.