Direttamente dagli anni Ottanta, arrivano in blu-ray le sexy fuggitive del futuro di Slave girls from beyond infinity

Con trailer originale e still gallery nella sezione riservata ai contenuti extra, Digitmovies rende disponibile su supporto blu-ray italiano Slave girls from beyond infinity, diretto nel 1987 dal Ken Dixon esperto in particolar modo in opere di montaggio (Zombiethon e The best of sex & violence nel breve curriculum).

Approdata a suo tempo dalle nostre parti direttamente in videocassetta, si tratta di una futuristica variante in fotogrammi del racconto The most dangerous game di Richard Connell, con protagoniste Cindy Beal e la Elizabeth Cayton poi vista, tra l’altro, in Venerdì 13 parte VII – Il sangue scorre di nuovo.

Protagoniste che, come anche la Brinke Stevens nota agli amanti del trash su celluloide, non mancano ovviamente di essere denudate nel corso della oltre ora e dieci di visione ambientata in un lontano futuro e pronta a calarle nei pochi panni di due giovani schiave riuscite a fuggire dalla loro prigione, ma finite su uno sconosciuto pianeta in seguito ad un atterraggio di fortuna.

Pianeta dove incontrano Zed alias Don Scribner, ovvero il più grande cacciatore del cosmo, il quale le ospita fino al momento in cui le due cominciano ad accorgersi del fatto che le persone attorno a loro stanno scomparendo una dopo l’altra e che, di conseguenza, l’uomo nasconde un oscuro segreto dietro la camera dei trofei.

E non tarda neppure a sfoggiare una tanto innovativa quanto pericolosa balestra in quella che si rivela una autentica caccia alla selvaggina umana che, vantante alla produzione esecutiva (non accreditato, però) il re dei b-movie Charles Band, annovera anche la fugace apparizione di uno zombi.

Al servizio di un’operazione che, come vuole una delle principali regole della Settima arte concepita a basso costo, si svolge quasi totalmente in interni, manifestando oltretutto un sapore piuttosto vicino a quello di una certa exploitation anni Settanta.

Perché, lontanissimo dai tripudi di effettistica digitale cui siamo stati abituati a terzo millennio avviato sia dai blockbuster che da determinati low budget, Slave girl from beyond infinity sguazza allegramente in mezzo a modellini, sovrapposizioni d’immagine e deliziosi robot che altro non sono che evidenti costumi. Tutto per la gioia dei nostalgici fan irriducibili di quei non troppo noti inediti cinematografici che affollavano i polverosi scaffali nell’epoca d’oro delle videoteche e che saranno non poco felici di leggere dietro la fascetta reversibile del disco in alta definizione “Le ragazze più toste della galassia sono arrivate!”.

 

 

Francesco Lomuscio