Disponibile su RaiPlay la versione integrale di Kaos dei fratelli Taviani

Disponibile su RaiPlay Kaos, il decimo film diretto dai fratelli Taviani e l’ultimo film interpretato da Franco e Ciccio. È tratto da quattro Novelle per un anno di Pirandello, a cui si aggiunge un quinto racconto immaginato dai propri registi, ma ispirato dalle novelle Una giornata (Colloquio con la madre), e Colloqui coi personaggi (seconda parte). Iniziano la loro collaborazione con il direttore della fotografia Giuseppe Lanci (girano insieme cinque film di seguito, l’ultimo essendo Tu ridi). Sceneggiato da Paolo e Vittorio Taviani e Tonino Guerra, con la fotogrfia di Beppe Lanci, il montaggio di Roberto Perpignani, le scenografi di Francesco Bronzi, i costumi di Lina Nerli Taviani e le musiche di Nicola Piovani, Kaos è interpretato da Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti, Enrica Maria Modugno, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Omero Antonutti, Regina Bianchi, Claudio Bigagli.

Trama
Quattro novelle tratte da Pirandello aperte e chiuse con un prologo e un epilogo in forma di Colloquio con la madre. Nel primo, L’altro figlio, una povera vedova vive nell’illusione di restare in contatto con i suoi figli emigrati in America che non hanno mai dato notizie di sé. La donna ignora invece volutamente la presenza di un terzo figlio rimasto al paese perché egli è frutto di una violenza subita molti anni prima. Nel secondo, Mal di luna, una giovane sposa scopre con sgomento che il marito, nelle lotti di luna piena, cade in preda a crisi nervose. Nel terzo, La giara, il conciabrocche Zì Dima resta prigioniero dell’enorme recipiente sulla cui riparazione il ricco e avaro Don Lollò ha voluto interferire. Nel quarto, Requiem, una comunità di contadini ottiene, in maniera rocambolesca, dal latifondista un terreno su cui realizzare il camposanto.

«Io […] sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti (Agrigento), corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos».
(Luigi Pirandello)

Traendo spunto dalla raccolta Novelle per un anno i fratelli Taviani, con la collaborazione di Tonino Guerra alla sceneggiatura, hanno strutturato un film a episodi, legati dal filo narrativo del volo di un corvo che si libra nell’aria, testimone degli eventi per cedere il passo solo nell’epilogo alla voce narrante dello stesso Luigi Pirandello, interpretato da un superbo Omero Antonutti. Il tintinnare del campanello appeso al collo dell’uccello sembra richiamare da subito l’attenzione sulla presenza invisibile di una realtà che va oltre il tangibile.

Una profonda conoscenza dell’opera di Pirandello ha permesso ai Taviani di essere fedeli allo spirito della sua Sicilia tradendo completamente il testo, smembrando e accorpando in molti casi novelle diverse per restituire un racconto originale, arricchito dai temi cari da sempre al loro cinema, come l’importanza di coltivare l’utopia e l’aspirazione a un’eguaglianza sociale del tutto assente nella visione del mondo pirandelliana. Nato come progetto televisivo prodotto dalla Rai, dopo il grande successo di pubblico e critica riscosso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Kaos venne distribuito in sala, e nel 1998 con Tu ridi i fratelli Taviani tornarono ancora a raccontare il mondo di Luigi Pirandello.

Kaos è un’opera pervasa da un meraviglioso senso poetico accentuato dalla potenza espressiva della fotografia, dalla bellissima colonna sonora e dalla straordinaria bravura di tutti gli attori, che fanno della gestualità quasi teatrale la loro carta vincente. Lo sguardo verista delle novelle è perfettamente reso dalla raffinatezza stilistica dei Taviani e, soprattutto, dall’episodio che racconta l’importantissimo avvenimento storico dell’immigrazione da parte degli italiani del Sud verso gli Stati Uniti, elemento da cui gli autori sviluppano una riflessione sulle condizioni disumane dei ceti sociali meno abbienti all’inizio del secolo scorso che, nel terzo e nel quarto racconto, sfocia nella denuncia sociale, a tratti irrisolta, rivolta ai latifondisti e alla classe dirigente.

 

 

Luca Biscontini