Disponibile su RaiPlay Tommaso di Abel Ferrara, con Willem Dafoe

Disponibile su RaiPlay Tommaso, un film del 2019 diretto da Abel Ferrara. Sceneggiato da Abel Ferrara, con la fotografia di Peter Zeitlinger, il montaggio di Fabio Nunziata e le musiche di Joe Delia, Tommaso è stato presentato in anteprima Festival di Cannes il 20 Maggio 2019 e successivamente alla 37esima edizione del Torino Film Festival. Il film è prodotto da Similar Film, Match Factory, Flario House e co prodotto da Vivo Film in associazione con Washington Film. Con Willem Dafoe, Anna Ferrara, Cristina Chiria, Stella Mastrantonio, Alessandro Prato.

Trama
Tommaso è un artista americano che vive a Roma con la moglie europea Nikki e la loro bambina di tre anni, Dee Dee. La loro relazione è tumultuosa e Tommaso deve fare i conti con il desiderio della consorte di cambiare le regole del loro matrimonio. Il cambiamento però si contrappone alla semplice vita che l’uomo conduce a Roma, come studente di lezioni di italiano e come insegnante di recitazione, ai rapporti che ha con la gente del posto e all’amore che nutre nei confronti della figlia. Il temperamento artistico di Tommaso fa sì inoltre che ci sia tutto un altro mondo nella sua immaginazione, un mondo in cui le donne hanno grande influenza, è un buddista con visioni della passione di Cristo ed è anche un ex tossicodipendente e alcolizzato in una città che ancora lo vede come uno straniero.

Abel Ferrara: «Io mi perdo in Tommaso. Willem è seduto proprio accanto a me, io conosco Willem, ma non importa. È seduto proprio lì, ma io mi ci perdo dentro. E poi comincio a portare me stesso nel film, cosa che credo sia un po’ folle qui, visto che inizia da elementi di vita davvero miei, ma in realtà Tommaso diventa un personaggio per me. Lui non è me. Lui è un personaggio, come tutti i personaggi che creiamo».

(La recensione di Michele Montanari, apparsa su www.glistatigenerali.com).

Roma è cooprotagonista discreta e languida in questo film dove tutto, confusamente, ruota attorno a un protagonista incarnato con forza e sentimento dall’amico e collaboratore di Abel Ferrara, Willem Dafoe: un corpo, un volto, capaci di indossare l’inestricabile groviglio di sentimenti e risentimenti, di ricordi e desideri di un regista americano che oggi vive in una città accogliente assieme alla giovane moglie e alla loro bambina. Questo film nasce dunque in famiglia, è girato in buona parte nella casa del regista, vi recitano l’amico e vicino di casa già protagonista in Pasolini, la moglie Cristina Chiriac, e la piccola figlia Anna. A tratti la sensazione – anche per la presa diretta del sonoro, per la disinvoltura della tecnica di ripresa, il clima domestico dominante – è quella di un documento diaristico, o una lunga confessione dove la tecnica cinematografica si mette al servizio dei sentimenti e meno degli effetti. Oltre a questo, Tommaso è il dialogo interiore ed esteriore di un uomo che si dibatte tra il suo lavoro, la famiglia e la vita, nei ritmi sincopati del quotidiano, senza alcun dominio del tempo. Non è un caso che Ferrara abbia girato prima di questo lavoro alcuni documentari, uscendo dalla fiction per poi rientrarci forse ibridandola di biografia e di famiglia come appunto in questo film.

Ferrara è considerato un regista iconoclasta, eccessivo, ma in questo ampio racconto di un uomo che in molto gli assomiglia, non riesce a superare le paure dell’esistenza attraverso l’esasperazione dei loro effetti: esalta piuttosto le prime, le indaga spiritualmente a suo modo, riducendo i secondi, a favore della cronaca degli stati interiori e delle loro farneticazioni. Tolto il finale, dove la stazione Termini diventa un Golgota di crocifissioni in cui si rivela la tentazione religiosa-escatologica dell’autore, gli episodi di allucinazioni a sfondo erotico e le ossessioni immaginifiche sono in linea con lo scorrere placido delle confidenze che Tommaso concede sul proprio passato di tossicomane e su un presente di quieta residenza romana, più tranquillo ma irrimediabilmente segnato da vecchi e nuovi demoni sui quali il racconto non mette troppo mistero: la gelosia per la giovane moglie, la sfida della paternità per un indomito quasi settantenne, la lotta con e per la propria creatività, infine le sempre insidiose tentazioni omicide.

Ecco quindi lo sparo: precipitoso e goffo colpo di scena a discapito del giovane amante della moglie. Lo sparo contro il giovane amante è il culmine delle indifferenze e delle violenze verbali che serpeggiano nella coppia, che abbiamo visto discutere banalmente e tentare di amoreggiare tra le mura domestiche con qualche tenerezza nello spettro dell’abitudine. La gelosia, il sesso, il desiderio carnale più che l’amore si agitano in Tommaso, tra apparizioni di bariste nude al banco e giovani amanti disposte ad effusioni senza seguito. In un parco primaverile vediamo la moglie flirtare con un biondo sconosciuto, ma siamo già scivolati nella coscienza torbida dell’autore, non distinguiamo più l’irrealtà dall’alterazione dell’ossesso.

Il nostro frequenta poi un gruppo di ascolto dove racconta la propria lontana dipendenza e allo stesso tempo dispensa perle di insegnamento in un laboratorio. Non siamo davanti a un personaggio limpido e leggibile, così come ci racconta la stessa biografia di Abel Ferrara, che ha vissuto con pienezza e coraggio stagioni controverse della propria indole, dalla pornografia al buddismo, dai film splatter a padre Pio, oggi di nuovo soggetto del suo cinema. Willem Dafoe, con le stimmate del Cristo di Scorsese ancora aperte e gli occhi ferini di un Pasolini mai sepolto, riassume il senso profondamente umano e assieme bestiale di questo lavoro, intimo e spietato viaggio nella notte dell’uomo.

 

 

Luca Biscontini