Il teatro, quando è necessario, smette di essere finzione per farsi tribunale, specchio e ferita. Al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, il debutto di “Dobermann” (una produzione d’eccellenza firmata Circuito Totale) ha segnato un momento di altissima tensione emotiva, culminato in un trionfale sold out nella serata di domenica 1° marzo.
L’Incanto Fragile dell’Apertura
Lo spettacolo ci accoglie, nella sua prima parte, con un’immagine di nuda introspezione. Deborah appare avvolta in una vestaglia dalle fantasie floreali, quasi a voler trattenere un’umanità che il mondo esterno sta per chiederle di sacrificare. Seduta su una sedia a forma di scarpa rossa — simbolo di una femminilità che diverrà presto campo di battaglia — Antonella Valitutti offre al pubblico uno sguardo rivolto verso l’alto e mani giunte, catturando l’essenza di una donna ancora lontana dalla corazza che la società le impone.
L’Armatura del “Dobermann”
Questa parentesi intima cede presto il passo alla durezza della vita forense. La Valitutti trasforma Deborah in un avvocato penalista algido e determinato, dominando il palcoscenico in abiti giacca e pantalone. È questa la sua divisa da “Dobermann” del foro, mossa dal dogma incrollabile che “tutti hanno il diritto ad avere una difesa”. Ma dietro questa fiera protezione professionale si nasconde una voragine affettiva: il fallimento del suo matrimonio con Diego, finito perché lei “trascurava il marito per il lavoro”, diventa la molla verso un abisso ancora più oscuro.
Il Dramma dell’Abuso e la Giustizia Tradita
La notizia del divorzio lascia il pubblico sospeso, ma è l’evoluzione successiva a colpire dritto allo stomaco: nel tentativo di dimenticare Diego, Deborah intraprende una relazione con un magistrato. Il dramma esplode quando proprio lui, un rappresentante della legge, abusa di lei. La violenza subita da chi dovrebbe garantire la giustizia frantuma la corazza in giacca e pantalone, riportando violentemente Deborah a quella vulnerabilità intravista nei primi istanti dello spettacolo.
Un Trionfo Condiviso: La Voce del Pubblico
La regia di Carmen Di Marzo scava in questa ferita con precisione chirurgica, mettendo a nudo il paradosso di una donna che difende gli orchi mentre viene divorata dal silenzio della propria violenza. Come testimonia l’immagine della platea, il pubblico del Giullare ha risposto con una presenza massiccia e un’attenzione quasi sacrale. Gli spettatori, accorsi numerosi fino a riempire ogni posto disponibile, sono rimasti rapiti da un “lavoro di parola” che non concede sconti, partecipando emotivamente a ogni cambio di registro della Valitutti.
La sinergia tra la visione di Valerio Lorito e la potenza della protagonista conferma la missione di Circuito Totale: fare arte coraggiosa. “Dobermann” ci ricorda che il teatro è il tempio dove l’emozione si racconta, sempre, tutto con il cuore.

