DOCTOR WHO: AN ADVENTURE IN SPACE AND TIME

Con un anno di ritardo e ad un orario decisamente poco urbano (per fare posto in prima serata ad un film stravisto ma forse più appetitoso per la pubblicità), la RAI ha finalmente mandato in onda lo special natalizio di “Doctor Who” con l’ultima apparizione di Matt Smith e la prima (sia pure per un minuto o due) del nuovo Dottore  Peter Capaldi. Ma non è di questo che voglio parlare.
Perché poi, di seguito, è andato in onda un altro special sul Dottore molto particolare, intitolato “Doctor Who: an adventure in space and time”. Devo dire che la cosa inizialmente mi interessava il giusto, pensavo fosse l’ennesimo documentario sulla storia del Dottore, contenente più o meno le solite cose. E invece era una cosa molto più intrigante: una mini-fiction sulla storia dell’inizio del programma fino al pensionamento del primo Dottore William Hartnell, con attori che interpretavano i veri protagonisti di quella vicenda.
Vediamo così il produttore Sidney Newman (Brian Cox) che abbozza un nuovo programma da inserire nel palinsesto televisivo del sabato pomeriggio, la sua giovane assistente Verity Lambert (Jessica Raine) ricevere l’incarico di produttore esecutivo (il primo incarico importante della sua vita), e il giovane regista di origini indiane Waris Hussein (Sacha Dhawan) preoccupato di non sapere dove mettere le mani, essendo inesperto di fantascienza.


Vediamo anche l’ormai anziano attore William Hartnell (David Bradley), ormai sul viale del tramonto, stanco e disilluso, da sempre costretto a interpretare cattivi o militari scorbutici perché imprigionato nel typecasting.
Tutti i fans sanno come andarono le cose: il programma partì molto in sordina per la sciagurata coincidenza con l’omicidio Kennedy che monopolizzò l’attenzione degli spettatori, rischiò addirittura la cancellazione dopo il primo episodio (che essendo diviso in quattro parti trasmesse una alla settimana durò quindi un mesetto), poi arrivò l’episodio con i mostri Daleks, fortemente voluto dalla Lambert nonostante la contrarietà di Newman alla banale fantascienza con i mostri… e qui la svolta: Verity Lambert in autobus sentiva i bambini che imitavano i Daleks gridando “Sterminio! Sterminio!”, e Newman che si ritrovò sul tavolo i dati di ascolto con dieci milioni di spettatori…


Hartnell era felice di questa improvvisa popolarità mai vista prima, ma purtroppo la salute non gli consentiva più di andare avanti, e così Newman dovette arrivare alla decisione di sostituirlo con il più giovane Patrick Troughton (Reece Shearsmith).
Nel finale, mentre Hartnell gira la sua ultima scena nei panni del Dottore, abbiamo anche una piccola trovata surreale e metafisica: dall’altra parte della console del TARDIS Hartnell vede infatti… Matt Smith, l’ultimo (quando venne girato questo film TV…) dei suoi successori.


Complessivamente un prodotto televisivo molto gradevole e ben fatto (con la consueta cura tipica della BBC), interessante per chi non conoscesse la storia dell’inizio del programma e interpretato da attori bravi e molto somiglianti ai veri protagonisti della vicenda reale, il tutto a dimostrazione di quanto ormai “Doctor Who” sia diventato, a buon diritto, non solo un importante pezzo di storia della televisione, ma addirittura della Gran Bretagna.

Giuseppe Massari