Dolcissime: grasse è bello

È dedicato a tutte le chiattone del mondo Dolcissime, secondo lungometraggio – a quattro anni da Un posto sicuro, del 2015 – che il regista Francesco Ghiaccio scrive insieme al gomorriano Marco D’Amore, in questo caso affiancati da Renata Ciaravino e Gabriele Scotti.

Perché chiattone sono le tre protagoniste della oltre ora e venti di visione, quotidianamente costrette a fare i conti con i chili di troppo, tra gli sguardi di disapprovazione dei compagni e risatine nei corridoi della scuola: Mariagrazia, Chiara e Letizia, rispettivamente coi volti e, soprattutto, i corpi di Giulia Barbuto Costa Da Cruz, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino.

Tutte esordienti sullo schermo come pure la Alice Manfredi che incarna la bellissima Alice, capitano della squadra scolastica di nuoto sincronizzato che, dopo l’ennesima presa in giro, costringono tramite un ricatto ad allenarle in gran segreto, fermamente convinte a lanciarsi in un’impresa impossibile, spinte in acqua da un’irrefrenabile desiderio di rivincita.

E, mentre la sempreverde Spirit in the sky di Norman Greenbaum figura nella ricca colonna sonora e i messaggi in sovrimpressione provvedono a richiamare il linguaggio della comunicazione d’inizio terzo millennio tramite social network, apprendiamo che Mariagrazia soffre il confronto con la madre Marzia alias Valeria Solarino, ex campionessa sportiva, che Chiara ha paura di svelarsi in foto ad un coetaneo che intrattiene insieme a lei conversazioni in chat e che Letizia si vergogna di esibire il proprio talento per la musica.

 

Nel corso di una commedia indirizzata principalmente al pubblico giovanile che, con Vinicio Marchioni incluso nel cast, al di là del tono leggero generale intende raccontare una storia di diversità e fragilità.

Una storia che Ghiaccio porta in scena prestando particolare attenzione alla varietà cromatica sfoggiata all’interno delle immagini, con colori vivi e accesi distribuiti tra scenografie, costumi e oggettistica assortita.

Una varietà cromatica atta chiaramente ad enfatizzare a dovere lo spensierato (anche se, a quanto pare, non troppo) universo adolescenziale… fino all’inaspettato ma non esaltantissimo risvolto di script di Dolcissime, non bocciabile ma penalizzato in parte da una recitazione acerba e, di sicuro, adatto per lo più agli schermi dei festival e ad una fruizione nei caldi pomeriggi televisivi estivi.

 

 

Francesco Lomuscio