Dolittle: Robert Downey Jr. e gli animali parlanti

Il dottor John Dolittle è il protagonista di una serie di libri per bambini scritti da Hugh Lofting a partire dal 1920, ed è singolare scoprire che il personaggio nacque nelle trincee della Prima Guerra Mondiale attraverso le lettere illustrate che l’autore inviava ai suoi figli, anche per evitare di raccontare l’orribile condizione in cui viveva.

Da lì in poi, il cinema, da sempre, ha “saccheggiato” nelle storie del dottore che evita i pazienti umani e preferisce gli animali, con i quali è in grado di comunicare. dalla leggendaria (e finora, forse, la migliore) trasposizione Il favoloso dottor Dolittle, interpretata da Rex Harrison nel lontano 1967, arriviamo a questo adattamento che vuole riprendere, dopo i divertenti film (ma ambientati ai giorni nostri) con Eddie Murphy, il personaggio, riportandoci all’epoca vittoriana dove i romanzi erano ambientati.

Dolittle con protagonista Iron Man o Tony Stark, ovvero Robert Downey  Jr., si avvale di un cast nelle voci originali di tutto rispetto, dal pappagallo Polly doppiato da Emma Thompson a tanti altri, passando anche per i due villain interpretati da Michael Sheen e Antonio Banderas e i molti animali realizzati con generosa computer graphic.

L’intenzione del regista Stephen Gaghan è quella di offrire una storia per bambini (del resto, i produttori di Hollywood sanno bene che sono l’ultimo baluardo per avere un discreto incasso) e, magari, cercare di strizzare l’occhio ai più grandi che gli accompagnano o che sperano di vedere rinverditi i fasti del citato Dolittle del 1967, che a loro volta, probabilmente, hanno visto allora al cinema o successivamente in tv. Il risultato, però, non viene affatto raggiunto.

Quello che ci troviamo davanti è un discreto film che funzionerebbe meglio nel mercato dell’home video, per usare una critica generosa. Dolittle è un lungometraggio eccessivamente ambizioso che, alla fine, nonostante lo spiegamento di uomini, animali e soldi non riesce mai a decollare.

Sarà per il fatto che Dolittle/Stark non sembra davvero funzionare, o, forse, che vedere tanto bestiame realizzato in CGI ci fa pensare che tra pochi anni potremmo vederli solo attraverso questo mezzo, soprattutto gli spettatori più piccoli. In definitiva, una buona occasione sprecata, che non manca affatto di annoiare.

Un’opera che, se fosse stata realizzata in animazione come i suoi primi minuti, avrebbe probabilmente potuto funzionare. Purtroppo, appena andiamo a toccare l’elemento reale (che tale non è, considerata la copiosa grafica generata al computer), l’impressione è quella di avere un Dolittle in grado di parlare agli animali finti, ma non a quelli veri.

Un prodotto da veloce intrattenimento che non lascerà il segno nel giovane o nell’attempato spettatore, spingendoci però ad immaginare un futuro biopic sul vero autore mentre inventa il suo Dolittle in una trincea della Prima Guerra Mondiale. Quella, forse, sarebbe stata la storia migliore da raccontare tra le innumerevoli avventure del Dottor Dolittle.

 

 

Roberto Leofrigio