Don’t worry darling: la non rivincita delle sfigate

Seconda regia per l’attrice Olivia Wilde, dopo il debutto con La rivincita delle sfigate, Don’t worry darling, presentato in pompa magna alla settantanovesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vede protagonisti il cantante ora attore (più bravo come cantante, però) Harry Styles , Florence Pugh e la stessa regista, molto nota al grande pubblico per la sua lunga presenza nella serie tv Dr. House.

Su una storia di Carey Van Dyke e Shane Van Dyke (Chernobyl diaries – La mutazione), la sceneggiatrice è a firma della stessa Katie Silberman che scrisse il già menzionato La rivincita delle sfigate, ma è il caso di dire apertamente che non funziona affatto scopiazzare altri film spacciandoli per originali, anziché mettere in piedi dei remake.

Perché il lungometraggio in questione è decisamente “ispirato” a La fabbrica delle mogli, diretto nel 1975 da Bryan Forbes, che aveva già avuto un brutto rifacimento interpretato da Nicole Kidman nel 2004.

Ci troviamo in un sobborgo anni Cinquanta tirato a lucido, dove maritini perfetti vanno al lavoro felici e le rispettive mogli restano a casa a cucinare e pulire, per poi aspettare a gambe aperte il ritorno del loro consorte. Strani rumori e allucinazioni fanno il resto in oltre due ore di visione (troppe) che cercano di attirare lo spettatore in un mistero. Ma, forse, il vero mistero per lo spettatore sarà cercare di capire per quale motivo, una volta entrato in sala, abbia deciso di annoiarsi invece di trovare intrattenuto come promette di fare la Settima arte.

Il risultato finale non funziona affatto, con l’azienda Victory Project dove lavora, appunto, il Jack di Harry Styles sotto il capo super generoso Frank, ovvero Chris Pine, mentre l’amorevole consorte Alice alias Florence Pugh percepisce che qualcosa non funziona… fino a quello che dovrebbe essere un colpo di scena.

E, oltre a La fabbrica delle mogli, lo script piuttosto confuso lascia tranquillamente ripensare a The Truman show, Matrix, episodi della serie televisiva Black mirror, ma ognuno potrà trovarvi qualcosa di rubacchiato qua e là.

In conclusione, quindi se siete fan scatenati di Styles o amate la Pugh, Don’t worry darling deve essere visto per collocarsi nella vostra libreria cinematografica, anche se lo dimenticherete molto velocemente. A tutti gli altri lasciamo le parole della Wilde: “Questo thriller psicologico è la mia ‘lettera d’amore’ ai film che vanno oltre i confini della nostra immaginazione. Immaginate una vita in cui avete tutto ciò che avreste sempre voluto. E non solo le cose materiali o tangibili, come una bella casa, macchine meravigliose, cibo delizioso, feste infinite… ma le cose che contano davvero. Come il vero amore con il partner perfetto, gli amici migliori e un futuro sicuro. Sareste disposti a rinunciare a tutto questo? Cosa sacrifichereste in nome di ciò che è giusto? Sareste disposti a mandare all’aria tutto un sistema progettato per soddisfare ogni vostro bisogno? E se la vostra unica scelta fosse davvero nessuna scelta? Questo è il mondo, e l’interrogativo, di Don’t worry darling“.

 

 

Roberto Leofrigio