La rassegna Teatro alla deriva al Giardino conferma la sua vocazione. Ricerca rigorosa, divulgazione colta, scena essenziale. Alla XV edizione, il Giardino dell’Orco di Pozzuoli, in via Lago Averno 6, ha ospitato domenica 19 luglio alle 19 un appuntamento centrale del cartellone con la cantante Flo.
LA XV EDIZIONE AL GIARDINO DELL’ORCO
Teatro alla deriva al Giardino costruisce da quindici anni un presidio culturale anomalo. Un giardino, un pubblico raccolto, una drammaturgia che dialoga con la città. Il terzo appuntamento di quest’anno affida il palcoscenico a Flo.
Cantautrice, attrice, interprete di canzonieri in più lingue. Artista di tournée internazionali, presenza fissa nei festival nazionali ed europei. Flo porta in scena “Versi e musica di E. A. Mario” con Francesco Di Cristofaro a fisarmonica, flauti e baglamas. La coppia costruisce un teatro canzone asciutto, colto, mai decorativo.
FLO RACCONTA E. A. MARIO: IL POETA CHE MUSICAVA I VERSI
Flo sceglie una cifra precisa. Ironia lieve, partecipazione, rispetto filologico. Non celebra un mito. Ricostruisce un uomo.
E. A. Mario appartiene alla linea nobile della canzone napoletana. Accanto a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo e Libero Bovio, domina la prima metà del Novecento e attraversa la canzone italiana fino agli anni Cinquanta. Scrive oltre duemila canzoni. Ne musica una parte consistente. Compone poesie, novelle, saggi storici. Maneggia versi e musica con pari padronanza. Caso raro.
Flo attraversa il suo repertorio senza antologia scolastica. Cita La Leggenda del Piave, Tammurriata Nera, Balocchi e Profumi. Alterna canzoni d’amore, canzoni di giacca, inni militari. Racconta e canta. Il polistrumentista Di Cristofaro sostiene il racconto con un tappeto sonoro cangiante.
Lo sguardo di Flo resta benevolo. Sorride dell’episodio milanese dei diritti ceduti per necessità familiare e per la malattia della moglie, e per cui E. A. Mario ricevette negli anni solo una percentuale minima. Non affonda. Illumina.
DAL BASSO DI NAPOLI ALLE POSTE: LE RADICI DI E. A. MARIO
E. A. Mario all’anagrafe è Giovanni Gaeta. Nasce a Napoli il 5 maggio 1884 in un basso di Vico Tutti i Santi, nel Borgo Sant’Antonio Abate, da famiglia originaria di Pellezzano. Sceglie lo pseudonimo nel 1904 per Cara mammá, prima canzone in napoletano edita da Ricordi. La sigla nasce da Ermes, suo primo nome d’arte, e dalla A di Alessandro Sacheri, giornalista, amico fraterno e caporedattore de Il Lavoro di Genova che pubblicò i suoi primi scritti. Così Ermes Alessandro Mario.
Da bambino trova per caso un mandolino dimenticato da un posteggiatore nella bottega di barbiere del padre. Impara da solo. Studia musica su La musica senza maestro, dispensa settimanale Sonzogno, la cui raccolta integrale conserva oggi la figlia Bruna. Molti lo chiamano maestro. Lui declina il titolo. Compone melodia e armonia complete su testi metricamente perfetti. Un copista esperto trascrive poi quasi senza varianti.
Flo ricorda la formazione vorace. Gaeta legge libri di storia, frequenta Eduardo Scarpetta che lo stima e lo accoglie. Scarpetta è il padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. Quel milieu teatrale forgia il giovane.
Impiegato alle Regie Poste a Palazzo Gravina, zona Monteoliveto, dove prima di lui lavorò Matilde Serao come telegrafista, Gaeta incontra Raffaele Segrè allo sportello raccomandate. Riconosce il compositore e lo provoca: le sue musiche sono belle, i testi scadenti. Segrè lo sfida a scrivere lui un testo. Nasce Cara mamma. L’aneddoto rivive nello spettacolo e conduce a un’idea felice di Flo: una cartolina con QR code, già affrancata, da acquistare e spedire, per ascoltare alcune canzoni del debutto regionale di E. A. Mario. Le Poste lasciano il segno anche perché l’amministrazione allontana Gaeta per scarso rendimento e assenze, poi lo reintegra quando la fama cresce. Collabora a lungo con Ferdinando Bideri, il maggiore editore napoletano dell’epoca. Dirige intorno al 1921 il coro degli allievi della Nunziatella.
LA LEGGENDA DEL PIAVE E TAMMURRIATA NERA: DUE ITALIE IN UNA VOCE, QUELLA DI FLO
E. A. Mario compone La Leggenda del Piave nel 1918. Il generale Armando Diaz gli telegrafa che quella canzone sostiene i soldati più di un generale. A Santa Croce del Montello il carillon del campanile suona ancora quelle note ogni mezzogiorno. Per strada i militari gli porgono il saluto. La canzone diventa inno morale dopo Caporetto, poi inno nazionale provvisorio nella fase costituzionale transitoria a fine Seconda Guerra Mondiale. Umberto Bossi la proporrà persino come alternativa a Mameli, ignorando che l’autore è un napoletano.
Altro polo del racconto: Tammurriata Nera. Edoardo Nicolardi, dirigente del Loreto Mare e autore di Voce ‘e notte, vede nel 1944 il trambusto in maternità: una giovane partorisce un bambino nero. Altri casi seguono nei mesi dell’occupazione alleata. Nicolardi scrive il testo di getto. E. A. Mario compone la musica. Vera Nandi la lancia. Roberto Murolo la impone in tutta Italia. Poi la cantano Renato Carosone, un’orchestrina nella trattoria di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, e nel 1974 la Nuova Compagnia di Canto Popolare che la porta in hit parade. Seguono Angela Luce, Peppe Barra, Teresa De Sio, Lina Sastri e molti altri. La tammurriata, danza campana di tamburi, diventa specchio spietato e corale di una svolta epocale. Un coro greco ironico osserva una madre che accetta il figlio e prova a cambiargli nome: Ciccio, Antonio, Peppe, Ciro. Ma il bambino resta nero.
Flo restituisce la doppia anima di E. A. Mario: patriottica e popolare, colta e immediata. Le sue melodie entrano nel repertorio dei grandi tenori, da Giuseppe Di Stefano a Del Monaco, da Carreras a Domingo fino a Pavarotti, e dei maggiori interpreti napoletani, da Ranieri a Merola, da Peppino di Capri a Murolo, Abbate, Bruni.
E. A. Mario muore a Napoli il 24 giugno 1961, giorno del suo onomastico, a settantasette anni. Non accumula ricchezza. Lascia canzoni che hanno portato la musica partenopea nel mondo e che oggi intitolano strade, piazze e scuole.
GRAN FINALE, DA E. A. MARIO A SHAKESPEARE
Teatro alla deriva al Giardino chiude la sua XV edizione con un passaggio netto di canone. Mercoledì 29 luglio 2026 il Giardino dell’Orco ospita lo spettacolo conclusivo della kermesse dedicato a Shakespeare e all’Amleto.
Un invito a chi ha seguito Flo nel ritratto di E. A. Mario: tornare per ascoltare un altro grande architetto di versi. Dalla canzone napoletana al verso elisabettiano, la rassegna tiene fede alla sua linea. Interrogare la parola quando diventa musica, scena, storia collettiva.

