È andato tutto bene: Ozon sullo scottante tema dell’eutanasia

Presentato in concorso al Festival di  Cannes 2021, È andato tutto bene parte dall’ottantacinquenne padre di Emmanuèle, uomo che è sempre stato curioso di tutto e che ha amato appassionatamente la vita, il quale, ricoverato in ospedale a causa di un ictus, al suo risveglio, depresso e paralizzato, chiede a sua figlia di aiutarlo a morire.

Ma come si può onorare una richiesta del genere quando si tratta di tuo padre? Questa è la breve sinossi del nuovo film di François Ozon, cineasta parigino che affronta ormai da decenni ogni possibile aspetto dell’umanità attraverso la sua abile macchina da presa.

In questo caso, quindi, si tratta della tematica dell’eutanasia, non poco cara all’universo della Settima arte se pensiamo a titoli come Mare dentro di Alejandro Amenábar, Million dollar baby di Clint Eastwood e Bella addormentata del nostro Marco Bellocchio.

Una tematica che crea inevitabili dibattiti nella società occidentale e che Ozon, a suo modo, tratta senza ricatti, con un padre malato ormai condannato sulla sedia rotelle, che chiede alla figlie semplicemente di morire, e il suo viaggio non solo fisico verso la Svizzera, paese evoluto in materia, appunto, di eutanasia.

È andato tutto bene non vuole offrire soluzioni o lacrime facili, ma cerca nell’empatia dei personaggi, in questo caso il padre interpretato da André Dussollier in una prova attoriale superba, aiutato da un’altrettanto solida Sophie Marceau, che, indimenticabile teen degli anni Ottanta de Il tempo delle mele, è ora figlia matura obbligata ad affrontare il dolore più grande.

Ozon sceglie la soluzione di mostrarci e assistere all’inevitabile a distanza, portando lo spettatore dinanzi al dilemma di chi resta e che deve decidere cosa fare, privandosi forse dell’affetto, ma donando una soluzione “facile” e, purtroppo, necessaria per un caro che chiede solo di non continuare a soffrire e a tediare, di conseguenza, la famiglia.

E È andato tutto bene si rivela lavoro fin troppo valido, soprattutto se pensiamo che è stato concepito in epoca di Covid-19, in cui tante famiglie sono state purtroppo costrette a non poter dare l’estremo saluto ai loro parenti e medici cinici decidono, forse, che non vale la pena di curare ancora un anziano paziente.

 

 

Roberto Leofrigio