Tratto dall’omonimo romanzo di Nicolas Mathieu, E i figli dopo di loro è la prima opera drammatica diretta dai gemelli d’oltralpe Ludovic e Zoran Boukherma, dopo gli horror Teddy e L’année du requin.

Nell’Estate del 1992 in un paese della provincia francese sospeso tra il calore del sole e la noia un gruppo di adolescenti si incontra quasi per caso.

Ancora non lo sanno, ma le loro vite saranno intrecciate per lungo tempo da quella estate in poi, in cui tutto sembra possibile e tutto, alla fine, lascia il segno. Anthony (Paul Kircher) ha quattordici anni, è irrequieto e indeciso sul futuro. Stéphanie (Angelina Woreth), chiamata da tutti Steph, si sente ingabbiata e sogna una vita a Parigi. Hacine (Sayyid El Alami) è ribelle e insofferente alle regole. Li accomuna la noia, il desiderio di fuga e l’urgenza di dare un senso ad una vita senza prospettive. Una sera, dopo un litigio, Hacine ruba la motocicletta del padre di Anthony, e questo avvia una serie di conseguenze che segneranno profondamente la loro crescita. In E i figli dopo di loro c’è qualcosa di raro e prezioso: la capacità di raccontare l’adolescenza non con nostalgia, ma come una ferita ancora aperta. La regia dei Boukherma è sorprendentemente matura.

Lavorano per sottrazione, lasciando che i silenzi pesino quanto i dialoghi. La macchina da presa segue i corpi con rispetto e attenzione, senza voyeurismo, cogliendo nei minimi gesti come una mano sul braccio, uno sguardo trattenuto, tutta la violenza emotiva del passaggio all’età adulta. Il merito maggiore del lungometraggio è di non aver tradito lo spirito del libro di Mathies. La sceneggiatura mantiene quella tensione, quella sensazione che tutto possa esplodere o dissolversi senza preavviso. Certo, E i figli dopo di loro non è un film perfetto, purtroppo qualche passaggio nella seconda metà rallenta più del dovuto il ritmo, ma rimane un titolo da vedere. Oltre a Paul Kircher, vincitore del Premio Marcello Mastroianni alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2024, da segnalare tra le interpretazioni abbiamo Gilles Lellouche nel ruolo di Patrick e Ludivine Sagnier in quello di Hélène.

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