Amata, studiata, citata e per sempre ricordata, un’opera come C’era una volta in America non ha certo bisogno di presentazioni.
Canto del cigno di uno dei nostri più grandi registi, Sergio Leone, che in questa occasione abbandonò totalmente le frontiere del West e delle zone rurali per portarci nel mezzo di una vera e propria epopea gangster nell’epoca del proibizionismo e strizzando l’occhio a Il padrino di Francis Ford Coppola.
Non per nulla, vi troviamo protagonista un Robert De Niro già fresco allora, nel 1984, di un paio di Oscar per Il padrino parte II e per Toro scatenato, qui accompagnato da uno stuolo di volti all’epoca nuovi e che col tempo si sarebbero fatti ben strada nel campo della recitazione: James Woods, Joe Pesci, Jennifer Connelly, Elizabeth McGovern, William Forsythe, Tuesday Weld, Danny Aiello, Burt Young e Treat Williams. Tutti al servizio di questo mastodontico lungometraggio dalla durata fiume, trasposizione del romanzo Mano armata (in originale The hoods) scritto da Harry Grey.
La storia è quella del piccolo criminale Noodles (De Niro), cresciuto nei bassifondi di New York e che ha sempre operato contro la legge insieme alla combriccola di amici composta da Max (Woods), Cockeye (Forsythe) e Patsy (James Hayden, qua alla sua ultima interpretazione). Il loro business va a gonfie vele dagli anni Venti in poi, operando nel campo delle rapine e facendosi strada tra gli alti ranghi della mafia locale, attirando addirittura l’attenzione di nomi importanti del settore. Uno stile di vita in cui Noodles cerca di fare i conti con il proprio destino, legato anche all’amore della bella Deborah (McGovern). Conti che verso l’arrivo degli anni Sessanta portano ad inaspettate sorprese e vecchie amicizie che sembravano ormai perdute.
L’ultimo capolavoro di Leone, dunque, è il testamento di un autore perfezionista e ancora oggi, ad oltre trent’anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 1989, fonte d’ispirazione dei grandi nomi della Settima arte (Quentin Tarantino su tutti).

Soffermarsi sulla sola ottima resa registica di C’era una volta in America, però, sarebbe un’ingiustizia nei confronti dei vari collaboratori coinvolti, in quanto meritano di essere menzionati il montaggio del grande Nino Baragli, la splendida fotografia di Tonino Delli Colli, le maestose scenografie di Carlo Simi e i perfetti costumi di Gabriella Pescucci.
Senza contare la bellissima colonna sonora di Ennio Morricone, un leitmotiv esistenziale per ognuno che ne ha ascoltate almeno una volta quelle favolose note e che ha contribuito non poco a portare il film nell’empireo delle opere da ricordare.
Una serie di collaborazioni cui si aggiungono Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Franco Arcalli, Franco Ferrini e Enrico Medioli, co-sceneggiatori del grande Leone per sfornare la poetica e l’immaginario di un’opera gangsteristica senza eguali, tutta di fattura italiana ma con il supporto co-produttivo degli statunitensi (sotto la conoscenza finanziaria dell’americano Arnon Milchan).
Poi vi è la presenza scenica delle facce forti di cui sopra, più il supporto di caratteristi d.o.c. quali sono James Russo, Darlanne Fluegel, Larry Rapp e il nostro Mario Brega, presenza fissa del cinema leoniano.
Vincitore di due Bafta (miglior colonna sonora e migliori costumi) e cinque Nastri d’Argento (film, fotografia, scenografia, musica ed effetti speciali), un kolossal tricolore scandalosamente ignorato agli Academy Awards che va ora ad inserirsi nella collana 4Kult di Eagle Pictures.
Un’edizione a tre dischi inserita in slipcase cartonato che, corredata di card da collezione, offre C’era una volta in America su supporto 4K Ultra HD sia nella versione cinematografica – per la prima volta in digitale con doppiaggio cinematografico – che in quella estesa venuta fuori nel 2012, presente nella confezione anche in blu-ray. Una versione, quest’ultima, in cui sono state inserite sequenze inedite – in lingua originale sottotitolate in italiano – tagliate dal montaggio finale del 1984: il dialogo tra Noodles e la direttrice del cimitero interpretata da Louise Fletcher; il momento in cui l’automobile con a bordo lo stesso e l’amico Max affonda; Deborah che recita finalmente la Cleopatra di Shakespeare a teatro; il produttore del film Milchan, nei panni dello chauffeur, che dialoga con il protagonista; la scena d’amore (a pagamento) tra Noodles ed Eve, quest’ultima dal volto della sopra menzionata Fluegel; il senatore Bailey, nuova identità di Max, che ha un colloquio nel suo studio privato con un altro sindacalista, in passato salvato dalla sua banda.
