Da sempre contro qualsiasi sistema e pensiero globale, il palermitano Franco Maresco si è saputo far riconoscere negli anni grazie alla sua sagace capacità di far ridere lo spettatore ricorrendo ad un certo sarcasmo, inserito spesso tra le righe di argomenti graffianti e attuali legati al nostro quotidiano.
Lo ha fatto ai tempi del programma cult Cinico Tv, dove intensificò una collaborazione con il sodale Daniele Ciprì insieme a cui sfornò poi pellicole “estreme” in fatto di linguaggio quali Lo zio di Brooklyn, Totò che visse due volte e Il ritorno di Cagliostro; per poi approfondire ulteriormente tale sguardo attraverso regie soliste come Belluscone. Una storia siciliana e La mafia non è più quella di una volta.
Nel 2025 ha quindi messo a segno un ulteriore colpo nei riguardi della nostra cinematografia dando vita ad un nuovo mockumentary tutto da ridere, o da pensare: Un film fatto per Bene, presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un’opera che parte dalla figura dello stesso Maresco, sparito nel nulla dopo che un suo film sulla vita della nota figura teatrale Carmelo Bene è stato improvvisamente interrotto a causa di divergenze creative e finanziarie con il produttore Andrea Occhipinti. Umberto Cantone, immancabile collaboratore del regista, si getta quindi alla sua ricerca incontrando a Palermo ogni singolo personaggio che negli ultimi giorni lo ha visto; seguendo una traccia fatta di ricordi e testimonianze, in modo da avere ben chiara la situazione generale, sia del mondo dell’arte che nella Sicilia stessa.

Con immagini nitide fotografate fascinosamente da Alessandro Abate, Maresco si cimenta tramite Un film fatto per Bene in un altro racconto per immagini costruito sulle stranezze del nostro paese, affondando il bisturi del suo sarcasmo in anfratti sociali dello stivale tricolore mai abbastanza affrontati e, al contempo, giocando sulla propria risibile immagine di autore idolatrato. Tutto ciò uniforma alla grande il mockumentary alternando ricostruzioni filmiche con reperti d’archivio e affrontando un resoconto personale su cosa abbia regalato al cinema la presenza di Maresco. Ironia pecoreccia mischiata a sguardi pasoliniani e bergmaniani, un utilizzo di personaggi dalle evidenti disabilità fisiche imposti come sagome da deridere e, proprio per questo, da ammirare, innalzando nel tempo un linguaggio a dir poco personale e unico che, tra politica e sociale, ha sempre messo alla berlina il qualunquismo italiano (o, meglio ancora, siciliano).
Arricchito dalla collaborazione di sodali quali il già citato Cantone (sceneggiatore), Claudia Uzzo (sceneggiatrice) e Francesco Guttuso (sceneggiatore e montatore), Maresco in Un film fatto per Bene ci mette la faccia e tutta l’ironia possibile, sfogliando una sorta di personale album delle fotografie, comprese immagini d’archivio di Ciprì e affiancandosi ad alcune sagome del nostro immaginario cinematografico come il critico sopra le righe Francesco Puma. Senza dimenticare una dedica allo scomparso Goffredo Fofi posta proprio all’inizio del lungometraggio, reso disponibile da Plaion pictures e Lucky red in un’edizione home video che lo include sia in dvd che in blu-ray entrambi corredati di di contenuti speciali: un trailer, sei minuti di Ai rotoli, ventitré di Rappresaglie, sei de L’uomo che dormiva in piedi, tre di Goffredo Fofi a proposito di Franco Maresco, quattro di Una testimonianza di Carlo Verdone e otto de I profeti sanno quello che dicono. In più, all’interno della confezione abbiamo un ricco booklet con approfondimenti inediti e interviste a Maresco.
