Reduce dai grandi successi alle spalle ottenuti con opere del calibro de Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. – L’extraterrestre e le prime tre avventure di indiana Jones, il regista Steven Spielberg decise nel 1993 di compiere un ulteriore doppio passo nella sua folgorante carriera mettendo mano ad un paio di trasposizioni letterarie che, per concezione e argomenti, si trovarono agli opposti: da una parte la vicenda fanta-preistorica Jurassic park, tratta da  un noto libro di Michael Chricton, dall’altra Schindler’s list – La lista di Schindler, dallo scritto di Thomas Keneally ispirato ad una figura importante vissuta durante l’Olocausto nazista della Seconda Guerra Mondiale.

Opera che andava ad aggiungersi nel cinema di Spielberg ad altre drammatiche e lontane dai suoi consueti film per famiglie che già aveva firmato attraverso Il colore viola e L’impero del sole.

La vicenda raccontata in Schindler’s list – La lista di Schindler è quella dell’industriale tedesco Oskar Schindler, interpretato da Liam Neeson, il quale nel pieno della Seconda Guerra Mondiale cerca di far valere i propri affari, anche nel mezzo dell’ascesa della politica nazista di Adolf Hitler. Nonostante ciò che sta accadendo nei confronti degli ebrei, rinchiusi in veri e propri ghetti e campi di concentramento col solo fine di sterminarli, Schindler inizialmente cerca di accattivarsi il favore nazista nella figura del temuto comandante Amos Goth alias Ralph Fiennes per portare avanti i propri affari; salvo poi rendersi conto del fatto che si sta commettendo uno dei più grandi crimini della storia e decidere, di conseguenza, di strappare alla morte più vite possibili.

Scavando nel profondo delle proprie origini ebraiche, con Schindler’s list – La lista di Schindler Spielberg concretizza un elaborato da schermo che va ben oltre il solo scopo di essere visto, in quanto ti entra dentro, nella coscienza e nella conoscenza storica, ponendo un punto di non ritorno su cosa significhi il concetto di “orrore umano”. La storia dell’Olocausto e dei suoi immensi crimini fa sì che questo lungometraggio della durata di oltre tre ore trascini lo spettatore nel mezzo di un vero e proprio documento storico, girato in un veritiero bianco e nero impreziosito dalla fotografia di Janusz Kaminski e senza lesinare in parentesi violente; che si tratti delle esecuzioni naziste nei confronti dei prigionieri ebrei o dei rapporti emotivi contrastanti di determinati personaggi chiave, dallo stesso Schindler di un grande Neeson all’immenso Goth di un allora emergente Fiennes. Soltanto due nomi del ricco cast comprendente il Ben Kinglsey vincitore del premio Oscar per Gandhi, la Caroline Goodall di Cliffhanger – L’ultima sfida, l’Embeth Davidtz de L’armata delle tenebre e l’israeliano Jonathan Sagall interprete dell’ingiustamente dimenticato (qui da noi) cult generazionale Pop lemon.

Consacrato da ben sette premi Oscar (tra cui miglior film e miglior regia, prime statuette per Spielberg, un’altra arriverà per la direzione di Salvate il soldato Ryan), Schindler’s list – La lista di Schindler è un capolavoro di grande importanza, che ci riporta al cospetto di una delle pagine storiche più nere della razza umana e la cui esistenza si rende utile nel presente per ulteriori causa odierne, come la creazione della Survivors of the Shoah Visual History Foundation (associazione che si occupa di raccogliere testimonianze audio/video dei sopravvissuti all’Olocausto).

In collaborazione con Universal, Plaion pictures lo rende disponibile in un’edizione limitata steelbook che lo offre in 4K Ultra HD e in blu-ray. Un altro blu-ray incluso nella confezione è invece dedicato esclusivamente a contenuti speciali: trentanove minuti di 25 anni dopo, settantasette di Voci dalla lista, quattro di Storia della USC Shoah Foundation con Steven Spielberg, tre di Che a parlare siano le loro testimonianze – Più forti dell’odio e quattro di Informazioni su Iwitness.

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