di Dino Tropea

Non sempre siamo noi a cercare la musica. A volte è lei che ci scova tra la folla, ci prende per mano e ci porta altrove — dove il cuore batte più forte e l’anima respira.

Era il 3 agosto, una sera calda e viva come le mura antiche di Otranto, e io ed Imma passeggiavamo tra le voci dei turisti e il profumo di mare. All’improvviso, dalla Piazza Triangolare, come un’onda, è arrivato un suono che non aveva bisogno di presentazioni: era qualcosa di antico e futuro, una piazza gremita, incantata, tratteneva il respiro tra una nota e l’altra. Sul palco, Alberto Casadei e Elisa Tomellini alias Eklectric Duo, stavano suonando. Non “esibendosi”. Stavano creando mondi. Le loro note incendiavano l’aria. E quando l’ultimo accordo di quella prima canzone si è dissolto nell’eco delle mura, è esploso un applauso lungo, instancabile.

Il concerto: un viaggio senza tempo, senza etichette: Fin dai primi istanti, la musica ha iniziato a raccontare storie. Non c’era una scaletta da seguire, ma un flusso narrativo sonoro, una specie di racconto sinfonico che ti portava ovunque, senza chiedere permesso.

Tutto è iniziato con un brano che sembra sospeso nel tempo, “Oblivion” di Astor Piazzolla. Ma non era il Piazzolla che conosciamo. Era qualcosa di più profondo, intimo, e al tempo stesso disturbante. Il violoncello di Casadei vibrava come una voce che veniva da lontano, mentre il pianoforte di Tomellini cesellava l’aria con tocchi di luce. Era il preludio perfetto: malinconico, struggente, universale.

Poi, all’improvviso, “Viva la Vida” dei Coldplay ha fatto irruzione. Ma non era il tormentone radiofonico che tutti conoscono. No. Era un inno barocco, rivisitato come se Bach e Jonny Greenwood si fossero incontrati per riscriverlo. Tomellini scomponeva gli accordi, Casadei li riassemblava con l’archetto, creando un’epica che faceva danzare le pietre della piazza.

Ed è stato allora che è arrivato “When Love Takes Over” di David Guetta, ma in una versione onirica, quasi da colonna sonora. Il beat si faceva liquido, l’elettronica non invadeva ma accarezzava, e la melodia emergeva come un faro nel buio. Non era più dance, era una ballata spaziale.

Il pubblico era già rapito quando sono arrivate le note cinematografiche de “Il Padrino” di Nino Rota. Ma non era un omaggio nostalgico: era una reinterpretazione viscerale, quasi jazzata, con inserti armonici nuovi, a tratti drammatici. Sembrava che Marlon Brando stesse per comparire tra le luci della piazza.

E poi, silenzio. Un attimo. Un respiro.

Arriva “Benedictus” di Karl Jenkins, che trasforma la scena in una cattedrale a cielo aperto. Le note si allungano, si arrampicano sulle pietre delle mura, scivolano sugli occhi lucidi degli spettatori. È un momento sacro, in cui la musica diventa preghiera.

E proprio quando pensi che l’atmosfera non possa cambiare più, Casadei e Tomellini ti ribaltano la prospettiva. Arriva “Summer Rock”, una fusione spericolata tra Vivaldi e l’energia del rock. Le Quattro Stagioni diventano un festival alternativo, il Prete Rosso avrebbe battuto il tempo con i piedi.

Subito dopo, “Figaro Madness”, un Rossini elettrificato, scomposto e rimontato come una Formula 1. Un’esplosione di ironia e virtuosismo, dove il celebre barbiere sembra uscire da un videoclip dei Muse.

Il momento che ha infiammato la piazza arriva con “Get Lucky Hacked”, un duello di groove tra il violoncello e il pianoforte. Daft Punk viene rivisitato come una suite per strumenti classici con anima funk. Il pubblico batte le mani a tempo, i bambini ballano. Il beat è vivo.

Poi il cuore: “Soul in Music”, una composizione originale di Casadei. Un brano che sembra scritto per essere colonna sonora della vita. Sospeso, delicato, potente. Un viaggio interiore.

E si continua con un’altra incursione nel presente: “Head & Heart Hacked”, dove il successo di Joel Corry viene destrutturato, privato dell’elettronica banale e rivestito di armonie classiche e battiti veri. Qui si capisce che Eklectric Duo non copia, ricrea.

E infine, il colpo di grazia, “Struggle for Pleasure Hacked” di Wim Mertens si fa strada tra le emozioni più profonde, una corsa verso la luce, fino ad arrivare al gran finale dove non poteva mancare il tributo ad Avicii, anima fragile e luminosa, che con ‘Levels’ ha scritto una pagina immortale della musica elettronica: Eklectric Duo lo ha riportato in vita, trasformando il dolore in danza, la memoria in luce.”: “Levels Hacked” di Avicii. Ma anche qui, non è Avicii. È Bach che incontra Ibiza, è un addio e una rinascita, è una pista da ballo che si trasforma in un tempio.

Elisa Tomellini: il pianoforte diventa elettricità: Quello che mi ha travolto — e qui le parole devono inchinarsi al vissuto — è stata l’energia di Elisa Tomellini. Non solo una pianista di fama mondiale, ma una performer che trasforma il pianoforte in un’estensione del suo corpo e della sua visione. Le sue mani sicure, veloci, potenti, accarezzavano e scuotevano i tasti in un ritmo perfetto tra tecnica e cuore, tra grazia e rock.

Era come vedere il pianoforte diventare elettrico, pulsante, capace di vibrare come una chitarra distorta e sussurrare come un’arpa, il tutto nello stesso brano. Un cocktail perfetto di forza, delicatezza e passione.

Alberto Casadei: il compositore hacker della musica: Casadei è il genio calmo e visionario. Dietro la sua eleganza scenica si nasconde una creatività febbrile: ha riarrangiato i brani classici e moderni con un coraggio da hacker musicale, fondendo mondi che sembravano inconciliabili. Non si limita a suonare, Casadei ricostruisce, reinventa, scolpisce nuove identità sonore.

Il suo violoncello elettrico è una creatura mitica, sacra e ribelle, capace di attraversare Rossini e Daft Punk con la stessa eleganza feroce, senza mai perdere un grammo di dignità né di groove. In Casadei convivono la disciplina della grande scuola classica e una voglia viscerale di rompere le barriere, di portare la musica oltre ogni confine.

Il successo della serata non ha avuto bisogno di parole: lo ha urlato il pubblico con il cuore, in un applauso che si è fatto onda, e poi si è alzato in piedi, trasformandosi in una standing ovation calda, grata, incontenibile — un abbraccio collettivo a due artisti che avevano appena regalato magia.

Quando l’arte accende le connessioni: Alla fine del concerto, travolto da tutto questo, non ho potuto far altro che avvicinarmi a loro. Con lo stesso spirito con cui un poeta chiede ad altri due artisti di scrivere insieme una nuova pagina. Ho detto loro: “Questa energia deve continuare. Deve essere raccontata. Deve entrare nelle storie che fanno bene, che ispirano”.

Così è nata l’idea: dedicare una puntata speciale di “Ogni giorno è una storia” su Talk City Web Radio al loro percorso, al progetto Eklectric, alla loro visione. Una storia che parla di musica, ma anche di rinascita, di coraggio, di frontiere artistiche superate senza mai perdere autenticità.

E poi, perché no? Invitarli a Fiumicino. Con il patrocinio del Comune, in un evento che riprenda lo spirito di Otranto, portando la musica tra le persone, tra le pietre, sotto il cielo. Perché la bellezza va condivisa. E va fatta vivere ovunque.

Conclusione: Eklectric Duo, un esperimento riuscito: Quello che ho visto — e ascoltato — non è stato un concerto qualsiasi. È stato un esperimento riuscito di bellezza, di contaminazione intelligente, di capacità di emozionare senza fare rumore, ma lasciando un’eco potente.

Eklectric Duo non cerca di stupire. Riesce a farlo naturalmente, con garbo e con grinta. È una delle espressioni migliori di una nuova visione musicale: colta ma accessibile, sofisticata ma coinvolgente, elettronica ma umana.

Mi sono allontanato da quella piazza con un sorriso, un paio di lacrime, e una certezza: la musica, quella vera, trova sempre la strada. Anche tra i vicoli di Otranto, in una notte d’agosto.

Per saperne di più:

? https://www.youtube.com/@eklectricduo;? www.albertocasadei.com;? www.elisatomellini.com;? www.dinotropea.it;? https://www.youtube.com/@talkcitywebradio

Di Dino Tropea

Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.

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