Un libro che nasce da una crisi reale e diventa un atto di libertà. Tra lettere, emozioni e immagini simboliche, l’autrice costruisce un dialogo potente con sé stessa e con il lettore, lasciando spazio a fragilità e coraggio senza mai cercare perfezione.

Ciao Emanuela, parto da una cosa molto concreta: scrivi “Smettila di trattenerti. AMA.”. Quanto è stato difficile passare da quella frase alla vita reale?

Tanto. È stato molto difficile per una persona come me, che ha sempre cercato di tenere tutto sotto controllo. E in realtà lo è ancora: non è mai un punto d’arrivo, ma sempre un punto di partenza. Per arrivare davvero a quella frase ho dovuto attraversarla prima. Non l’ho scritta perché suonava bene, ma perché l’avevo già vissuta. Non avrebbe senso, per me, scrivere qualcosa senza esserci passata dentro. E viverla è stato uno dei momenti più difficili, perché dentro di me c’era uno strappo continuo: tra quello che pensavo fosse giusto fare e quello che sentivo davvero. Scrivere è stato il mio atto d’amore più grande verso me stessa.

Nel primo capitolo racconti l’immagine della “torta completa” e della fragola scelta “non per bisogno, ma per un atto d’amore”. È una visione bellissima, ma nella pratica è davvero sostenibile o a volte rischia di diventare una difesa?

Sinceramente, la prima cosa che mi sono chiesta leggendo questa domanda è stata: perché dovrebbe essere una difesa? Faccio fatica a vedere la scelta della “fragola” come una difesa, perché nel libro parlo esattamente del contrario: del mostrarsi, non del proteggersi. Per me la “fragola” è una scelta che nasce quando smetti di usare l’altro per bisogno e inizi a scegliere con consapevolezza e amore vero. Non è qualcosa che ti difende, è qualcosa che ti espone. Capisco però che possa sembrare una difesa se la si legge come una scelta “sicura”, o addirittura irraggiungibile. Ma nel mio caso non lo è stata. Non ho scelto per nascondermi, ho scelto per mostrarmi. E in realtà il libro è proprio questo: un atto di esposizione. Non di difesa.

Nel libro c’è un flusso molto spontaneo, quasi senza filtri. A tratti però questa libertà può risultare ripetitiva o molto personale: hai mai avuto il dubbio che il lettore potesse perdersi?

In realtà, più che il rischio che il lettore si perdesse, ho pensato che potesse annoiarsi. Durante le revisioni mi è venuta la tentazione di accorciare, di togliere, di rendere tutto più lineare. Poi però mi sono fermata e mi sono fatta una domanda: come vorrei che fosse letto questo libro? La risposta è stata molto chiara: vorrei che fosse letto piano, una lettera alla volta. Anche una lettera al mese, come qualcosa da meditare, più che come un romanzo da divorare tutto d’un fiato. Poi mi è stato detto che qualcuno lo ha letto anche così, tutto insieme, e ne sono stata felice. Ma io l’ho pensato come un tempo lento, da attraversare. Da lì è nata anche l’immagine che ho inserito nella nota iniziale: so che alcuni contenuti si ripetono e so che il libro è molto personale. Ma è proprio questo il punto. Ho voluto portare me stessa fuori, mostrarmi davvero, con l’idea che potesse essere di aiuto a chi si è trovato nella mia stessa situazione. Quanto alla ripetizione, per me non è un limite ma un linguaggio. Dipingo anche icone, e lì si usano spesso gli stessi colori, strato dopo strato. Noi siamo fatti a strati, come alcune torte che diventano vere e proprie opere d’arte. E noi siamo questo: opere d’arte. Siamo da contemplare, pennellata dopo pennellata, strato dopo strato, perché sotto ogni strato c’è una nuova pennellata  di bellezza, di comprensioni nuove. Tornare sulle cose non significa necessariamente ripeterle, ma anche attraversarle ogni volta in modo più profondo.

Guardando avanti, questo libro sembra un punto di partenza più che di arrivo. Ti immagini già in una narrativa più strutturata o resterai in questa forma così intima e diretta?

Questa domanda mi fa molto piacere, perché sì: questo libro è stato un punto di partenza.
Non mi vedo in un solo genere. Da una parte sento il bisogno di strutturarmi sempre di più, dall’altra so che Caro Mr. Strawberry continuerà a esistere, perché è una parte autentica di me. In realtà sono già al lavoro su un romanzo, mi mancano pochi capitoli alla fine. È pensato come un vero e proprio K-drama e lo sto condividendo su Wattpad. È una rom-com, ma non lascia fuori la parte più profonda. Anche lì cerco di portare quello che ho vissuto, il mio modo di sentire e di raccontare l’evoluzione dei personaggi. La cosa che mi affascina è che ci sono due punti di vista che partono dalla stessa ferita, ma la vivono in modo diverso. Nella mia testa, che va sempre velocissima, ci sono già tanti progetti: nuovi romanzi, altre lettere. Ognuna avrà la propria forma!

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