
Dopo quasi cinquant’anni di scrittura silenziosa, Emilio Condello pubblica “Piove”, terzo singolo nato dalle immagini più drammatiche della cronaca recente, tra la guerra in Ucraina e il naufragio di Cutro. Un brano che non vuole fare protesta, ma dare voce allo strazio di chi assiste impotente.
Hai detto che “Piove” nasce da immagini molto forti viste in televisione e online. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quel dolore doveva diventare una canzone?
Scrivere e cantare è il mio modo naturale per esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni. Piove è stata un’esplosione improvvisa e incontenibile di tutto ciò.
Nel brano si sente una tensione continua, quasi trattenuta. Ti dico la verità: in alcuni punti avrei voluto sentirti lasciare andare ancora di più la voce. È stata una scelta restare così contenuto?
Sì. E’ stata una scelta ponderata. Ho voluto rappresentare una realtà atroce lasciando all’ascoltatore la possibilità di far nascere dentro di sé le stesse dolorose emozioni che stavo provando io.
Dopo tanti anni passati a scrivere senza esporti davvero, cosa ti sta dando oggi questa nuova fase della tua vita artistica?
Oggi sto provando le stesse emozioni e sensazioni di quando ero un ragazzo pieno di sogni. Da adulto, però, ho più paura di illudermi rispetto a prima ma ho meno freni inibitori che3 mi trattengono…quindi, va benissimo così!
Nel testo c’è una frase molto forte come “le mie lacrime diventano pioggia”. Ti rappresenta anche come uomo oltre che come autore?
Mi rappresenta tantissimo come uomo. Vorrei che rappresentasse tutti quelli che, come me, piangono nel loro cuore per queste atrocità.
