Con questo brano, Emilio Condello dimostra che la profondità non ha bisogno di eccessi. La sua scrittura resta essenziale e diretta, ma capace di evocare immagini molto vive. Le domande esplorano il confine tra vissuto personale e racconto universale, cercando di cogliere l’origine di questa sincerità.

In “MaturoAmore” parli di “fermare il sole, spostare i monti”. È una dichiarazione potente ma anche fragile. Ti riconosci ancora oggi in quella stessa intensità?

Assolutamente sì. In amore forza e fragilità convivono sempre in un equilibrio pressoché perfetto

Dopo aver scritto per quasi cinquant’anni, cosa ti ha spinto proprio adesso a pubblicare e metterti davvero in gioco?

Oggi, all’età di 66 anni, non sento il bisogno del successo, dell’affermazione e/o della Gloria ma semplicemente il desiderio della condivisione di ciò che mi fa star bene e mi emoziona. Il pensiero che ciò che scrivo possa aiutare qualcun altro a star meglio mi emoziona sempre.

La tua scrittura sembra arrivare da un altro tempo, dove le immagini avevano più spazio. È una scelta consapevole o è semplicemente il tuo modo naturale di raccontare?

Qualcuno mi ha detto “è vecchio tutto quello che lei fa” (Luci a San Siro-Vecchioni). Io sono così: mi viene naturale dare corpo e volume ai miei sentimenti.

Ascoltando il brano, viene spontaneo chiedersi: questo è un punto di arrivo o un nuovo inizio?

Hai presente la “vite senza fine”? Là dove finisce, ricomincia, senza soluzione di continuità.

https://youtube.com/@emiliocondello-music?si=NK9rR9qiXVEfn2by

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