Enrico Lombardi: la bellezza passa anche per la madre terra

Nuovo singolo per il cantautore abruzzese Enrico Lombardi che decide ora di rivolgersi alla Madre Terra, con un focus intimo e personale al suo territorio che ha ispirato queste liriche dalle linee pop che sottolineiamo essersi macchiate d’America e di un rimando intrigante al folk. Parliamo di bellezza, quando la bellezza è amore indiscriminato nel suo significato collettivo e sociale. “Girasole” è un brano che oggi più che mai, ecologia a parte, porta alta la voce di un bisogno comunitario. La bellezza passa anche da qui, dal bisogno comune… e la canzone di Lombardi si rende opportuna e poetica.

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza. Non ci fermiamo alla bellezza da copertina… cerchiamo di andare oltre. Per Enrico Lombardi, cos’è la bellezza?
Ah, così… subito una domandona a bruciapelo! Beh, vediamo… Senza pensarci troppo, mi viene in mente l’alba solitaria in montagna, a Campo Imperatore in Abruzzo, nel silenzio di quello spettacolo disarmante. Beh anche l’alchimia che si raggiunge con gli amici musicisti quando in sala prove improvvisi un flusso sonoro continuo per ore e ore, e ci sono precisi momenti in cui tutto diventa uno. Ah, e mettici anche Weird Fishes dei Radiohead e Universo di Cristina Donà.

Che poi per un cantautore si presenta l’annoso problema tra contenuto ed estetica. Come riesce a trovare un equilibrio buono che metta pace a questa guerra?
Non lo so proprio, sai. Forma e sostanza sono entrambi importanti, forse il modo migliore è cercare una coerenza nel rapporto indivisibile tra questi due elementi. Se sei un artista introspettivo forse non ha senso cercare un’estetica sgargiante nel tuo modo di porti, si noterebbe un contrasto tra ciò che sei e come appari. Questo vale nella comunicazione come nella composizione. Ma poi dicendo questo temo anche di generalizzare, voglio dire: un artista può vivere più stagioni spesso molto diverse tra loro, e poi magari lo stato di inquietudine generato da questo contrasto può essere una deliberata intenzione artistica, di destabilizzazione. Alla fine potrebbe bastare essere in pace con sé stessi, in quell’equilibrio precario e momentaneo che può essere un album musicale: una raccolta di canzoni come una temporanea consapevolezza di ciò che siamo, nel contenuto come nell’estetica, di cosa vogliamo dire apparendo al tempo stesso in quella forma specifica.

Parlando di estetica: a “Girasole” hai dedicato grande parte di colori e di immagini, dalla copertina a quel certo modo di apparire in foto. Quanto tutto questo ha condizionato e contribuito a scrivere il brano?
I colori della copertina e quelli delle foto che accompagnano l’uscita del singolo sono conseguenti al respiro che il brano ha trasmesso, all’ascolto del master finale, a me e ai professionisti visivi a cui mi sono affidato. Anche merito sicuramente di un approccio analogico alla produzione musicale. La bellissima copertina è frutto del lavoro di Evgenyia Shalak: l’illustratrice ha saputo rimandarmi indietro, dopo l’ascolto della canzone, l’idea di una natura che, anche quando soffre per il nostro menefreghismo, lo fa in modi meravigliosi, con una lacrima arcobaleno. La foto nel campo di girasoli è invece un esperimento visivo messo in atto con una giovane e illuminata fotografa, Martina Tarquini: insieme abbiamo provato a rappresentare il significato della canzone in un istante fotografico. Ecco, non so se ci siamo riusciti, ma a me piace un sacco il risultato, e siamo anche stati fortunati: i girasoli un po’ appassiti e rovinati, al termine della loro vita stagionale, insieme a me che con uno stetoscopio li ascolto, e poi il fuori fuoco sui lati dell’immagine a dare un carattere onirico.. credo che tutto ciò assuma un significato vicino a quello che intendevo esprimere con la canzone.

Ecologia, natura e terra quotidiana. Ma in qualche modo, nella metafora del “girasole” esiste anche un piano sociale della canzone? Come stiamo distruggendo la terra, stiamo anche distruggendo la spiritualità?
Un bel punto di vista il tuo, non ci avevo pensato… Si, mi trovo d’accordo: credo che inconsciamente ho voluto trasmettere anche un senso di smarrimento dei giorni nostri. Rispetto alle generazioni passate viviamo uno stato di benessere diffuso, un benessere che mai era stato raggiunto. Ma siamo anche maledettamente soli, magari connessi a migliaia di amici virtuali ma solitari quando si tratta di condividere esperienze, gioie, dolori, vita. Una vita sicuramente più individuale che collettiva, ecco. E il Covid ora ci sta dando un colpo di grazia non di poco conto. Il fatto poi che questa piaga provenga forse da un rapporto sbagliato con la natura, dallo sfruttamento degli animali, dall’inquinamento, credo chiuda il cerchio. Si, Girasole ha in questo senso un intento sociale, quello di stimolare consapevolezza per ristabilire un rapporto equilibrato tra la natura e il nostro viverla insieme.

Troviamo che meno cura ci sia stata nel video con molte meno attenzioni per le apparenze. Tra fotografie e video c’è una differenza, in tal senso, notevole. Come mai?
Il video nasce un anno fa, all’interno di una live session insieme ad altri artisti, per questo ha tra l’altro un audio diverso dal master poi uscito nelle piattaforme di streaming. Girasole sarebbe dovuta uscire nella primavera del 2020, ma poi sappiamo che cosa è successo. Il budget limitato in mio possesso mi ha spinto alla scelta di portare avanti, insieme alla canzone, solo l’ottimo videoclip girato da Matteo D’Aloia e Agostino Potenza, e di non poter aggiungere un video per così dire “ufficiale”, con il master sincronizzato e un racconto più ampio del significato della canzone. Per questo motivo si può notare perciò anche uno scollamento comunicativo tra i colori dell’illustrazione e insieme le foto di lancio con il grigio statico del capannone nel quale abbiamo girato il videoclip in live session. Amen, certo oggi proverei un insieme comunicativo più coordinato, ma non è che ora non ci stia dormendo la notte.

E a chiudere: scendendo proprio nel pieno della metafora e delle immagini di questo brano. Un “girasole” oggi, in questa emergenza, cosa direbbe dell’uomo di questa terra?
Che in questi tempi di Covid siamo messi davanti alla difficile scelta di svegliarci, per provare a ritrovare una comunione con noi stessi e quindi anche con la natura di cui siamo parte integrante. Sta solo a noi e, lo ammetto, io ho più paura che fiducia nel futuro.