Un mix inconfondibile di comicità, malinconia e riflessione ha caratterizzato lo spettacolo di Enrico Montesano, che ha coinvolto il pubblico del Teatro Vittorio Emanuele nella serata di Città Spettacolo Teatro di venerdì 16 gennaio. Una carrellata ironica di attimi, abitudini e storie di un tempo passato messe a confronto con il presente.
Accolto con grande calore dal pubblico di un teatro sold out, Montesano si è presentato sul palco con la semplicità arguta di un comico, anzi di un “attore comico”, come lui stesso ama definirsi. Un istrione che cerca la verità nella risata: non una risata fine a se stessa, ma un’ilarità che spazia dalla descrizione di fatti e personaggi concreti all’interpretazione dei loro vizi, virtù e comportamenti esasperati e, proprio per questo, ridicoli.
Lo spettacolo non poteva che aprirsi con il racconto di alcune barzellette, tutte costruite sull’uso ambiguo delle parole, su circostanze equivoche e personaggi bizzarri, accolte con piacere e grandi risate da tutto il pubblico.
L’ilarità ha però lasciato spazio anche a temi seri, come l’ambiente, la conservazione della natura e la scarsa cura riservata al mondo che ci circonda. Tematiche affrontate dall’attore attraverso la lettura di uno scritto, sorridendo amaramente sull’indifferenza con cui spesso trattiamo il pianeta.
La performance, dal titolo “Ottanta voglia di stare con voi”, ha affrontato il tema delle differenze tra la sua generazione – su cui ha scherzato ricordando i suoi ottant’anni – e quella attuale: dai giochi poveri fatti di pietre, mollette e fantasia ai videogiochi hi-tech dei giovani di oggi; dai sogni di un futuro migliore alla realtà di ingiustizie e guerre che continuano ad affliggere il presente.
Montesano ha ricordato un tempo in cui non esistevano la televisione e gli smartphone, quando il telefono era nero e aveva la rotella. Perché, come ha sottolineato, «non c’è futuro senza memoria»: ricordare ciò che eravamo è fondamentale per comprendere il presente, una realtà che spesso si rivela più ironica e satirica di qualsiasi spettacolo comico.
Ottant’anni di mutazioni antropologiche e sociali che, a ben vedere, risultano talvolta più grottesche del grottesco, più assurde di uno spettacolo di cabaret e dunque materia prima ideale per un lavoro come il suo.
Intenso il monologo satirico sulla trascuratezza nei confronti della lingua italiana, sempre più spesso sostituita da termini stranieri. Un’occasione per coinvolgere ironicamente il pubblico nella ricerca di equivalenti italiani di parole ormai d’uso comune, ma che potrebbero essere facilmente sostituite da espressioni chiare e comprensibili a tutti.
Non è mancata, nel finale, la satira politica, sviluppata attraverso il ricordo di vari personaggi degli ultimi decenni, raccontati senza mai rinunciare all’ironia sul loro modo di porsi, di parlare e, nel caso di Berlusconi, di interloquire con i leader stranieri.
La satira ha colpito anche i politici attuali, le loro esagerazioni fisiche e comportamentali e il modo in cui spesso si propongono come salvatori della patria. Da qui il sorriso con cui Montesano ha espresso il desiderio di tornare alla Prima Repubblica, ironizzando anche con il sindaco e auspicando un ritorno di Mastella e magari di De Gasperi.
Grande ironia ha accompagnato anche il ricordo di chi ha tentato di svendere il Paese, delle rivelazioni emerse con il processo di Mani Pulite e con Di Pietro, del ruolo della Chiesa a Milano e dei famosi 460 indagati, di cui – ha ricordato sorridendo – solo due finirono in carcere.
Ha poi richiamato le numerose costruzioni abusive, delle quali spesso non si è mai scoperto il vero responsabile, in un continuo scaricabarile capace di rubare la scena al più appassionante degli spettacoli comici.
«Cose che oggi non succedono più», ha affermato con sarcasmo, «perché oggi si ruba in modo più semplice e diretto».
Uno spettacolo piacevole e brillante, scivolato via fino alla fine quasi senza accorgersene, che ha confermato la straordinaria capacità scenica e cabarettistica di Montesano. Divertenti i riferimenti storici, efficaci le evocazioni di personaggi e circostanze, il tutto impreziosito da alcune scenette del suo repertorio, come quella del pensionato Torquato, con cui l’attore ha concluso l’esibizione tra cori musicali e un lungo applauso del pubblico.
Eusapia Tarricone
