Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com Roma, 13 novembre 2025 – 17:00 CET – Enzo De Camillis, regista e set designer, si racconta in esclusiva per MondoSpettacolo sul suo nuovo spettacolo teatrale “Pasolini: Un Caso Mai Chiuso”, in scena al Teatro Brancaccio il 1 dicembre 2025. Liberamente tratto dal libro omonimo dell’avvocato Stefano Maccioni, lo spettacolo esplora l’omicidio irrisolto di Pier Paolo Pasolini, unendo elementi giudiziari, artistici e civili in un “tribunale teatrale”. Con un cast che include Irma Ciaramella, Stefano Maccioni e Tonino Tosto, De Camillis riporta in vita le domande irrisolte su Pasolini, intellettuale scomodo. In questa intervista, rivela ispirazioni, sfide registiche e il lascito attuale del poeta. Guardiamolo insieme e immergetevi in un viaggio tra arte, giustizia e coscienza collettiva!

Enzo, lei ha già esplorato la figura di Pier Paolo Pasolini in lavori precedenti, come il documentario “Un Intellettuale in Borgata” del 2014. Cosa l’ha spinta a tornare su questo tema con uno spettacolo teatrale come “Pasolini: Un Caso Mai Chiuso”, e in che modo questa produzione si differenzia dai suoi progetti passati?
Nel mio primo lavoro il doc UN INTELLETTUALE IN BORGATA con la partecipazione straordinaria di Leo Gullotta, mi fu commissionato dal Comune, Municipio XII. Nel quartiere di Monteverde dove Pasolini ha vissuto dal 1954 al 1963 ho vissuto e sono nato in quella stessa a suo tempo borgata. il film è un dialogo tra due generazioni diverse vissute nella stessa periferia, quella di Pasolini e quella del sottoscritto. E’ una riflessione sulla cultura popolare come forma di resistenza sulla bellezza e su la rabbia delle periferie. Un caso mai chiuso, è ripreso dal libro scritto dall’Avvocato Stefano Maccioni in un percorso teatrale e non cinematografico. Si indaga su l’assassinio del poeta rimettendo in campo l’apertura del processo come momento di riflessione collettiva e civile. Il teatro diventa così un aula simbolica dove le parole, le domande e le omissioni tornano a vivere davanti al pubblico. In questo spazio teatrale si restituisce a Pasolini la possibilità di “parlare ancora”, trasformando la ricerca di verità in un atto artistico e morale, nel segno della giustizia e della libertà di pensiero.
Lo spettacolo è liberamente tratto dal libro omonimo dell’avvocato Stefano Maccioni. Come ha affrontato l’adattamento dal testo scritto alla scena teatrale, soprattutto considerando che Maccioni è anche uno degli interpreti?
Il teatro sarà un tribunale, due attori, Tonino Tosto e Irma Ciaramella con l’avv. Stefano Maccioni. Il tema è la riapertura del processo a Pasolini, tra arte, verità e coscienza civile.
Il titolo “Un Caso Mai Chiuso” si riferisce all’omicidio irrisolto di Pasolini nel 1975. Quali elementi del mistero e della controversia giudiziaria ha voluto evidenziare nello spettacolo, e crede che possa contribuire a riaprire il dibattito pubblico dopo 50 anni?
Il valore politico e culturale di Pasolini, le sue denunce restano attuali, come se il suo pensiero processasse ancora la società. Riaprire il caso significa confrontarsi con l’eredità di un intellettuale che aveva denunciato il potere, le disuguaglianze e la perdita dei valori. Le sue parole restano un atto d’accusa contro l’omologazione e l’indifferenza della società, rendendo il suo pensiero ancora oggi un processo riaperto al nostro tempo.
La rappresentazione include elementi di reading teatrale e musicali. Come ha integrato la musica e le letture per evocare l’essenza di Pasolini, poeta, intellettuale e critico sociale?
No. E’ una composizione di confronti tra accuse, mancanze di prove, depistaggi arricchito da immagini e documentazioni proiettate durante il lavoro.
Il cast vede Irma Ciaramella, Stefano Maccioni e Tonino Tosto come interpreti. Cosa l’ha portata a scegliere questi artisti, e come ha diretto le loro performance per catturare la complessità della figura di Pasolini?
Ho già lavorato con loro in spettacoli precedenti e mi affido alla loro esperienza e al loro credo pasoliniano. Rappresentano la memoria collettiva, le domande irrisolte e le coscienze civili che, dopo cinquant’anni, chiedono ancora verità. La lo recitazione è autentica, vicina al linguaggio della realtà più che alla finzione teatrale perché in questo “tribunale” non si recita si testimonia.
Essendo un set designer di formazione, come ha influenzato il suo background la scenografia e l’allestimento dello spettacolo al Teatro Brancaccio? Ci sono elementi visivi specifici che aiutano a immergere il pubblico nella Roma pasoliniana?
La scenografia ci darebbe un ambiente che in questa rappresentazione non è opportuna. Dobbiamo focalizzare i personaggi sul palco con il loro dire, con il loro confrontarsi, proiettando dietro le loro spalle le foto di Pasolini e degli attori, testimoni e atti processuali, che ricordano il suo percorso storico nei fatti della sua storia. Dall’articolo IO SO.. del 1974 sul Corriere della Sera, a l’intervista di Enzo Biagi sul potere televisivo, i reperti trovati e i DNA mai analizzati.
Pasolini è una figura iconica e controversa nel panorama culturale italiano. In che modo “Pasolini: Un Caso Mai Chiuso” esplora non solo la sua morte, ma anche il suo lascito artistico e il suo ruolo di “intellettuale scomodo” nella società contemporanea?
Pasolini oggi sarebbe stato scomodo, come lo era allora: un intellettuale libero, capace di smascherare le ipocrisie del potere e di raccontare con coraggio ciò che molti preferiscono non vedere. La sua voce, seppur spezzata, continua a interrogare le nostre coscienze, ricordandoci che la libertà di pensiero non deve mai essere messa a tacere. Questo lavoro vuole restituire a Pasolini la sua forza più autentica — quella di chi non si arrende davanti alla menzogna e alla rassegnazione, ma continua a chiedere giustizia, bellezza e verità.
Lo spettacolo va in scena il 1 dicembre 2025, in prossimità dell’anniversario della morte di Pasolini. Pensa che questo timing possa amplificare l’impatto emotivo e mediatico, e quali reazioni si aspetta dal pubblico romano?
Pasolini è stato – più di ogni altro – un poeta della romanità popolare: ha raccontato le borgate, la gente comune, la lingua e l’anima contraddittoria della città. Per il pubblico romano, vederlo ricordato al Teatro Brancaccio, nel cuore di via Merulana, significa riconnettersi con una memoria collettiva. È un ritorno simbolico di Pasolini nella sua città, quella che lo ha amato e ferito, e che ancora oggi si specchia nei suoi versi e nelle sue denunce.
Come regista, quali sono state le sfide maggiori nel trattare un tema così delicato come un caso giudiziario aperto, evitando sensazionalismo e mantenendo un approccio rispettoso verso la memoria di Pasolini?
Affrontare un progetto come “I processi di Pasolini – Un caso mai chiuso” significa misurarsi con una materia complessa e ancora viva. Le sfide maggiori sono non tradire il pensiero di Pasolini e non dare per certe ipotesi che la storia non ha ancora dimostrato. L’intento non è riscrivere la verità, ma riaccendere il dibattito, ridare voce a chi quella verità l’ha cercata con coraggio e dolore. Come regista ho scelto di “restituire i fatti attraverso la forza del linguaggio teatrale e visivo, senza mai indulgere al sensazionalismo”. L’obiettivo è portare in scena un Pasolini “vero, scomodo, libero”, evitando semplificazioni o giudizi postumi, ma lasciando che sia la sua stessa parola a parlare al pubblico di oggi.
Guardando al futuro, dopo questa produzione, ha in mente altri progetti legati a Pasolini o a figure del cinema italiano? E cosa consiglia agli spettatori per prepararsi a “Pasolini: Un Caso Mai Chiuso”?
“Il tema di Pier Paolo Pasolini è centrale, ma sicuramente non l’unico — soprattutto in questo momento sociale in cui la democrazia appare debole e sotto pressione. Gli spettatori vengono invitati a seguire Pasolini per capire come è stato trattato, screditato, per ciò che ha detto cinquanta anni fa e che oggi riscopriamo ancora d’attualità. Nel frattempo sto preparando un progetto filmico su un tema altrettanto scottante: la detenzione cautelare in un carcere femminile. È una storia vera, che indaga gli arresti per presunti colpevoli e le condizioni di chi vive in attesa di giudizio.”
di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Enzo De Camillis.