Erika Diamanti intervista Giuseppe Manfridi

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Cari amici di Mondospettacolo oggi la vostra Erika Diamanti intervisterà per voi Giuseppe Manfridi, regista e autore teatrale.

Giuseppe, sei da poco andato in scena al Teatro Lo Spazio con “Ti amo Maria in jazz” con Nelly Jensen. Di cosa parla questa bruciante storia d’amore?

Di una persecuzione amorosa. Oggi parleremmo di stalking,. Quando ho scritto il testo, però, il termine non era in uso, e poiché le parole fanno le cose, il mio personaggio femminile, costretto a subire il ritorno di un uomo con cui ha avuto una breve storia d’amore dieci anni prima, non sa come comportarsi. Lui si stabilisce all’interno del palazzo di lei, braccandola sul pianerottolo di casa,  dove Maria è alla fine costretta a ristabilire con l’uomo un assurdo ménage.

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Per arrivare al tuo livello di interpretazione così straordinaria, quanti anni di studio ci sono voluti, a parte la tua  capacità interiore dell’artista che sei?

E’ stata la pratica costante del teatro che mi ha fatto vivere il recitare anche come autore. Nel senso che ogni commedia che scrivo, la scrivo interpretandola e simulando le voci di ogni singolo personaggio. Questo ha sicuramente acuito la mia predisposizione ad affrontare anche ruoli non scritti me.

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Sappiamo che hai scritto sceneggiature di film come Vite strozzate, Tutte le donne della mia vita, Maniaci sentimentali, ecc ma  a teatro sei un portento innato. In cosa che ti senti più portato?

Il teatro è per me la premessa di tutto. Amo profondamente il cinema, ma più da spettatore. E’ solo in teatro che sento di poter dire ciò che, come artista, mi riguarda davvero.

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Sei felice?

A tratti. Come chiunque, penso. Pascal sosteneva che l’essere umano è felice solo quando si dimentica che deve morire. Il che, appunto, avviene a tratti. Ad esempio, ora, mentre sto scrivendo queste risposte, sono rilassato. Mi accontento.

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Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

A dicembre presenterò, interpretandolo, il sesto atto del mio progetto DIECIPARTITE. al Teatro Dell’Angelo, dove poi lavorerò con Antonello Avallone in ‘Delitto perfetto’. In primavera sarò al Piccolo Eliseo in un testo di Amelie Nathomb ‘Cosmesi dell’assassino’, con Kaspar Capparoni, e con la regia di Chiara Noschese. Nel frattempo ho un po’ di commedie mie che vanno in scena. Il 13 febbraio, ad esempio, Francesca Benedetti presenta al Teatro Argentina, con la regia di Marco Carniti, il mio testo ‘L’indecenza e la forma’, che ho scritto per lei.

Erika Diamanti