Erika Eramo: “I tormentoni spengono i neuroni… ci penso io a riaccenderli”

Amici di Mondospettacolo, oggi nel giorno degli innamorati, torna l’intervista all’affascinante Erika Eramo, amica giornalista dall’animo artistico e dai mille interessi

Come sempre la nostra sensualissima e affascinante giornalista, ha risposto alle mie domande con grande entusiasmo, inviandomi a corredo questi bellissimi scatti che la ritraggono in tutta la sua straordinaria femminilità.

Cara Erika festeggi San Valentino oppure non ti interessa?

Grazie Alex. Più che il giorno dell’amore oggi ricordo la morte di Marco Pantani, avvenuta esattamente venti anni fa. Riascoltiamo tutti la canzone degli Stadio dal titolo “…e mi alzo sui pedali”: “in fondo una salita è una cosa anche normale, assomiglia un po’ alla vita, devi sempre un po’ lottare”. Quello che gli hanno fatto ancora invoca giustizia. La sua esistenza sempre in equilibrio tra la gloria e la polvere, l’accanimento contro e la conseguente solitudine, il talento unito alla caparbietà, mi hanno sempre ammaliato. E’ stato l’ultimo capace di vincere nello stesso anno Giro d’Italia e Tour de France. Era il 1998 ed ero in Francia, dove si disputava il mondiale di calcio. Venni messa alla berlina perché avevamo perso i quarti di finale ai rigori contro di loro, ma io, che ho spesso la risposta pronta, li stroncai sul nascere: “Eh però…Pantani, vi ha fatto male Pantani…”.  Era il mio antidoto alla loro strafottenza. Quando morì non se ne andò solo il pirata, ma un’intera stagione di vita. Sapevi che aveva confidato ad alcuni suoi amici che dopo il ciclismo si sarebbe voluto dedicare alla musica? Chissà…forse non avrebbe scalato solo cime, ma anche classifiche.

No, non lo sapevo. A proposito di musica, visto che si è concluso da poco il festival di Sanremo cosa ne pensi?

Sanremo è diventato un tritacarne blasfemo dove vige la legge della vendita a discapito del talento (salvo rare eccezioni), dove si impone solo chi ha un grosso seguito social, una casa discografica o una De Filippi potente alle spalle. La domanda che dovremmo farci è: tra cinquant’ anni cosa rimarrà? La qualità o la canzone commerciale? Certo l’ideale sarebbe avere entrambi gli aspetti, ovvero un ottimo testo, musica e voce che però venda anche, ma ormai l’utente medio è un imbecille che non ha proprio gli strumenti per capire cosa è artistico e destinato a durare. Un esempio lampante è Annalisa, una delle voci più belle della nuova generazione, costretta a fare canzonette adolescenziali per vendere. Non le si fa un favore facendole cantare pezzi non all’altezza del suo talento, ma la legge del mercato è spietata soprattutto se i cervelli sono morti da un pezzo. La tv, con i suoi programmi demenziali e buonisti, a parole promuove la pace e poi nei fatti si contraddice. È una vetrina della banalità trash dove è consentito il ballo del qua qua ma non si può parlare di guerra e profughi, tanto che i servi di sistema si sono dovuti scusare con l’ambasciata israeliana per aver urtato la loro suscettibilità. Ciò dimostra ancora una volta che i miei colleghi, agli ordini dei poteri finanziari e politici, così come i medici schiavi delle lobby farmaceutiche, sono delle prostitute intellettuali senza dignità.

Ti sei mai pentita di aver intrapreso una strada così difficile come quella giornalistica e di essere una libera professionista?

No, pentita mai, perché se non facessi quello per cui mi sento vocata sarei una disadattata. Altri percorsi professionali sarebbero stati più semplici e proficui, ma non sarei stata me stessa. Ho un forte bisogno di seguire la mia spinta interiore, di scegliere io modi, tempi e luoghi nelle collaborazioni, di poter variare negli ambiti di mia competenza. Se facessi la dipendente incapperei molto probabilmente in capi che amano essere compiaciuti, con un Ego ipertrofico, bisognosi di esecutori di comandi, più che di persone capaci e creative. Sarei perciò frustrata sia nella mia parte umana che in quella professionale, perché non riuscirei realmente a esprimermi. Mi sentirei come Alessandra Drusian (voce dei Jalisse) esclusa per 27 volte dalla kermesse quando su quel palco ci salgono cani e porci mentre lei, con la voce che ha, se li mette quasi tutti nel sacco.

Questa scelta d’indipendenza coinvolge anche la sfera privata?

Sì. In questa società la scelta più onesta che si possa fare è quella di non sposarsi e di non procreare, visto che la maggioranza sta insieme per noia, abitudine, convenzione sociale, mancanza di attributi nel non lasciare una situazione insoddisfacente. Mi fa ridere chi al giorno d’oggi ancora fa domande inopportune, soprattutto alle donne: “ma come non fai figli? Un giorno te ne pentirai! È la gioia più grande”. Non metto in dubbio che chi abbia questa visione del mondo incentrato sul mandare avanti la stupida razza umana (ndr, ride), non veda Oltre, eppure esistono dei modi altrettanti belli, se non addirittura superiori per sentirsi utili, mettendo a disposizione dell’umanità (e non solo del ristretto nucleo familiare) il proprio potenziale creativo e rigenerante. Per questo esiste l’opera d’arte che è assolutizzante per fortuna. Anche l’amore matrimoniale lo sarebbe se la gente avesse veramente coraggio di scegliere la felicità. Il grande sociologo Zygmunt Bauman in “Amore liquido” scrive: “L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana, ha bisogno di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno”.

Quali sono le cose che proprio non sopporti della modernità? E quelle che addirittura maledici?

Non sopporto la stupidità, l’ipocrisia, il pressapochismo, l’invadenza, la cattiveria, l’arroganza, il servilismo, la volgarità, la maleducazione e la falsa censura. Maledico l’omologazione fisica e mentale, tutti i veleni, quelli fisici (pseudo vaccini che mentre fingono di schermarti scatenano altri mali tra cui tumori e miocarditi, nonché recidive di persone considerate guarite, carne sintetica, farina di grillo…), informatici (identità e portafoglio digitale, 5G, intelligenza artificiale, o meglio “deficienza innaturale” come la chiamo io visto che si tratta di un software di plagio…) e ecofriendly (limite dei 30 km all’ora per le macchine fino alla follia della città dei 15 minuti, tutto sempre con la scusa del nostro bene, mentre con le scie chimiche ci intossicano dall’alto). Sono contraria a ciò che rende l’uomo malato, debole, recintato, controllabile, sostituibile con un codice a barre. Metterei questo, insieme alle puttanate gender fluid, nel calderone dei miei vaffanculo.

Quindi esiste un indottrinamento anche sessuale?

Pensa alla teoria gender fino alla deriva che respinge il corpo sessuato o alla pippa del patriarcato, tesa solo a generare confusione fin dalla tenera età e a creare una frattura tra uomo e donna. Addirittura abbiamo dovuto assistere alla stupidaggine che gli uomini si dovevano scusare, in quanto uomini, verso le donne. Dopo queste pagliacciate cambia qualcosa? Questa non è vera inclusione. La scuola dovrebbe insegnare a seguire la propria natura nel rispetto altrui, a farsi domande, in modo tale da crescere dei futuri adulti liberi sessualmente senza tabù, pregiudizi o condizionamenti di sorta. Come dice Alessandro F. di My Sexy Shops “crediamo nella libertà di fare quel dildo che ci pare!”. La sua idea è stata quella di creare un e-commerce di articoli per adulti interamente italiano, dove ognuno possa sentirsi a proprio agio e mai sessualmente sbagliato, ed eventualmente consigliato –in futuro, perché no? – anche da un team di psicologi e sessuologi. Ogni due mesi circa scegliamo un capo di punta da pubblicizzare. Da sei mesi collaboriamo insieme perché ci accomuna lo stesso credo. Per San Valentino abbiamo optato per il “Body sexy obsessive Leo-Set” con vista posteriore in due pezzi. Il nero con stampa leo, la coda e la fascia per capelli con le orecchie da gattina strizzano l’occhio ai giochi di ruolo animaleschi. Lo abbiamo trovato un giusto mix tra la festa degli innamorati ed il Carnevale appena trascorso. Per chiunque voglia dare un’occhiata al sito vi metto il link per sbirciare: https://mysexyshops.com/.

Chi è il fotografo con cui hai fatto questo meraviglioso set?

Luca Simeone, con cui collaboro da ben 5 anni, è un ingegnere meccanico ed aerospaziale, che ha lavorato in Italia e all’estero in varie aziende, mettendosi in luce anche come consulente privato per la realizzazione, tra l’altro, di una innovativa macchina per la produzione con alto rendimento di Ossidrogeno (gas di Brown) tramite elettricità ed elettrolisi dell’acqua. Proprietario di innumerevoli progetti 3D ferroviari ed aeronautici, ha realizzato un innovativo sistema fotovoltaico ripieghevole e facilmente trasportabile su siti operativi. Oltre ad essere geniale nel suo campo è umanamente gentile, propositivo, stimolante, ironico, creativo, affidabile e, soprattutto, anti sistemico! (ndr, ride). Qui trovate solo foto sue, dai vecchi set a quelli più recenti. Luca dimostra come si può riuscire contemporaneamente ad avere due anime quasi opposte, ma completamente coese.

C’è un collega che non giudica male questo lato artistico, ma ti sprona a continuare?

Sì e purtroppo proprio ieri, nella giornata mondiale della radio, lo abbiamo dovuto salutare. Parlo di Alberto Mandolesi, la voce della Roma per antonomasia, con cui ho iniziato a scrivere di calcio dopo aver preso il tesserino da pubblicista. Alberto diceva che sono molto fotogenica e senza trucco sto addirittura meglio. Poi però aggiungeva che, avendo ottimi bicipiti, più che realizzare set dovevo sfidarlo a braccio di ferro (ndr, ride). Diciamo che di colleghi così open-minded ne ho trovati pochi. Alberto oltre ad essere un grande appassionato musicale, come tutti sanno, era esperto della sua amata Provenza, tanto da suggerirmi spesso posti poco conosciuti in quella zona. Una persona speciale da cui imparare ogni giorno. Mancherà a tutti.

A parte le foto c’è qualche progetto di cui ci vuoi rendere partecipi?

Per scaramanzia non ne parlo, ma vi posso dire l’aria che tira ed è quella che respiravo una decina di anni fa. Oltre ai miei soliti settori di riferimento –cultura, sport e spettacolo- sto tornando ad occuparmi di associazioni/fondazioni no profit e di esoterismo/alchimia. Lo sguardo è rivolto all’etica e alla profonda conoscenza delle leggi universali, perché solo ciò che è giusto e amorevole a livello umanitario, in armonia col linguaggio numerico, può effettivamente compiersi. Siamo tutti interconnessi, ma tendiamo a dimenticarlo. Una storiella recita: “la formica che odiava lo scarafaggio votò per l’insetticida. Morirono tutti, anche la lumaca che si era astenuta”. Bisogna ricordare sempre la frase di Publio Terenzio Afro: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (sono un essere umano, tutto ciò che è umano mi riguarda) e smetterla di assecondare chi ci vuole “l’un contro l’altro armati”.

Cosa ti auguri per te e per gli altri?

Giovanni Allevi, una delle poche perle sanremesi, ha detto: “ognuno di noi è unico, irripetibile e a suo modo infinito”. Auguro a tutti di realizzare la missione che siamo venuti a compiere sulla terra, ascoltando il proprio intuito, leggendo molto per recuperare la comprensione del testo e la ricchezza del vocabolario, rialzando così la soglia di attenzione ed abbattendo l’analfabetismo funzionale. Siamo sottoposti quotidianamente ad un bombardamento pubblicitario che alimenta l’insoddisfazione, senza avere avuto il tempo di consapevolizzare il motivo della nostra insoddisfazione. I tormentoni, o il tormento dei neuroni come li chiamo io, abbassano il tono vitale ed ipnotizzano le menti più fragili. Il mio compito è alzare le frequenze vitali, accendere la mente, indurre la gente a guardarsi dentro. Il vostro quale è? Fatemelo sapere scrivendomi su Instagram (@adarduaadexcelsa).

Foto di Luca Simeone

Alex Cunsolo