Cari amici di Mondospettacolo, oggi, nel giorno del suo compleanno, torna l’intervista all’amica Erika Eramo, giornalista dall’anima artistica. Foto di Luca Simeone.

Ciao Erika! Tanti auguri e bentornata da noi. Come stai innanzitutto?

Ciao Alessandro, grazie. Benone, direi più viva e desiderante che mai!

Ti vediamo sempre intenta a condividere pensieri, viaggi e momenti della tua vita professionale, ma cosa riesce a farti emozionare davvero?

Sono una cerebrale, perciò mi emoziono difficilmente. Succede quando sento un senso di appartenenza con qualcuno, quando vedo un gesto tenero, un sorriso vero, un’attenzione particolare. Soprattutto mi emoziono quando posso aiutare una persona in difficoltà, nella vita di tutti i giorni o in un evento benefico. Spesso i ricordi mi commuovono. Mentre ricordo mi sfioro le tempie. Laureandomi su Gottfried Benn ho scoperto il perché: le tempie sono associate da una parte al cervello, organo ipertrofico dell’uomo moderno, e dall’altra all’arteria che le percorre, cioè al sangue che è vitalità. Il ricordo è qualcosa che, pur nella sua cristallizzazione, spinge ancora per risorgere alla vita. Ri-cordare, ovvero richiamare al cuore, è emozionarsi.

Hai un’immagine da bomba sexy ma sembri una guerriera sempre in procinto di nuove imprese. Sei più bambola o più pantera?

Nessuna delle due. Sono un mix tra un gatto che fa le fusa e una tigre che lotta. Facciamo che sono una micia con gli artigli.

Che aggettivi useresti per descriverti?

Mi sento erotica, determinata, ironica, cerebrale e molto passionale.

Posi con disinvoltura. Qual è il tuo segreto?

Credo sia una dote naturale. Ho un buon feeling con l’obiettivo e/o la telecamera perché ho un rapporto equilibrato col mio corpo. Va, però, saputo usare con intelligenza.

Perché hai deciso di unire alla sostanza una forma talvolta decisamente provocatoria, con il pericolo di essere fraintesa?

Oriana Fallaci, di cui ieri ricorrevano i 20 anni dalla morte, parlava ironicamente di stile minigonna, ovvero di un modo abbastanza lungo per coprire l’argomento e abbastanza breve da renderlo interessante. Inconsciamente credo di averlo applicato. Sono sempre stata fraintesa, fin da piccola, forse per l’approccio senza filtri, ma anche per la sensibilità differente. Fernando Pessoa, uno dei miei poeti preferiti, scriveva: «La principale differenza tra me e gli altri è che loro pensano attraverso i sensi mentre io sento con l’Intelletto». Per me è l’eterno gioco della vita, quello tra sensi e Intelletto, alla ricerca del Senso: l’andirivieni tra foto e testo lo esalta.

Qual è secondo te il motivo del fraintendimento?

La disattenzione imperante, l’analfabetismo funzionale e l’insoddisfazione cronica di coloro che sono depressi, repressi, compressi. In sintesi: lessi.

Secondo te, quindi, gli altri non ti capiscono veramente?

Aveva ragione il mio professore di filosofia quando all’università mi diceva: «Tu dai adito a mille interpretazioni. La gente è curiosa e si fa domande. Poi si dà le risposte… peccato siano tutte sbagliate». Lui è la persona più geniale che io abbia conosciuto. Purtroppo due anni fa è venuto a mancare. Mi piacerebbe trovare persone come lui con cui dare «lo smalto sul nulla», un’espressione benniana a me cara, che indica la volontà di cercare un significato nonostante il nichilismo imperante. I mass media hanno contribuito a questo processo di decerebrazione collettiva il cui feticcio è un’estetica vuota, omologata e autoreferenziale.

Chi è veramente Erika?

Erika è una persona camaleontica, un vulcano di anime e idee, una sperimentatrice che diversifica. La base è la comunicazione. Scrivere è il mio mestiere e, sinceramente, presumo di farlo bene. Ho un mio stile. Può piacere o no, ma so distinguermi dalla massa. L’immagine, altrettanto importante, è l’altezza che moltiplicata per quella base vi dà l’area — decisamente ampia — in cui mi muovo. Forse mi muovo troppo, ma «non amo che i pensieri nati camminando» diceva Nietzsche. Il 16 settembre, non a caso, si chiama il «giorno della vivace energia», quindi ho urgenza di produrre. Il mio problema è il tempo che non basta… fugge, fugge, ma dove andrà mai?

A cosa dobbiamo questo allegro e rivoluzionario spirito da simpatica canaglia?

Da neonata la pediatra mi fece cadere dal fasciatoio durante una visita e sbattei la testa. Pochi secondi mi persero di vista e io rotolai giù. Non stavo mai ferma. Dico sempre scherzando che in quel momento o divenni più intelligente o più matta. Siamo più belli quando rotolando cadiamo. Anche le stelle cadenti, rispetto a quelle fisse, sono seguite e apprezzate di più. Forse è una metafora della mia vita. Nei momenti peggiori ho sempre tirato fuori il meglio. Fare gol col culo per terra, di spalle e pure in rovesciata è più fico (vedi Maradona in Pescara-Napoli nella Coppa Italia il 2 settembre 1984). Trovatemi qualcosa di più spiazzante di questo!

Un tuo pregio e un tuo difetto?

Sono l’uno il contraltare dell’altro. Determinazione ferrea nel non farmi mai schiacciare dagli eventi e cocciutaggine estrema. Interessi molteplici e quindi difficoltà a incanalarli in un’unica direzione. Gentilezza e dolcezza, ma anche sfiducia e freddezza glaciale. Un casino di donna veramente… ma non mettetemi mai i bastoni tra le ruote del cervello!

C’è qualcosa di te che cambieresti?

Fisicamente il mio ginocchio destro. C’è qualcuno che lo vuole? Lo rottamo volentieri. Caratterialmente e mentalmente nulla. Sono molto contenta della donna che sono diventata, soprattutto quando sotto pressione creo il diamante, per usare una metafora del generale americano George Patton. Sono un essere in continua evoluzione. Se un domani mi accorgessi che un mio atteggiamento non mi permette di fare lo step successivo cercherei di modificarlo. Per esempio negli ultimi anni mi sono accorta che l’aver lavorato da sola mi ha precluso delle strade. Sto seguendo un percorso con Accademia Freelance di Matteo Mangili. Grazie al mio super coach Alessandro Canulli ho deciso di affiancare alla mia attività attuale un vero e proprio profilo professionale. Il resto non posso anticiparlo.

Non parli quasi mai di relazioni. Meglio single o sposati?

Meglio felici. Non c’è una ricetta che vale per tutti. Io sono contraria a chi fa le cose per dovere, compiacimento o accettazione sociale. Per un matrimonio felice ci vogliono solo due elementi: che l’altro sia la persona giusta, ma soprattutto che tu sia la persona giusta per sposarti. Conosco coppie — poche — che sono veramente ben assortite e l’uno è il reale «più» per l’altro. Non mi piace la parola completamento. Nessuno completa nessuno. Bisogna bastare a se stessi. Poi se si trova il più ci si aggiunge. Non c’è tempo per le sottrazioni. O sei un valore aggiunto o meglio soli. La maggior parte delle coppie vive di abitudini e sclerotizzazioni. A volte mi sembrano morti che camminano. D’altro canto è vero che i single dopo tanto tempo si induriscono o perdono di capacità recettiva. «Che tu sia sposato o no… te ne pentirai comunque» diceva Socrate.

Cosa è per te la felicità?

La definizione migliore è sempre di Nietzsche: «Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta». Se non hai uno scopo, un ideale per cui vivere in maniera coerente tra le contraddizioni dell’esistenza, di certo felice non lo sarai mai. I tormentoni, o il tormento dei neuroni come li chiamo io, abbassano le frequenze vitali e ipnotizzano le menti più fragili. Il mio compito è indurre la gente a guardarsi dentro. Il vostro qual è?

Cosa auguri a tutti per fuggire dall’omologazione e dalla depressione?

Restare fedeli a se stessi, essere misura delle cose senza paragonarsi alle vite altrui, informarsi su tutto con discernimento, non dipendere da nessuno e da niente, sentirsi degni di stare al mondo.

Un motto o una frase che più ti rappresenta?

La frase che più mi rappresenta, da me coniata (un incrocio tra due motti militari), divenuta anche account Instagram, è: «Ad Ardua Ad Excelsa», ovvero «Attraverso le difficoltà arrivo a compiere cose eccelse». È l’auspicio che faccio a tutti voi, oltre a quello di seguirmi lì perché vi terrò costantemente desti: @adarduaadexcelsa. Entro 10 giorni vedrete le novità che vi ho accennato.

Un bacio ai lettori di Mondospettacolo e al suo fantastico direttore. Ci rivediamo in un tripudio di stelle…

A.C.

Tutte le foto sono di Luca Simeone, che ringraziamo.

https://www.instagram.com/adarduaadexcelsa

Un pensiero su “Erika Eramo: «Trova il tuo scopo accendendo i neuroni e sarai felice senza tormentoni»”

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