Buongiorno a tutti i lettori di Mondospettacolo! Sono felice di intervistare nuovamente Erika Verduci: era da tempo che non scrivevo di lei, non solo perché è una mia cara amica, ma perché rappresenta quel tipo di donna che molti ammirano e altri criticano, spesso fermandosi alla superficie. La mia introduzione vuole invitare a una riflessione profonda su ciò che l’occhio cattura a prima vista, sulle imposizioni sociali che ci vincolano in tutte le loro forme. Oggi, le donne non combattono più solo per affermare la propria identità: non sono più confinate nei ruoli tradizionali di madri, mogli e lavoratrici. Sono attive, integrate nel tessuto sociale, e contribuiscono a modellare il mondo con la loro voce e le loro azioni.

Per molti, Erika è solo un’immagine prorompente e sexy, un’icona che cattura gli sguardi per la sua presenza magnetica e il suo stile audace. Ma dietro quell’aspetto che incarna una sensualità liberata e contemporanea, si nasconde una donna dal cuore grande, profondamente dolce e empatica, che si prodiga con generosità per chi le chiede aiuto. Erika simboleggia un’evoluzione sociale cruciale: in un’era dominata da stereotipi che riducono le donne al loro aspetto fisico, lei dimostra che la bellezza esteriore può coesistere con una profondità interiore che ispira cambiamento. È una figura che sfida i pregiudizi di genere, promuovendo l’empowerment femminile attraverso il suo impegno in cause sociali – come il supporto alle donne in difficoltà, la sensibilizzazione su temi di parità e l’incoraggiamento a superare le barriere imposte dalla società. La sua dolcezza non è fragilità, ma una forza quieta che unisce le persone, rendendola un modello per chi cerca di conciliare apparenza e sostanza in un mondo che spesso le separa.

Ora vi racconto il nostro primo incontro. La conobbi un giorno nell’atelier di un mio caro amico, dove iniziai a consigliarla su come indossare alcuni capi d’abbigliamento. Ricordo che era timidissima, parlava poco, ma notavo già la sua determinazione interiore. Nel tempo, abbiamo iniziato a uscire insieme e, essendo una persona così appariscente, la gente ci osservava incuriosita. A me divertiva molto analizzare le reazioni delle persone intorno a noi. Il tempo è passato, e abbiamo lavorato fianco a fianco in vari progetti. Oggi eccoci qui per una nuova intervista: con una persona sempre profonda, ma ancor più forte e radicata nel suo ruolo sociale. Buona lettura a tutti!

Dopo anni torni a posare con il tuo primo fotografo: che sensazione ti ha dato rivivere quell’esperienza?
È stata una sensazione fortissima. Con Luca Pareto ho fatto i miei primi scatti e tornare a lavorare con lui è stato come chiudere un cerchio. Mi sono sentita la stessa ragazza di allora, ma con una consapevolezza diversa. C’è un legame speciale con chi ha visto nascere la tua immagine davanti all’obiettivo.

Cosa è cambiato in te dalla prima volta che sei stata davanti all’obiettivo a oggi?
All’inizio avevo tanta curiosità e anche un po’ di timidezza, oggi invece davanti alla macchina fotografica porto tutta la mia esperienza di vita. Non ho più paura di mostrarmi, anche nelle fragilità, perché ho capito che sono proprio quelle a rendere autentici.

In queste nuove foto cosa volevi raccontare di te e del tuo percorso?
Ho voluto raccontare la donna che sono diventata: indipendente, determinata, ma anche capace di giocare con leggerezza. Ogni scatto è un pezzo del mio percorso, un mix di passato e presente che guarda sempre avanti.

Negli anni hai intrapreso nuove strade, oggi hai un bar: cosa ti ha spinto ad aprirlo?
Il bar mix in via di Francia 94 r a Sampierdarena è nato dal desiderio di creare un posto mio, un rifugio quotidiano ma anche uno spazio vivo. Volevo un luogo dove mettere energia, passione e il piacere di stare in mezzo alla gente.

Quanto della tua personalità ritrovi nel tuo locale e nel modo in cui lo vivi ogni giorno?
Tantissimo. Il mio bar è un po’ il mio specchio: è accogliente, pieno di vitalità e di colori, ma sa anche prendersi i suoi momenti di calma. Ci ho messo dentro il mio carattere e il mio modo di vedere la vita.

Il bar è anche un punto di incontro: che ruolo hanno le persone che lo frequentano nella tua vita?
Ogni giorno incontro persone diverse, e ognuna porta con sé una storia. Alcuni clienti col tempo sono diventati amici, altri rimangono semplici volti di passaggio, ma lasciano comunque qualcosa. Io credo che il bello stia proprio qui: ho un carattere che mi porta ad ascoltare davvero e spesso a dare un consiglio. È un modo naturale di entrare in sintonia con chi ho davanti, ed è forse la parte più autentica di me.

Hai sempre avuto un legame con la musica: quali giovani artisti ti piacciono di più oggi e quali grandi del passato continui ad apprezzare?
Tra i giovani mi piacciono molto Olly e Ultimo: hanno una scrittura capace di arrivare ai ragazzi di oggi. Anche Achille Lauro lo trovo interessante, perché riesce a rompere schemi e a reinventarsi continuamente, con un linguaggio che unisce musica, arte e stile personale.
Tra i grandi, Francesco Baccini per me è un punto di riferimento: un cantautore che unisce ironia, poesia e osservazione della realtà in modo unico. La sua musica mi ha colpito perché racconta la vita senza filtri, ed è raro trovare una penna così. Accanto a lui, anche Eros Ramazzotti rimane importante: la sua voce e le sue melodie hanno accompagnato tanti momenti che porto dentro. E poi Vasco Rossi: con le sue canzoni ha segnato intere generazioni e continua a trasmettere quella forza ribelle che non conosce tempo.

C’è qualche giovane artista – magari anche non ancora conosciuto – che ti ha colpito particolarmente e perché?
Sì, Ginevra Ivaldi. La conosci vero? (ride). Ha una voce che ti arriva dritta al cuore. Non è ancora conosciuta dal grande pubblico, ma credo che abbia davvero tanto da dare.

Se dovessi dare un consiglio a chi sogna di emergere oggi nella musica o nello spettacolo, quale sarebbe?
Di restare autentici. Non cercare di copiare nessuno, ma portare sempre qualcosa di personale, anche se diverso. Il pubblico sente la verità, e la verità arriva più di qualsiasi costruzione.

Guardando al futuro, dove ti vedi tra cinque anni: più dietro il bancone del bar, davanti a un obiettivo fotografico o altrove?
Non lo so, e in fondo è proprio questo il bello. Se sapessi già dove sarò, sarebbe noioso. Preferisco restare imprevedibile: lasciarmi sorprendere dalla vita e sorprendermi io stessa, ogni volta, scegliendo strade nuove.

Se potessi dire qualcosa al governo riguardo il settore della ristorazione, cosa sarebbe?
Direi di ascoltarci di più. La ristorazione non è solo un lavoro, è un impegno quotidiano fatto di sacrifici, orari lunghi e responsabilità. Spesso chi governa guarda solo ai numeri, ma dietro ogni bar e ogni locale ci sono persone, famiglie e storie. Servirebbe meno burocrazia, più sostegno e più fiducia in chi tiene vivo un settore fondamentale per la nostra cultura. E aggiungerei una cosa: bisognerebbe fare nuove leggi anche per chi non è più in apprendistato, per le persone che rimangono senza lavoro e rischiano di non avere opportunità. Dare a tutti una possibilità concreta sarebbe il vero segno di attenzione.
Corinna Ivaldi

Brava Erika , un intervista dove esce il tuo modo di essere ,semplice e diretta e poi belle foto ,sei più donna ?.
Grandissima Erika bella brava e intelligente
Continua ad essere te stessa sono contento di averti
È una bella intervista Erika verducci ti ho conosciuta con Livio leoncini e con Corinna ivaldi ti verrò a trovare al tuo bar ciao
Bravissima Erika, bella Intervista dove si evince la bella, brava e grande persona che sei ???
Sei davvero una Grabde…Figa!!