Escher – Viaggio nell’infinito: l’artista che disse “No” a Mick Jagger

Escher – Viaggio nell’infinito è il documentario di Robin Lutz dedicato al grande artista e illustratore olandese tra i più pop e copiati del Novecento. Attraverso le testimonianze dei due figli e le visioni dello stesso Maurits Cornelis Escher, il film racconta la sua vita e la sua arte.

Grazie alla sua scoperta sul fronte musicale celebre è la copertina di On the run dei Pink Floyd e altrettanto famoso il suo “No” categorico a Mick Jagger, che lo contattò per chiedergli di illustrare l’album Let it bleed. Il motivo? Non gli era piaciuta la lettera da parte del frontman dei Rolling stones che esordiva “Ciao Maurits”. Rispose con un piccato: “Sono il signor M.C. Escher”.

Maurits Cornelis Escher (1898-1972) è stato artista che potremmo quasi definire contemporaneo , nato nella stessa patria di Rembrandt, Van Gogh e Vermeer. A tutt’oggi è fonte di ispirazione, e continuamente il suo repertorio iconografico è suscettibile di saccheggio, se non di plagio.

In Escher – Viaggio nell’infinito Robin Lutz intende mostrarci la realtà e gli oggetti visti dallo sguardo dello stesso Escher, commentati dalla sua voce fuori campo con un testo tratto da appunti e scritti dell’artista.

Due interviste e una testimonianza troviamo all’interno del documentario, vera e propria  storia visiva di Escher: i racconti dei figli Geor e Jan, rispettivamente di novantadue e ottant’anni, i quali fanno rivivere le memorie private del genitore, e quelli della rockstar Graham Nash dei Crosby, Stills, Nash & Young, che parla della sua importanza e della sua riscoperta dopo gli anni Settanta.

Escher è amato non solo dal grande pubblico, ma anche da matematici e fisici per la sua capacità di rappresentare graficamente molti concetti appartenenti al mondo della scienza. E lui stesso si definiva nelle proprie opere un matematico.

Nonostante ai suoi tempi esistessero già metodi di stampa moderni, Escher utilizzava prevalentemente la litografia, tecnica che prevede l’incisione delle immagini a rovescio sulla pietra, o la xilografia, su tavolette di legno. Le tavolette venivano poi inchiostrate e utilizzate per realizzare più copie dello stesso soggetto. Ambedue le tecniche hanno in comune la necessità di pensare e realizzare il disegno al contrario, scavando, come nel negativo di una foto. Escher era dunque, un sostenitore dell’arte riproducibile.

Oltre alle inevitabili note biografiche, il documentario ha dalla sua la forza di portarci dentro la visione dell’artistita, legato anche al nostro paese per averci soggiornato in un lungo periodo, affascinato, inoltre, da Piranesi.

Tra i lunghi viaggi, la visita in Spagna, all’Alambra di Granada, lo influenzò notevolmente. Ad oggi Escher lo possiamo ritrovare in tanti film, dal Castello di Hogwarts della saga Harry Potter, a Labyrinth- Dove tutto è possibile, del 1986, fino al recente Una notte al museo 3, in cui una intera sequenza è girata dentro un suo quadro.

Quindi, in un momento storico in cui contano solo immagini, l’umanità sembra ormai essere ritornata a descrivere la sua vita (privata e non) tramite quelle di Escher – Viaggio nell’infinito. La vita di un artista  che continua ad affascinare soprattutto i giovanissimi.

 

 

Roberto Leofrigio