Esplorando il Mistero del Ghosting: Intervista con Itaca Reveski

Nel caos emotivo della vita moderna, emerge una voce che attraversa le sfumature più oscure del ghosting. Itaca Reveski, icona della scena rock e alternative italiana, ci porta nel profondo della sua ultima creazione, “Niente (-)”, una canzone che esplora il rapporto intricato tra paura e amore, pericolo ed eccitazione. Attraverso versi sinceri e introspezioni, Reveski ci guida attraverso un viaggio emozionante, mescolando atmosfere sognanti con note malinconiche, richiamando l’estetica di artisti come Lana Del Rey e i Placebo. In questa intervista, esploriamo le profondità dell’animo umano e la complessità delle relazioni moderne attraverso gli occhi e le parole di un artista che continua a sorprendere e incantare il pubblico con la sua musica incisiva e avvincente.

 

Potrebbe sembrare una domanda banale e magari lo è: Dove sta andando la musica? E dove sta andando la tua di musica?

 

Bella domanda! Penso che prima sia importante capire dov’ è la musica oggi per capire dove sta andando. Ogni realtà prende le sue decisioni. La maggior parte del mainstream italiano sento che va sempre sul sicuro, ma quella è una prerogativa del commercio. Si fa ciò che vende. Però mi sono imbattuto con una certa sorpresa in alcuni pezzi della New Music Friday e nelle varie classifiche di Spotify. Trovo che brani con strutture particolari ed elementi nuovi e interessanti trovino spazio nel quadro generale. Siamo in un momento di novità, di sperimentazione; le regole non esistono quasi più e c’è molta libertà. Spero che questo momento duri a lungo. Mi sento molto dentro questo mood, cercando sempre nuove soluzioni e nuovi modi per esprimermi, e ho la sensazione che ci sia un certo fermento nell’aria in questo senso. Il mio obiettivo è sempre quello di portare qualcosa di fresco o un punto di vista nuovo e sfaccettato.

Sono curioso, riesco a trovare l’ispirazione da qualsiasi cosa, anche da esperienze e generi molto lontani dal mio istinto. Cerco sempre degli elementi nella mia musica che identifichino da dove vengo, dove sono ora e dove sto andando, e che mi facciano sentire fiero di me e dire: “cavolo che ficata, questa cosa in questo modo, l’ho fatta solo io”.

Chiaro che non posso esserne sicuro al 100%, ma il fatto che sia nella mia etica lavorativa mi stimola molto ed essendo esigente con me stesso do sempre il massimo e anche di più, senza inseguire nessuno e costruendo la mia strada.

Per concludere la domanda, vedo sia artisti/musicisti/producer sempre stimolati e sempre alla ricerca, sia artisti che fanno il minimo sindacale.

I primi mi intrigano, i secondi dovrebbero fare altro.

 

Ad avere la possibilità di aprire un concerto in uno stadio di un big della musica, affrontandone il pubblico con la tua musica, chi sceglieresti? E perché?

 

Mi piacerebbe tantissimo aprire un concerto di Apparat, uno degli artisti che stimo di più e che incarna il mio ideale di musica. La sua formazione live mi ispira tantissimo e mi sento molto affine a quel mondo. Io uso più chitarre (ahah), però quando senti che il concetto di fondo ti rispecchia conta poco ciò che usi per esprimere le emozioni.

 

 

Quali sono i tuoi piani più immediati?

 

Sto scrivendo nuove canzoni per me e sto facendo uscire quelle che ho scritto un anno fa. Nel frattempo mi dedico anche alla scrittura di brani da “vendere” come background music e come beat e produzioni di altri artisti. Lavorare su questi fronti mi permette sia di soddisfare la mia voglia di sperimentare, che di tenermi al passo con ciò che funziona oggi. Trovo che sia un connubio perfetto per chiunque voglia fare questo lavoro.

 

 

Usi spesso simboli nei titoli delle tue canzoni: perché?

 

Nella vita sono un po’ giocherellone. Mi piace stuzzicare e stimolare le persone che ho intorno, e il mio carattere inevitabilmente si rispecchia nella musica che scrivo per Itaca Reveski. Mi piace nascondere significati nelle cose che faccio ed esprimermi a diversi livelli di comprensione, dal più superficiale al più profondo, perché sento che solo così una canzone di Itaca Reveski può esistere. Ogni mezzo che ho, suoni, titoli, parole ecc., lo uso come fosse il tassello di una grande complessità emotiva che percepisco dentro e fuori. Il 99% delle volte me ne rendo conto dopo, lo faccio in modo inconscio senza ragionarci su. Una volta scritto, attivo il mio cervello razionale e do un ordine a quel caos cercando di tirare fuori un brano che sia allo stesso tempo il più semplice possibile da ascoltare al primo ascolto, ma denso di tutti i suoi significati per chi avrà voglia di scoprirli.

 

C’è differenza tra ciò che ascolti e ciò che in realtà componi e canti?

 

Penso che in quello che scrivo ci siano sempre tre caratteristiche:

–   chi ero e come sono cresciuto musicalmente, le influenze dei miei eroi musicali del passato e del presente, dall’Elettronica al Metal come Nirvana, Biffy Clyro, Bon Iver, Apparat, Ben Howard, M83, My Chemical Romance, Soilwork, Twenty One Pilots, Thirty Secondo to Mars e tanti altri.

–   Chi sono oggi musicalmente, ovvero un produttore e musicista che esplora qualsiasi genere e non smette mai di imparare cose nuove.

–   Mettere le basi per il futuro della mia musica, provare elementi nuovi, strani, non convenzionali, che potrebbero poi in future canzoni consolidarsi come elementi principali del mio stile.

Di base non riesco a stare fermo musicalmente, scrivo tantissimo e provo un milione di cose. Quindi, per rispondere definitivamente alla domanda, dico di sì. C’è differenza tra ciò che ascolto e ciò che compongo.