Terzo lungometraggio per David Freyne, Eternity è un racconto di finzione ambientato in uno dei tanti ipotetici aldilà, anche se comincia sulla Terra dei giorni nostri.

Il caro ma scorbutico nonno Larry (Barry Primus), sposato da oltre sessantacinque con Joan (Betty Buckley), muore improvvisamente per via di un banale incidente domestico, e una volta risvegliatosi dall’oscurità si ritrova con l’aspetto di quando era giovane (Miles Teller) e in un purgatorio del tutto particolare. Simile a un terminal ferroviario in cui può scegliere la sua eternità che preferisce, oppure, se indeciso, restare e lavorare lì.

Ancora confuso dalla situazione, Larry non sa se aspettare la sua amata Joan, la quale era già malata terminale di cancro prima della sua dipartita. Dopo una settimana, sembra aver deciso comunque la sua eternità, ma, prima di prendere il treno da cui non potrà più tornare indietro (pena l’oblio, ossia un vero e proprio inferno), rivede sua moglie, anche lei tornata ragazza (Elizabeth Olsen). Questa storia sembra già arrivata ad un lieto fine, ma i due non hanno fatto i conti con Luke (Callum Turner), il primo marito di Joan. Questo avvenente giovane era morto durante la guerra di Corea, e da quel momento non ha fatto altro che aspettare il ritorno di sua moglie, lavorando come barista nel purgatorio ferroviario. Che situazione Kafkiana… Chi o cosa sceglierà Joan?

Eternity è una storia romantica decisamente… vintage! L’ambientazione è piena di elementi anni Cinquanta, anche per ricordarci che questo genere d’amore… appartiene davvero ad un’altra epoca. Per motivi anagrafici (chi è tutt’oggi sposato da oltre sessant’anni non può che essere nato almeno ottant’anni fa) ma anche perché parliamo davvero di un modo quasi antico di concepire la famiglia. Le coppie di oggi, oltre a sposarsi più tardi rispetto al passato, difficilmente resistono così a lungo. Così come sono più rari i secondi matrimoni per via della vedovanza, e questo è senz’altro un bene. Significa che è più difficile morire in guerra o di malattie un tempo incurabili. E anche se religioni fin troppo conservatrici come il cristianesimo consentono un secondo matrimonio nel caso di dipartita di uno dei coniugi, non sono rare le persone che decidono di non rifarsi una vita.

Perché l’hanno già avuta piena con la prima persona, ma anche perché magari in cuor loro… credono seriamente che una tale circostanza possa verificarsi una volta chiusi gli occhi. Eternity ci racconta dunque questa situazione imbarazzante e difficile dal punto di vista della persona che si è felicemente sposata due volte nella sua vita. Con un’ironia decisamente riuscita (merito soprattutto dell’attrice premio Oscar Da’Vine Joy Randolph, senza dimenticare il suo “collega”, John Early, qui entrambi “consulenti per l’eternità”) ma anche con tanto romanticismo e momenti commoventi. Joan alla fine ha tre possibilità: quale avreste scelto voi? Per scoprire cosa ha invece deciso la protagonista non potete far altro che andare a vedere Eternity.

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