Fantafestival 2016: recensioni di “Catacomba”, “Alienween” e “The blind king”

Dopo la giornata inaugurale, ieri al Fantafestival è stata la volta di altri tre film italiani, di generi molto diversi e con fortune alterne. La preoccupazione iniziale di dover sfoggiare l’ennesima cattivissima recensione, almeno ieri è rimasta in parte fine a se stessa, visto che per due film su tre il giudizio è positivo.



Catacomba locandina

Partiamo, in rigoroso ordine cronologico, con il pomeridiano “Catacomba” di Lorenzo Lepori e Roberto Albanesi. L’idea era quella di realizzare una sorta di “Creepshow” all’italiana, con alla base la storia di un mezzo nerd che, nell’attesa di un’uscita serale con la ragazza con cui spera di trombare, decide di darsi una sistemata ai capelli, finendo nella bottega di uno strano barbiere che ha da poco aperto i battenti; qui troverà un fumetto porno-horror dal titolo “Catacomba” nel quale si immergerà appassionandosi alle quattro storie contenute. Nella prima troviamo il buon Antonio Tentori, anche co-sceneggiatore di 3 dei 4 episodi, che va in campagna in cerca di ispirazione per i suoi scritti, ma si imbatte in due motocicliste assetate di sesso (e non solo), che gli faranno fare una finaccia. Nel secondo c’è un toscano che si lamenta con gli amici di essere stato tradito dalla moglie, dopo averla trovata nuda in campagna; lei afferma di essere stata trombata da un alieno (!), così gli amici del cornuto decidono di organizzare uno scherzo alla fedifraga, mascherandosi da alieni, ma in realtà con l’intento di approfittarsene pure loro; anche qui la cosa finirà male per tutti. Nel terzo troviamo il redivivo Pascal Persiano (!) che va a cena da un collezionista di Paganini che ne conserva preziosi inediti, oltre a qualcosa di misterioso nascosto in una stanza inaccessibile; in combutta con la di lui moglie, Persiano decide quindi di buttarlo giù per le scale, fingendo un incidente, per appropriarsi così dei preziosi spartiti, ma nella stanza segreta scoprirà una verità sconcertante. L’ultimo episodio vede infine due donne che, dopo aver portato a letto un uomo, decidono di farlo pezzi e mangiarselo.

Catacomba Diciamolo subito, la cosa più bella del film è la battuta finale di un ragazzo che trova in terra il fantomatico fumetto “Catacomba”, gli dà una veloce sfogliata e poi lo butta, commentando «che cazzata!». Ecco, ma verità fu più appropriata. Il binomio sesso & macelleria poteva avere un senso 30-35 anni fa e anche i tentativi di scene estreme, tipo il pisello mozzato del povero Tentori, ormai non fanno più scandalo dai tempi di “Cannibal holocaust“. Ok l’omaggio ai fumetti porno-horror che tanto andavano in voga negli anni ’70, ma qui si vede solo macelleria e sesso scadente, senza i quali il film durerebbe un quarto d’ora anziché i già brevi 70 minuti. Spiace dirlo, ma lo script dov’è? L’episodio peggiore è quello dell’alieno, davvero imbarazzante, mentre il migliore (anzi, il “meno peggio”) è quello su Paganini, ma solo perché copiato da “Il giardino delle torture” di Freddie Francis. Il primo e l’ultimo hanno invece solo un esilissimo filo di trama, mentre il resto è una sanguinosa e noiosissima scopata perpetua. In sede di presentazione il regista Lorenzo Lepori è risultato anche simpatico, il che lasciava ben sperare, ma quello che manca qui (oltre al già citato script) è proprio l’ironia, che in un prodotto del genere è assolutamente basilare, mentre realizzando un prodotto serioso si è ottenuto solo noia e risate involontarie. Spiace dirlo, ma nonostante si avvalga di qualche buon effetto di Sergio Stivaletti e David Bracci, questo “Catacomba” è una “cagata pazzesca” [cit. Fantozzi].

VOTO: 2.5


Alienween_LocandinaIn serata arriva invece Federico Sfascia, che di ironia ne ha da vendere, sia personalmente che all’interno dei suoi film. Eccolo quindi presentare il suo “Alienween“, che già dal trailer prometteva gustose risate. Nella notte di Halloween quattro amici decidono di fare una rimpatriata, fra droga e sesso con prostitute, mentendo alle ignare fidanzate che li credono ad un concerto. Così, approfittando della casa di campagna di uno di loro, c’è chi porta da bere, chi la roba e chi le maiale di turno. Le fidanzate non sono però così sprovvedute e irrompono quasi subito nella casa. Purtroppo però non sono le sole, perché proprio quella sera dei meteoriti alieni si schiantano sul nostro pianeta, sbarcando dei poco simpatici mostriciattoli sputa fluido corrosivo. I ragazzi si troveranno così ad affrontare un pericolo mortale, oltre che a dover risolvere le loro beghe personali. Il tutto mentre in radio uno speaker è perseguitato da disturbatori che lo spernacchiano e lo insultano ogni volta che lui apre le dirette. Ironia, freschezza, effetti speciali, sangue a fiumi.. questi sono gli ingredienti del divertente e fracassone “Alienween“, premiato con tanti applausi a fine proiezione, con il regista Federico Sfascia che ha modestamente commentato «scusate..», ricevendo così un applauso doppio.

Alienween_4Sfascia, al di là della modestia, aveva già dimostrato il suo talento visionario con “I rec u” in cui addirittura poteva vantare un cameo di Terry Gilliam, raggiungendo anche in questo caso l’obbiettivo di intrattenere e divertire, con un prodotto che già dall’inizio dichiara il suo intento goliardico, non prendendosi mai sul serio a differenza di altri registi vanesi e pretenziosi. Qui siamo tra “Bad taste” di Peter Jackson e gli horror anni ’80, con tante citazioni tra cui quella dell’occhio infilzato del fulciano “Zombi 2“, fedelmente riprodotto. Forse l’unico vero difetto del film è che essendo così fracassone, con una psichedelica musica sparata a volume altissimo ininterrottamente per tutto il tempo, potrebbe snervare qualcuno meno preparato alla visione. Non dimenticando l’esiguo budget (appena 6 mila euro) con il quale è stato realizzato, “Alienween” si candida ad essere uno dei potenziali vincitori di quest’anno, staremo a vedere.

VOTO: 7


The blind king locandinaIn chiusura di serata ecco l’atteso “The blind king” di Raffaele Picchio che, dopo le vicissitudini dell’estremo “Morituris“, torna con un film introspettivo, più che un horror un thriller psicologico. Craig (Aaron Stielstra) e la sua figlioletta si trasferiscono in una nuova casa dopo il suicidio della moglie/mamma. La bambina si è chiusa in un personale mutismo, mentre il padre deve fare i conti anche con la cognata, che gli addossa la colpa del suicidio della sorella. La piccola continua a disegnare uno strano uomo dal volto bendato e dai denti a tenaglia che puntualmente sogna ogni notte, mentre il padre cerca di farla rinsavire. Dopo il trasferimento la situazione peggiora e anche Craig comincia ad avere quell’incubo, trovandosi puntualmente faccia a faccia con quell’orrenda presenza. La situazione andrà via via degenerando con Craig che si troverà in lotta contro il bendato persecutore, cercando di non impazzire, ma che alla fine sarà costretto a fare i conti con una scomoda verità.

The blind kingProdotto da Marco Boni e Luca Ristori (quelli di “Zombi massacre“) e girato in inglese, questo thriller alla Babadook nasconde invece una delicata introspezione nel racconto del rapporto tra padre e figlia. “The blind king” riesce ad inquietare abbastanza, seppur in diversi tratti risulti molto lento, con il colpo di scena finale che può piacere o non piacere, ma che chiude il cerchio più che dignitosamente. Buona prova di Aaron Stielstra mentre nel ruolo del blind king troviamo l’onnipresente David White. Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un potenziale vincitore del Fantafestival.

VOTO: 6.5


 

Appuntamento a domani per le recensioni dei prossimi film del 36° Fantafestival.

 

Ivan Zingariello

 

FF2016