FEDERICA QUAGLIERI INTERVISTA ANDREA GIULIANO

Cari lettori di Mondo Spettacolo,

oggi sono in compagnia di Andrea Giuliano.

Attore, scrittore, in alcuni casi regista ,e anche insegnante.

Questo solo per riassumere, perché molte sono le cose di cui Andrea si occupa.

Andrea ciao, e grazie per essere con noi oggi.

Ho cercato , come vedi ,di riassumere a grandi linee gli aspetti che ti riguardano. Vorrei che fossi tu, però , ad entrare nel dettaglio.

Parlaci di te e del tuo percorso formativo e lavorativo.

Tra Teatro, tv,e  cinema , qual è l’ambito in cui senti di muoverti meglio?

“Il teatro. La mia formazione è teatrale e ho lavorato soprattutto in teatro. In realtà da ragazzo sognavo di fare il cinema, i miei punti di riferimento erano quasi tutti attori cinematografici, ma lo spazio in cui mi sento più a mio agio è il palcoscenico. Credo dipenda anche dall’allenamento: questo mestiere si deve praticare con continuità, possibilmente tutti i giorni. Al cinema e in televisione ho fatto delle belle esperienze, grazie ad un regista intelligente come Enrico Oldoini, che ama gli attori e li sceglie con cura, ma finora le mie sono state incursioni sporadiche.”

Sei anche stato ideatore di un programma in radio, com’è nata l’idea ,e cosa ti porti dietro di questa esperienza?

“Un’esperienza bellissima, durata due anni. Fu una trasmissione per una radio on-line, credo fosse divertente: un attore che va a vedere i propri colleghi e li critica senza pietà. Diciamo che mi è sempre piaciuto interpretare dei ruoli lontani da me; in questo caso sono entrato fin troppo nel personaggio del “critico”. In quel periodo temevo che qualcuno venisse sotto casa mia e mi gonfiasse di botte, per vendicarsi delle mie stroncature. Invece non mi successe niente, forse perché quella radio non l’ascoltava nessuno, a quel tempo le radio sul web ancora non facevano ascolti. La cosa entusiasmante di quei due anni fu andare al cinema e a teatro tutte le sere, oggi dovrei riprendere questa sana abitudine.”

Da allievo dell’Accademia Silvio D’Amico, oggi sei anche nel corpo insegnante. Come vivi questo cambio di ruolo ? Che tipo d’Insegnante sei?

“Tornare in Accademia, da insegnante, mi emoziona e mi commuove, anche perché ritrovo, come “colleghi”, alcuni dei miei maestri, dei miei educatori. E’ un grande onore, per me, e un’immensa responsabilità. Io credo nelle istituzioni, nella continuità della tradizione, dunque affronto questo mio nuovo ruolo con molto impegno. Sono grato al direttore Lorenzo Salveti, che mi ha dato questa opportunità. Io cerco di offrire me stesso, non tanto quello che so fare ma quello che ho potuto capire, spesso soffrendo molto, sul mestiere di attore e sulle difficoltà gigantesche che chi fa teatro si trova a dover affrontare. Mi sforzo di aiutare gli allievi a superare i blocchi, quelle crisi espressive che a volte paralizzano me ancora oggi. La mia soddisfazione è vedere che questi ragazzi, forse anche grazie al mio aiuto, in breve tempo diventano più bravi di me.”

Oltre alla Silvio D’Amico , sei anche insegnante  di educazione della voce e recitazione presso la scuola Teodelapio di Spoleto, diretta da Pietro Biondi.

L’esperienza dell’insegnamento , cosa non semplice, come convive con l’attività attoriale che svolgi ? Che tipo di rapporto instauri con gli allievi attori ?

“A Spoleto insegno soprattutto educazione della voce e dizione. La voce è una mia ossessione, ho sempre lavorato molto sulla espressività vocale e sulla parola. Sono anche un po’ fissato con la salute: alcuni anni fa ho smesso di fumare, dalla sera alla mattina, non tanto per paura di malattie gravi ma per non danneggiare le corde vocali. Alla scuola Teodelapio non vogliamo formare attori professionisti, il nostro obiettivo è quello di educare al teatro, di avvicinare al teatro nuovi spettatori attraverso la pratica. La scuola è aperta a tutti, dunque il mio rapporto con gli allievi lì è più disinvolto, sono meno severo.”

Grande soddisfazione, immagino sia stata vincere  il premio migliore opera nella rassegna Il nome della prosa, promossa dalla  provincia di Roma, con il testo teatrale Zona rossa.

Di cosa parla questo testo ?

“Ti ringrazio di averlo ricordato. E’ un atto unico che scrissi con Claudio Pallottini, che nel frattempo è diventato un autore molto rappresentato. Il testo nacque da un’idea che oggi può sembrare tratta dall’attualità politica, mentre all’epoca a noi parve un paradosso: siamo a Roma, nei palazzi del potere, durante un’interminabile crisi di governo, che non trova alcuna soluzione. Dopo innumerevoli tentativi falliti di mettere insieme una maggioranza intorno ad un Presidente del Consiglio, un oscuro portaborse di un ministro uscente tira fuori dal cilindro la soluzione: chiamare uno straniero. Il Presidente della Repubblica telefona all’estero e alla fine gli americani ci rifilano il loro presidente uscente, che stanno cacciando dopo una serie di scandali sessuali in cui è coinvolto. Noi invece ce lo prendiamo e lo acclamiamo come il nostro salvatore. Tieni presente che il testo fu scritto alla metà degli anni Novanta, ancora non sapevamo cosa ci attendeva…”

Lo scorso anno hai pubblicato il tuo primo libro . Un saggio , dal titolo  La scena vuota – il teatro della depressione. Di cosa parla , e a che genere di pubblico è rivolto?

“Parla della depressione. Il libro è rivolto a tutti, non solo ai depressi. L’ho scritto molti anni fa, dopo una brutta depressione, e fu una forma di commiato dal mio psicoanalista. Poi lo chiusi in un cassetto, l’ho pubblicato lo scorso anno grazie all’insistenza della mia fidanzata. A lei non riesco mai a dire di no. In realtà però il libro non parla di me e della mia storia, ma raccoglie i miei studi molto approfonditi in materia. e propone ai lettori la mia personale ricetta terapeutica della patologia depressiva. Ancora una volta sono entrato in un personaggio: lo “psicoanalista e docente di psicologia”. Altro che transfert!

Hai in programma di scrivere altro, ci stai già lavorando ?

“Sì, ho appena cominciato a lavorare ad un secondo libro: una mia interpretazione del pensiero di Friedrich Nietzsche. E’ un autore che amo e che studio da anni, credo che la sua opera contenga tesori inestimabili per noi teatranti. Ma si tratta di una sfida impossibile, a dire la verità ho paura di impazzire. Dopo tanti ruoli, stavolta il personaggio del filosofo potrebbe essermi fatale.”

 

Fino al 17 Novembre sei in scena al Teatro Eliseo con lo spettacolo “ PRIMA DEL SILENZIO “ di Giuseppe Patroni Griffi ,regia Fabio Grossi, che vede come attore protagonista Leo Gullotta .

Di cosa parla lo spettacolo ? Che tipo di personaggio hai ?

Ti va di raccontare ai nostri lettori l’esperienza che si vive durante le prove, per la costruzione e messa in scena di un testo ?

Dopo la tappa romana , è prevista una tournée ?

“Il testo di Patroni Griffi è una perla. Lo scrisse per il grande Romolo Valli, che come è noto morì in un incidente d’auto dopo l’ultima replica dello spettacolo. Il protagonista è un poeta, un uomo che si sente sconfitto e che si ritira in un appartamento con un giovane amico, provando a vivere di parole , prima del silenzio. Ma non vorrei dire altro sul testo, invito tutti a venire a teatro e scoprire quest’opera grazie alla meravigliosa interpretazione di Leo Gullotta, che è affiancato ottimo giovane al debutto, Eugenio Franceschini, dalla bravissima Paola Gassman e dal raffinatissimo Sergio Mascherpa, tutti colleghi coi quali lavoro per la prima volta, grazie a Fabio Grossi che mi ha voluto per il ruolo del figlio del protagonista. Le prove sono andate molto bene, certamente grazie alla serenità e alla generosità del regista e del capocomico, ma anche grazie alla serietà del nostro produttore, il Teatro Eliseo. Naturalmente lo spettacolo andrà in tournée, saremo a Napoli, Torino, Milano, Verona… non mi ricordo più le altre piazze, scusami, ma su internet sicuramente si trova il giro completo.”

Progetti futuri ?

“Vorrei riuscire a convincere la mia fidanzata a venire più spesso a teatro con me, e poi discutere con lei fino a notte fonda dello spettacolo appena visto. Mi sembra un bel progetto per una sana vita di coppia, tu che dici? Magari dopo aver letto questa intervista mi lascia e scappa via.”

Cosa pensi del Teatro Italiano? Credi davvero stia morendo, o abbiamo speranze?

“Anni fa, a Parigi, conversavo con un’attrice francese, che fortunatamente parlava un ottimo italiano, altrimenti non saremmo andati oltre i convenevoli. Lei ad un certo punto mi disse: ‘guarda che voi italiani siete bravi, fate un teatro migliore di tanti altri, però siete ancora più bravi a demolire voi stessi, a dire che da voi tutto va male’. Mi risulta che poi abbia sposato un cantante lirico palermitano e si sia trasferita in Italia, dunque il suo parere potrebbe essere sospetto. Io però voglio credere che avesse ragione. Ero al liceo e già si parlava della morte del teatro, dopo più di vent’anni invece siamo acciaccati ma tutto sommato ancora in piedi. Sì, a volte mi prende lo sconforto, ma poi guardo i miei giovani allievi dell’Accademia, vedo il loro entusiasmo e penso che in un modo o nell’altro ce la faremo.”

Andrea, grazie davvero per essere stato con noi oggi e averci raccontato di te .

Grazie anche per i sorrisi che mi hai regalato con le tue risposte serie, da professionista , ma con piacevoli note di leggerezza.

A nome mio e della redazione, un enorme in bocca al lupo per la tua carriera.

Ti andrebbe di salutarci con una frase , una massima che ti rappresenta ?

“ Tutto ciò che è profondo ama la maschera. E’ una frase di Nietzsche, ma per  un’interpretazione tichiedo di aspettare il mio libro, se non mi ci rompo la testa magari riesco a scriverlo entro una ventina d’anni.”

Invito tutto il pubblico romano a venire all’Eliseo a vedervi…in primis la tua fidanzata .

Ciao e a presto !

“Grazie! A presto.”

Federica Quaglieri