Ultima tappa dei Parentalia, che avevano inizio il 13 febbraio, i Feralia erano necessari, nell’antica Roma, a mantenere la pace tra i vivi ed i morti. Durante queste festività avevano luogo cerimonie pubbliche con offerte e sacrifici ai Mani. I Feralia cadevano esattamente il 21 febbraio di ogni anno, come si evince da una lettera di Cicerone ad Attico, ed il termine trova la sua etimologia nel verbo latino fero (porto), per l’usanza di portare, in questo giorno, doni ai defunti, di solito prodotti della terra come fiori, spighe di grano, sale, pane, e anche una pecora. Ovidio ci racconta che una volta i Romani, occupati in una guerra, trascurarono di celebrare i Feralia e, come conseguenza, gli spiriti dei defunti furono liberati dalle tombe, vagando per le strade con urla rabbiose, e placandosi solo dopo tutta una serie di cerimonie riparatrici. Questo, quindi, essenzialmente, lo scopo dei Feralia: placare gli spiriti dei defunti e garantire la loro tranquillità nell’aldilà. Se i primi otto giorni di festa, i Parentalia, facevano parte del culto privato di ciascuna famiglia, solo il 21 febbraio era una festa pubblica. Tuttavia, per tutti i nove giorni, si riteneva che i morti risalissero dagli inferi e vagassero liberamente tra i vivi, nutrendosi dei cibi preparati per loro, un po’ come avviene in Messico durante il Día de Muertos, durante il quale i vivi ed i morti si incontrano di nuovo sulla terra. Ovidio ci racconta che, in questo giorno, si svolgeva un rito dedicato a una certa dea Tacita; una vecchia attorniata da fanciulle poneva tre grani d’incenso sotto una porta, legava fili ad un fuso scuro e si metteva in bocca sette fave nere. Doveva quindi bruciare su un fuoco una testa di pesce impeciato e cucito con un amo di rame e spargervi sopra del vino, bevendone poi con le fanciulle il residuo. Il rito è di oscura interpretazione.

Basandosi, quindi, su una festività attestata e ben documentata nell’antica Roma, il regista di origini siciliane Davide Cancila ci regala il suo secondo lungometraggio, Feralia, appunto, presentato in anteprima assoluta al Cinema Arsenale di Pisa mercoledì 21 febbraio 2024, con il cast e la squadra di lavoro quasi al completo. Nella pellicola Cancila rielabora la nota festività romana presentandola come celebrata in onore di Cerere, dea romana della terra e della fertilità ma definita anche mater larvarum (“madre degli spettri”), inventandone i culti ed i riti, ma mantenendo l’idea di fondo della possibile unione, durante questo giorno, dei vivi coi morti che sembrano tornare in vita.
La bella Lori, durante il trasloco col compagno nella nuova casa, trova, dentro il cassetto di un mobile, un antico diario ed uno strano medaglione, che indossa subito. La ragazza vive col fidanzato, Sergio, ma pare avere un rapporto molto stretto col fotografo di moda Diego. La sera, mentre Sergio cucina, Lori decide di aprire una bottiglia di vino, e prendendola urta inavvertitamente una pallina che cadendo dà tre colpi sul pavimento. Sergio ha solo il tempo di sentire Lori urlare, poi la ragazza sembra sparire nel nulla. Disperato, e non riuscendo a darsi pace della sua scomparsa, il giovane cercherà dapprima l’aiuto di Diego, e poi quello di Bea, una storica e ricercatrice che gli svelerà molto sia del diario che del medaglione ritrovati fortuitamente da Lori il giorno della sua scomparsa.

Feralia nasce dall’idea di Cancila di sviluppare un suo cortometraggio omonimo che aveva visto la luce nel 2019 nell’antologia curata da Davide Pesca The Evil Building – After Midnight 2, e che seguiva più o meno lo stesso canovaccio, con il medesimo cast: Alessio Cherubini, Federico Mariotti e Serena Bilanceri. Ad essi si aggiungono, nel lungometraggio, Rita Rusciano, Silvio Zanoncelli, Piera Dabizzi, Ivan King, Saverio Monni, Alex Lucchesi, Alberto Marconcini, Irene Baruffetti. Direttrice della fotografia ed operatrice di macchina è Noemi Ester Romani, gli effetti speciali ed il trucco scenico sono curati dalla makeup artist Virginia Bisconti e da Ivan King, artista che si occupa anche della realizzazione del mostro supremo del film, il cosiddetto Egemone, uno dei più belli visti negli ultimi anni nel cinema horror Made in Italy. Una squadra quasi tutta toscana che segue per una buona parte Cancila dal precedente The Iced Hunter, fantasy-horror del 2018. Del resto, come si suol dire, squadra che vince non si cambia! Tra le interpretazioni, quelle che mi hanno colpito particolarmente sono state quelle di Cherubini, della Bilanceri e della Dabizzi, tutti e tre particolarmente intensi, anche se devo dire che persino la Rusciano, così dolce e solare, è riuscita a lasciare il segno, sebbene interpretando una parte minore. Molto apprezzati sono stati i cammei, nella parte storica del film, del grande Alex Lucchesi e dell’attrice e regista Irene Baruffetti, che si è occupata anche di tutti i costumi di epoca romana riproducendoli fedelmente, così come ho apprezzato moltissimo il barbone di Alberto Marconcini. Peraltro, nella sua scena è racchiuso uno dei significati più profondi insiti nel film: le antiche monete che servono per il culto dei Feralia non si trovano in una cassaforte di una sfarzosa villa, né nel caveau di qualche banca, ma nel misero cestino di un barbone derelitto. Proprio lui sta conservando, senza sapere perché, questo pericoloso tesoro, un po’ come un novello Gollum. Bellissimo, scena davvero molto toccante.

La toscanità di questo Feralia è rimarcata, oltre che dal cast, anche dalle bellissime ed azzeccatissime location, variegate e tutte decisamente intriganti. La misteriosa villa di Sergio e Lori, set principale del film, è collocata vicino a Firenze, e precisamente nella località di Sesto Fiorentino. A Sorano, comune di origine etrusca in provincia di Grosseto, si trovano le maestose vie cave e l’importante e suggestivo insediamento rupestre di Vitozza, costellato da oltre duecento grotte. A Prato troviamo uno dei luoghi più affascinati del film, la storica Biblioteca Roncioniana, che risale alla metà del Settecento, la cui struttura ricorda tantissimo quella della Biblioteca Angelica di Roma, set del capolavoro di Dario Argento Inferno. Infine, per la parte marittima del film, ci si è avvalsi di una delle belle spiagge di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Insomma, sebbene spesso le produzioni indie si avvalgano di location vicine alla sede della squadra per motivi economici, si può dire che la bravura del regista sia quella di scovare i luoghi giusti e renderli coerenti con tutta la veduta d’insieme dell’opera, e devo dire che il nostro Cancila in Toscana ha avuto senza dubbio l’imbarazzo della scelta ma ha fatto una selezione assolutamente vincente.

Della fotografia si è occupata, come già accennato, Noemi Ester Romani, che si è ispirata, su sua ammissione, ai classici italiani del cinema Anni Settanta. Purtroppo, a mio parere, la color penalizza un po’ la riuscita finale dell’opera, in quanto un po’ troppo tono su tono, mentre forse si sarebbero dovuti usare tagli di luce un po’ più marcati. Tuttavia non si può che apprezzare la ricercatezza del lavoro fatto dalla Romani, che sicuramente imparerà dai propri errori e ne farà tesoro per i prossimi impegni cinematografici che l’attendono. Ho trovato un po’ mono tono anche l’interpretazione del protagonista, Federico Mariotti, probabilmente a causa della lunghezza e complessità della parte che si è trovato a dover interpretare. Altro aspetto del film che poteva essere trattato con maggior cura al dettaglio è quello del doppiaggio, che, come si sa, è un tasto ostico da rendere come si deve. Piccole pecche, che però, secondo me, è giusto sottolineare, per permettere a questo giovane e promettente cineasta di dare sempre il massimo in ogni sua successiva opera.
Feralia è un bel film, che parte horror e va a toccare tematiche molto più profonde ed intimistiche, fa sussultare ma anche riflettere, e, perché no, anche commuovere. “Oltre il tempo e la morte”, recita il sottotitolo, ed è proprio lì che ci porta Davide Cancila, oltre la morte, come se il tempo non fosse passato, cercando di rimediare ad errori fatti con persone che non ci sono più, e con le quali sarebbe altrimenti impossibile rapportarsi. Si sfrutta il fascino dell’antica leggenda legata ai culti romani, si mescola sapientemente con l’attualità, con quello che ognuno vive nel presente, andando a riportare nell’oggi quel che fu ieri, rendendo questo coacervo di passato e presente oscuro e pregno di funesti presagi. Nel buio della grande villa, ma non solo lì, avvengono cose orribili, inimmaginabili, a cui nessuno all’inizio pare credere eccetto Sergio, ma prima o poi tutti non potranno far altro che credere a una realtà che spaventa ma apre anche nuove prospettive nei cuori inquieti di ciascuno dei protagonisti.

Prima opera realizzata sotto il marchio Ikelos Film, casa di produzione nata dalla collaborazione tra il regista e Noemi Ester Romani, suo braccio destro e compagna di vita, Feralia non può che rappresentare un ottimo punto di partenza per questa squadra affiatata per proporre nuovi e stimolanti progetti, che non faranno altro che continuare ad arricchire il panorama attuale del nostro amato cinema di genere italiano, da tanti bistrattato perché non conosciuto a fondo, ma, al contrario, ricco di perle e di nomi interessanti che mettono tanta passione in ciò che fanno e non potranno che continuare a salire sempre di più, cosa che io auguro loro davvero di tutto cuore.