Finalmente in home video Dredd – Il giudice dell’apocalisse, l’inedito cinecomic con Karl Urban

Nel sentir nominare il giudice Dredd, le generazioni degli ultimi trent’anni materializzano immediatamente nelle proprie menti il Sylvester Stallone armato e corazzato che fu protagonista nel 1995 della pellicola fantascientifica Dredd – La legge sono io, diretta da Danny Cannon, ma, la genesi di questo personaggio dal sapore fortemente giustizialista risale addirittura al lontano 1977.

Fu infatti allora che lo scrittore e sceneggiatore britannico Pat Mills – autore delle numerose serie ruotanti attorno al barbaro celtico Sláine – inventò Joseph Dredd, pubblicato dalla celebre rivista 2000 AD e destinato a trasformarsi in una delle più iconiche figure del fumetto in lingua inglese, tanto che nel 2012 ha goduto di una seconda trasposizione cinematografica a firma del Pete Travis regista di Prospettive di un delitto: Dredd – Il giudice dell’apocalisse.

Una trasposizione che, curiosamente mai distribuita nelle sale cinematografiche italiane, a sette anni dalla sua realizzazione approda finalmente nel mercato dell’home video italiano grazie a Eagle pictures, che la rende disponibile all’interno della propria collana Originals in un’edizione speciale da collezione caratterizzata da una custodia amaray inserita in slipcase cartonato e contenente il film sia in formato blu-ray che in dvd, oltre ad un booklet esclusivo di ventiquattro pagine dispensatore, tra l’altro, di due storie complete a fumetti.

Una trasposizione che, sceneggiata dall’Alex Garland cui si devono gli script di 28 giorni dopo e Sunshine di Danny Boyle, cala Karl Urban nella divisa del Giudice Supremo del titolo, immerso in una futuristica America dominata dal caos e dalla criminalità e chiamato a risolvere il problema rappresentato dalla pericolosa droga Slo-Mo, che fa vivere la realtà ad una frazione della sua velocità normale.

Una America nella quale i tre poteri di cui i giudici si trovano in possesso sono arrestare, giudicare e giustiziare e dove il capo dell’organizzazione criminale che Dredd deve affrontare è la signora della droga Ma-Ma alias Lena Headey, rifugiata in una cittadella costruita su duecento piani di altezza, un quartiere inaccessibile per gli uomini della legge.

Un Dredd qui affiancato dal cadetto giudice Anderson interpretata da Olivia Thirlby, sensitiva capace di vedere i pensieri delle persone, e che troviamo in azione già nell’apertura della oltre ora e mezza di visione scandita da una ritmata colonna sonora ad opera di Paul Leonard-Morgan e da non poca violenza grafica.

Perché, se da un lato a risultare assente non è affatto il movimento in Dredd – Il giudice dell’apocalisse, dall’altro si evitano fortunatamente i consueti abusi di CGI e si ricorre ad abbondanti spargimenti di liquido rosso, senza rinunciare ad allucinazioni da delirio splatter underground, con tanto di evirazione a morsi.

Aspetti che non possono fare a meno di rendere decisamente più appetibile ed adulta l’operazione rispetto al mediocre film stalloniano, tanto che ci si chiede inevitabilmente come sia possibile che abbia impiegato così tanto tempo ad arrivare nello stivale del globo.

Con sezioni extra che, identiche in entrambi i dischi, forniscono il trailer, una breve featurette in cui viene presentato il personaggio protagonista, due minuti riguardanti il proprio equipaggiamento, quasi quindici di sguardo agli effetti visivi, due minuti sull’edificio d’ambientazione, tre relativi alle origini di Dredd, quasi dodici di viaggio nei suoi trentacinque anni di storia, due sull’uso del ralenti e quasi due atti a spiegare l’utilizzo del sistema 3D (come è stato girato il lungometraggio).

 

 

Francesco Lomuscio