Finché morte non ci separi: matrimonio con delitto

Nulla, più di un gioco portato a livelli mortali, può rivelarsi per autori di horror in fotogrammi necessaria fonte d’ispirazione. Ne sanno qualcosa i quiz assassini di Saw – L’enigmista, portatori di morti che dire spettacolari è poco, e ora cercano di ricordarcelo Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett – registi del POV La stirpe del male e il collettivo Southbound – Autostrada per l’inferno – attraverso Finché morte non ci separi.

La trama è semplice: la giovane Grace (Samara Weaving) sposa il ricco rampollo Alex Le Domas (Mark O’Brien), ma la famiglia di lui, casata creatrice di famosi giochi di società, come da tradizione la prima notte di nozze peretende che lei prenda parte nella lussuosa villa ad un nascondino. Un gioco in cui, in realtà, Grace si ritrova ad essere la preda da cacciare, per venire poi sacrificata in un rito che i familiari di Alex attuano già da anni.

Lontano dai soliti esorcismi, bambini indemoniati e titoli che sfoggiano “tratto da una storia vera”, ormai alla base del cinema horror senza idee d’inizio terzo millennio, Finché morte non ci separi si presenta al grande pubblico in tutta la sua vena intrattenitrice, basandosi esclusivamente su un plot facile ma dallo svolgimento che, a tratti, ha del geniale.

Nell’inscenare la lunga e tortuosa lotta per la sopravvivenza non priva di inaspettati risvolti sanguinolenti, Bettinelli-Olpin e Gillett la buttano sul ridere, ma non alla maniera della parodia, bensì condensando adeguatamente il contesto descritto (una grande casata aristocratica, facciata di un tenore di vita capitalista) con il raccapriccio delle varie morti splatter.

Un lungometraggio che mostra la consueta lotta tra ricchi e poveri, riservando insieme all’efficace intrattenimento una metafora sociale azzeccata per i tempi odierni: il benestante che uccide il proletario. Ce lo disse Eli Roth con i suoi Hostel e lo ha ribadito anche il serial di James DeMonaco iniziato tramite La notte del giudizio; titoli a cui Finché morte non ci separi si accoda degnamente, con qualche riferimento al piccolo You’re next di Adam Wingard, dando un contributo notevole sia alla black comedy che al cinema horror affiliato al genere slasher.

Nel cast, anche Adam Brody, Henry Czerny e Andie McDowell, presi a ricoprire in maniera convincente i ruoli di appartenenti ai ricchi Le Domas in Finché morte non ci separi, visione decisamente consigliata a chi è alla ricerca di qualche sano brivido all’insegna dell’originalità.

 

 

Mirko Lomuscio