Regista al fianco di Michael Winterbottom, tra l’altro, di The road to Guantanamo, datato 2006, il britannico Mat Whitecross – che ha all’attivo documentari e numerosi videoclip per band quali Oasis, Rolling stones e Coldplay – torna al timone di regia per Idoli – Fino all’ultima corsa.
La macchina da presa scende in pista per immortalare le gesta di piloti temerari che si sfidano a velocità folli, correndo fianco a fianco con la morte.

La storia narrata è quella di Edu Serra alias Oscar Casas, giovane talento che, a causa del suo carattere scontroso e soprattutto del suo stile di guida aggressivo, non ottiene la fiducia dei team. Perde infatti la sella in Moto2 e per lui sembra finita. Torna a fare le consegne a domicilio, fino a quando un importante manager incarnato da Enrique Arce, della stessa categoria che lo aveva lasciato a piedi, inizia a cercarlo. Dietro questa proposta c’è però una condizione che egli dovrà obbligatoriamente accettare. Il suo allenatore dovrà essere inderogabilmente suo padre Antonio Belardi, ovvero Claudio Santamaria, ex campione ritiratosi da tempo dalle corse dopo aver causato in un incidente di gara la morte di un collega. Il giovane Edu non vede il genitore da molti anni, poiché il loro rapporto è segnato da un dolore profondo e insanabili motivazioni. Santamaria scende dunque in pista nelle vesti di un padre che vuole recuperare il rapporto con suo figlio, da cui si era allontanato, e attraverso di lui raggiungere quei traguardi che egli stesso si era negato. Un genitore ex campione motociclistico e il suo diretto discendente con il medesimo patrimonio genetico, portatore di alta velocità e di un brutto carattere.

Lo script non è molto originale e rammenta per certi versi il lungometraggio di Kelly Blatz One fast move, ove erano presenti dinamiche tra padre e figlio e bolidi da corsa su due ruote. Nel lungometraggio di Whitecross Edu cerca il suo posto nel mondo, ma anche un’occasione di riscatto, come accade nel film di Blatz a Wes, ex soldato congedato con disonore che, nonostante nel padre non trovasse più una figura di riferimento, accetta di essere allenato da lui, ex pilota di moto come Antonio Belardi in Idoli – Fino all’ultima corsa. In entrambi i lungometraggi i due giovani hanno bisogno di un mentore, e nel film del cineasta britannico Santamaria padre scende in pista per avere una seconda chance. Entrano infatti in gara non solo super moto da 300 km all’ora, ma anche i drammi familiari. Se la velocità comporta variabili che possono sfuggire al controllo, ci si deve aggrappare alla sicurezza di un rapporto stabile, come per esempio per Edu sembra diventare quello con la giovane Luna, una ragazza che ha uno studio di tatuaggi e che ha le fattezze di Ana Mena, attrice e cantautrice spagnola.

Contrario a questa unione fin da subito è suo padre, che teme che l’amore possa sottrarre l’attenzione rivolta alla preparazione atletica e alle gare in pista. Per quanto le sequenze delle corse ad alta velocità viaggino ad un ritmo elevato e siano molto realistiche, si resta con la sensazione che lo spazio dedicato alle gare sia poco e che tutto il resto si concentri invece sulla vita al di fuori delle piste e sul rapporto tra padre e figlio. Il fascino della MotoGp, quella con i piloti reali come Marc Marquez e Pecco Bagnaia, sembra arrivare infatti tardivamente, e si rischia che si resti con il desiderio di maggiore adrenalina. C’è la possibilità di deludere maggiormente gli appassionati, ma anche di non dare una storia del tutto originale ai neofiti del mondo dei bolidi carenati, anche se dal punto di vista di un intrattenimento leggero l’operazione può funzionare. Tra le maggiori pecche di Idoli – Fino all’ultima corsa, infine, c’è soprattutto il doppiaggio, almeno per quanto concerne quello degli attori italiani, che rischia di penalizzare non poco la fruizione del film.
