Assaporato il grande successo della prima trasposizione dedicata al noto game survival horror nato nel 2014, il produttore Jason Blum (Insidious, Sinister, La notte del giudizio) ripropone in Five nights at Freddy’s 2 le imprese dei micidiali manichini animatronici.
Con la già confermata Emma Tammi del precedente capitolo come regista e su script dello Scott Cawthon creatore del videogioco alla base del tutto, un sequel che propone un ulteriore discorso relativo alla maledizione del noto locale abbandonato dove l’attrazione principale era rappresentata dai suoi animali animatronici, divenuti poi vere e proprie creature assassine temute da chiunque.

E stavolta il plot prende avvio dalla sconcertante morte di una bambina uccisa nel 1982 proprio all’interno del primo locale della catena Freddy’s. Lasciatisi alle spalle la vicenda del pericoloso William Afton dal volto di Matthew Lillard, Mike e la sorellina Abby, ovvero Josh Hutcherson e Piper Rubio si vedono nuovamente coinvolti in fatti riguardanti i robot assassini; mentre anche Vanessa Afton alias Elizabeth Lail, figlia del folle e amica dei due, avverte questa pericolosa natura malefica.

Dopo un capostipite dall’inaspettato riscontro positivo al botteghino nonostante una resa artistica decisamente mediocre, Five nights at Freddy’s 2 avrebbe dovuto alzare almeno l’asticella del genere horror, indirizzandosi sempre ai giovani ma sconfinando magari nel raccapriccio. Invece, mantenendo la medesima qualità discutibile del primo film e accentuando la sensazione di incongruenza narrativa, si muove con fare piuttosto confuso e confusionario, gettando alle ortiche una storia di maledizioni e omicidi oltretutto penalizzata da ritmi soporiferi. Va bene che il pubblico di riferimento è quello dei più piccoli, ma il minimo che si poteva pretendere era una sceneggiatura che amalgamasse degnamente i vari argomenti trattati, soprattutto dopo l’indecisione narrativa che aveva caratterizzato il primo film.

Qui si alternano continuamente parentesi gratuite a personaggi tagliati con l’accetta, lasciando emergere quanto la scrittura di Cawthon sia approssimativa e poco ispirata, per nulla intenzionata ad uniformare un lungometraggio all’altezza della situazione. In Five nights at Freddy’s 2 ci si limita infatti a mostrare nuovi pupazzi animatronici in azione e a gettare nel mezzo new entry quali le partecipazioni irrilevanti dello Wayne Knight di Jurassic park e dello Skeet Ulrich che fece coppia in Scream proprio con il sopra menzionato Lillard. Niente di più, lasciando la porta aperta ad un terzo tassello che speriamo conduca finalmente il franchise nell’ambito dell’horror vero.