Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com Torino, 11 novembre 2025 – 21:00 CET – Flamexia, l’artista italiana che unisce rap, trap, pop e arrangiamenti orchestrali con un lyric writing profondo, si racconta in esclusiva per MondoSpettacolo. Iniziata a 15 anni con studi di musica e teatro a Torino, ha esordito nel 2018 con Disastro Impatto Destino, un album multi-genere. Ospite di radio, TV e Sanremo, ha pubblicato singoli come “Cattivissima Flamexia” (prod. Paolo Spagnolo) e “In Estasi” (Believe Music). Il suo nome d’arte – “Flame” per creatività, “Xia” per percorso personale – riflette un suono unico e autentico. In questa intervista, rivela ispirazioni, collaborazioni e progetti futuri. Guardiamola insieme e tuffatevi nella fotogalleria finale con i suoi momenti più iconici – un viaggio tra note, parole e passione!

Flamexia, artista che unisce rap, trap, pop e orchestre: come è nata la tua passione per la musica a 15 anni con studi di teatro e musica a Torino, e qual è stato il “momento” che ti ha fatto dire “questa è la mia strada”?

La passione per la musica è nata quando ero piccola. Ricordo alle elementari le prime lezioni di flauto, ero incantata dallo spartito, dalle note. Oltre questo, cantavo sempre, è produrre con la voce le melodie che sentivo era qualcosa di naturale. Ogni volta che cantavo mi sentivo felice, perdevo la cognizione del tempo. Così ho capito che la musica era la strada da seguire.

Il tuo nome d’arte – “Flame” per creatività, “Xia” per percorso personale: qual è il significato profondo dietro, e come influenza il tuo lyric writing autentico?

Volevo un nome d’arte che raggruppasse tutto il mio percorso nella musica, per questo ho deciso di unire “flame” (l’ultimo che mi era stato dato per carattere e aspetto) e xia (il primo con il quale ho firmato una mia canzone). Scrivere per me è sempre stata una necessità. Mettere in musica emozioni e sentimenti, trovare le giuste parole che si incastrassero alla perfezione. Sento il bisogno di cantare ciò che provo e ho sempre preferito farlo usando parole mie, non quelle scritte da altri.

Esordio con *Disastro Impatto Destino (2018): qual è il brano che ti rappresenta di più, e come hai abbattuto i confini di genere in un album multi-sfumature?*

Ink 2.6 è una canzone molto sentita, e che ad oggi rimane per me uno dei testi più personali. È forse l’amore impossibile che capita a tutti una volta nella vita. Abbattere i confini è stato molto semplice per me. Ho deciso di ignorarli. Le basi erano rap, trap, ma la mia voce cantava melodie pop, R&B, Soul. I confini nella musica sono come quelli tra gli stati: immaginari, inesistenti.

Collaborazioni come “Cattivissima Flamexia” con Jack the Smoker: qual è l’aneddoto più divertente da studio, e come scegli i produttori per il tuo suono unico?

Gli aneddoti divertenti sono tantissimi. Ricordo quando andai in studio da Jack, grandissimo professionista. Avevo preparato un testo molto irriverente. Quando iniziai a cantare, lui non si aspettava di certo un testo così crudo, ed essendoci molto frasi cattive verso i ragazzi, non sapevo come l’avrebbe presa. Lui rimase un paio di secondi in silenzio riflettendo.. e poi esordi con la frase: “Vabbè, qualcuno doveva pur dirlo” Fu molto divertente. Cerco di lavorare sempre persone talentuose che sentono dentro l’arte, professionisti e artisti ispirati.

Ospite di radio, TV e Sanremo: qual è il “momento” di diretta o intervista che ti ha fatto sentire più connessa al pubblico, e come gestisci l’empatia live?

Ad essere sincera ogni diretta televisiva e radiofonica è una grande emozione. Sento la connessione con il pubblico e quando canto live il mio cuore si riempie di gioia. Mi è capitato di abbracciare persone tra il pubblico perché emozionate, chiaccherare con loro. Aver modo di conoscere i propri fan è meraviglioso.

Singoli come “In Estasi” con Believe Music: qual è il messaggio centrale che vuoi trasmettere con testi che fondono emozione e libertà?

Io penso che la musica sia un mezzo potentissimo per trasmettere messaggi ed emozioni. Il mio scopo è proprio questo. Ogni canzone è un po’ una storia di vita in cui le persone possono ritrovarsi.

La tua visione “nella musica non esiste alcun limite”: qual è il genere o lo stile che sogni di esplorare di più, e come lo integri con il trip-hop?

Io sogno in grande, quindi ho moltissime idee musicali. Desidero esplorare e contaminare la mia arte con ogni genere.

Per le emergenti: qual è il consiglio per una ragazza che vuole unire teatro, musica e rap come te, per trovare la propria voce autentica?

Il primo consiglio è sicuramente quello di studiare e affidarsi a professionisti (persone che hanno studiato la musica e che possono davvero aiutare a crescere migliorare e trovare la propria identità musicale). Il secondo è quello di ascoltare tantissima musica di ogni genere, perché arricchisce l’anima e la mente, donando spunti per creare qualcosa di nuovo ed unico.

Progetti futuri: nuovi singoli, album o collaborazioni – cosa bolle in pentola per Flamexia, e come la tua evoluzione artistica ti guiderà?

Al momento sto lavorando a nuove canzoni, che non vedo l’ora di potervi far sentire. Testi personali e sound spaziali. Tenetevi pronti!

https://www.youtube.com/@Flamexia

Ultima, da un direttore a una fiamma creativa: se dovessi scegliere una tua “nota” da “incorniciare” per sempre – una che dice tutto di te – quale sarebbe, e cosa sussurrerebbe a chi l’ascolta?

La mia arte brucia e illumina. Non per vanità, ma per ricordarci che siamo vivi.

https://www.instagram.com/flamexia

di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Flamexia.

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